Diamo i numeri… operazione trasparenza
Il Bilancio, che verrà votato nel prossimo consiglio comunale del 14 maggio, è uno degli atti fondamentali della vita delle amministrazioni comunali. Ma è anche uno dei più complessi. Per facilitarne la comprensione ai cittadini e ottemperare a criteri di chiarezza e trasparenza, Sinistra Ecologia Libertà tenterà nel proprio sito http://www.selgallarate.it/ di spiegare con termini semplici cosa è il bilancio comunale, come viene definito, a quali vincoli deve sottostare, quali sono i suoi significati economici e sociali. Giacché il bilancio influisce sul vivere quotidiano dei cittadini: dai servizi sociali, alla scuola, alle opere pubbliche e politiche ambientali, alle opportunità economiche e culturali.
Cliccando sull’icona “Diamo i numeri. Operazione trasparenza” si accederà a vari articoli che provano a spiegare cos’è l’IMU, come si legge il bilancio di previsione, quali sono le proposte dell’amministrazione comunale.
Nell’impossibilità di realizzare nel primo anno di mandato il bilancio partecipato, vogliamo almeno che il bilancio 2012 sia trasparente e comprensibile. Una sorta di palestra per imparare insieme cos’è, come si struttura, come si legge un bilancio comunale. Per arrivare preparati, insieme, alla realizzazione l’anno prossimo di un bilancio davvero partecipato. Come il programma della coalizione afferma.
Sinistra Ecologia Libertà Gallarate
per andare direttamente alla lista degli articoli sul bilancio http://www.selgallarate.it/?cat=226
Fonti rinnovabili. Ruolo e opportunità: convegno 10 maggio
Mucci: nomina annullata
Correva l’anno 2010, si approssimava il Natale e sulla scrivania dell’ex sindaco Mucci arrivò il regalino di Formigoni: la nomina all’ASL di Sondrio. D’altra parte Nicola Mucci aveva già svolto due mandati in città e quindi non era rieleggibile alla carica di sindaco. Poco male se il mandato non era ancora finito: il dichiarato amore per la città svaniva di fronte a un posto con un gran bello stipendio. Un posto di nomina politica.
Dopo il TAR di Milano (nel novembre scorso), ora anche il consiglio di Stato giudica insufficienti i requisiti dell’ex sindaco gallaratese e annulla la nomina. Accogliendo il ricorso presentato da un altro candidato alla carica, il Consiglio di Stato, come prima il TAR, valuta che l’essere stato sindaco e prima amministratore della società di famiglia, formata da ben tre persone, non è condizione meritoria sufficiente per essere nominato direttore dell’asl. Ora Formigoni dovrà prenderne atto.
Per onor di memoria, Mucci non si dimise, ma tentò di mantenere entrambi gli incarichi. Arresosi all’incompatibilità, licenziò il vicesindaco Caravati, spostato d’imperio alla presidenza della 3SG (per la cui nomina, giova ricordarlo, prese degli emolumenti che non gli spettavano) e nominò un nuovo vicesindaco: Massimo Bossi.
oltre 2000 case sfitte
di SEL Gallarate www.selgallarate.it
Oltre 27.000 unità abitative per la residenza. Circa 24.500 ruoli TARSU emessi, la tassa sui rifiuti che si paga solo
se l’abitazione è occupata da proprietari o affittuari. Mettiamoci un po’ di furbi che evadono la TARSU, un po’ di affitti in nero. Sommiamo le abitazioni in costruzione o comunque già autorizzate dalla precedente amministrazione (circa 200 alloggi per 987 abitanti teorici) e tiriamo una linea. Il risultato è ben oltre 2000 case sfitte, come ha illustrato l’assessore all’urbanistica.
Un numero di case in grado di accogliere ben oltre i circa 2600 abitanti teorici che il PGT in vigore sostiene arriveranno a chiedere dimora a Gallarate.
Un numero non preciso, frutto di una ricerca e di una volontà di partire, nell’elaborare la variante del PGT, da una conoscenza di quel che già c’è e che resta inutilizzato. Per evitare di costruire inutilmente, di sprecare suolo e ambiente inutilmente. Lo avevamo chiesto alla passata amministrazione: facciamo un censimento delle case sfitte e da lì capiamo se davvero serve ancora costruire. Ci avevano risposto che non era possibile avere un dato. L’amministrazione attuale ha dimostrato che invece era ed è possibile.
La conseguenza è che non serve costruire altra residenza, non servono altri palazzoni. Serve invece che l’edilizia si riqualifichi nella ristrutturazione e nel miglioramento dell’esistente. E’ questo l’ambito di intervento che potrà garantire ai lavoratori edili un futuro vero, non una mera sopravvivenza per forse qualche altro annetto prima di essere completamente travolti dalla crisi della sovrabbondanza del mattone. E’ questa la sfida che gli architetti devono sapere coraggiosamente cogliere. E’ questa la strada da imboccare: basta speculazioni in favore di un’economia più sana e ambientalmente sostenibile.
