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Solidarietà a Saviano. Le mafie sono anche a Gallarate. Comunicazione in consiglio comunale

18 aprile 2010

A costo di fare cattiva pubblicità all’Italia, alla Lombardia, alla provincia di Varese e a Gallarate, intendo parlare della presenza delle mafie nel nostro territorio. In solidarietà a Roberto Saviano, vergognosamente attaccato da Berlusconi, a chi come lui ha dovuto rinunciare a una vita libera per il proprio impegno contro le mafie, alle tante vittime delle mafie: Peppino Impastato, il giornalista Giuseppe Fava, il magistrato Bruno Caccia,  l’imprenditore Giuseppe Mangano, Carmelo Janni ucciso perché collaborò con la polizia nell’arresto di boss mafiosi, Giorgio Ambrosoli, Falcone, Borsellino, gli agenti di scorta, l’agente di polizia Antonio Agostino e la moglie Ida Castellucci su cui omicidi ancora vige un segreto di stato che impedisce di fare giustizia e tanti altri. Perché sono più di 2500 le vittime delle mafie negli ultimi 10 anni, 155 le vittime casuali, coloro che si trovavano nel posto sbagliato nel momento sbagliato; fra essi 37 bambini e adolescenti.

E la Lombardia, la provincia di Varese, la stessa Gallarate non sono immuni dalla presenza di Camorra e ‘ndrangheta. Con gli arresti nella nostra città nel 2006, quando vennero sequestrate anche due società immobiliari, agli spari del maggio 2009, ai recenti arresti nella vicina Lonate Pozzolo, con il sequestro di 20milioni di euro fra conti correnti e case, bar, ristoranti, negozi sparsi nella provincia, la nostra provincia. Con la Commissione Parlamentare antimafia che denuncia da tempo la presenza in Lombardia, soprattutto intorno allo scalo di Malpensa, un rafforzamento della criminalità organizzata, nel mercato della droga e dell’edilizia.

Denunciare la presenza e le infiltrazioni mafiose non è fare cattiva pubblicità al proprio territorio. E’ il primo atto per chiedere legalità e giustizia. E’ il primo passo per combattere la criminalità organizzata, per irrigidire i controlli su appalti e subappalti. Al contrario il tentativo di sminuirne la forza e la presenza è sintomo di un pericoloso disimpegno nella lotta alle mafie, lasciando aperte le porte a possibili e, da quel che dicono i procuratori e