Oggi è il tempo di fare le scelte necessarie. Oggi è possibile immaginare e realizzare una città che sappia risparmiare suolo non già urbanizzato, che permetta di costruire solo sul dismesso, che curi il proprio territorio, che costruisca bellezza e vivibilità.
P.S. qui http://vendesigallarate.wordpress.com/ il censimento dal basso che avevamo fatto insieme nel 2010
femminicidio: mai più complici
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla.
Mai più complici: la petizione al link http://www.senonoraquando.eu/petizione.html
Emergenza casa: una proposta articolata
La mancanza di case per le persone meno abbienti non è una novità: se nel 2005 erano 450 le domande per case a canone sociale, già nel 2006, coi primi accenni di crisi, salivano a 538, superavano le 600 domande a partire dal 2007, per arrivare alle attuali quasi 700. Parimenti crescevano gli sfratti esecutivi, dal 2010 in modo particolare: gente che aveva sempre pagato l’affitto o che aveva contratto un mutuo facendo conto su uno stipendio venuto a mancare. Nel 2009 erano stati “solo” 15 gli sfratti e il Comune era riuscito per tutti a trovare una sistemazione. Nel 2010 diventavano 65 e per solo 10 famiglie il Comune aveva trovato una soluzione. Troppe poche le abitazioni di emergenza, 11 per tutta Gallarate. Quasi 700 persone che non possono permettersi un affitto di mercato e nemmeno un affitto calmierato. Certo con l’immigrazione, è cresciuto il numero di richiedenti stranieri, che sono però penalizzati nell’assegnazione (e comunque per fare richiesta di casa popolare bisogna essere residenti da almeno 5 anni). La maggior parte delle richieste proviene da persone singole, con un’unica unità nel nucleo familiare: il dato è abbastanza stabile negli anni e rappresenta circa il 30%. Oltre il 20% le richieste di nuclei con 2 unità, dato ugualmente stabile negli anni. 700 persone: un numero che pare enorme, ma che alla fine rappresenta il 3% della popolazione gallaratese. Un dato che potrebbe essere diverso se negli ultimi 10 anni si fosse pensato con maggiore attenzione alle famiglie più povere: possibile che in una città dove si sono costruiti dall’anno 2000 un tremila alloggi residenziali, solo 115 siano di edilizia residenziale pubblica (20 in via Calcaterra, 39 in via Torino, 24 in via Bottini, 12 in via Maino, 20 in via Monte Leone)? Se la domanda di case non è nuova, di nuovo c’è che l’assessora ai servizi sociali, Margherita Silvestrini, stia ricercando una soluzione. Il progetto si sviluppa su un percorso: una Casa di prima accoglienza come soluzione temporanea per l’emergenza abitativa. Già individuato l’immobile: in via Ferraris, nei pressi del Comando della Polizia Locale. Alloggi – ponte come potenziamento dell’offerta di locazione transitoria alle famiglie sfrattate mentre si cercano soluzioni di autonomia nel mercato privato o nell’edilizia popolare. Agenzia per la casa per favorire l’emersione del patrimonio immobiliare sfitto e attivare contratti a canone moderato, con protocolli di intesa tra Amministrazione comunale, rappresentanze dei proprietari, organizzazioni dei sindacati degli inquilini, agenzie immobiliari, ACLI, Caritas e associazioni del Terzo Settore: l’Agenzia si propone come intermediario tra domanda e offerta per gli utenti più in difficoltà, contribuendo a cercare soluzioni abitative adeguate alle possibilità economiche dei potenziali affittuari, offrendo garanzie e/o incentivi ai proprietari. Aumento dell’offerta abitativa a canone sociale e ristrutturazione dell’esistente, intervento necessario per l’inadeguatezza dell’offerta rispetto alla richiesta, per il basso turn-over delle risorse abitative e le condizioni fatiscenti di alcuni edifici. Fra le modalità operative per concretizzare il progetto figurano le sinergie con le realtà che già operano sul tema, un’azione informativa e di sensibilizzazione rivolta alla cittadinanza, il dialogo con i proprietari di immobili e il tutoraggio sociale da parte di tecnici e volontari qualificati. Evitando di rafforzare o costruire zone ghettizzanti che ledono la dignità delle persone e impediscono la fuoriuscita dalla situazione di disagio (un po’ quello che fa l’attuale PGT approvato dal centrodestra che individua le aree ERP ai margini della città, presso altre zone di edilizia popolare, adiacenti ad aree destinate dallo stesso PGT a sviluppo industriale e contigue alla ferrovia e all’autostrada o attraversate da un elettrodotto). Meglio la proposta dell’attuale amministrazione di prevedere piccoli insediamenti da collocare nelle aree di trasformazione.


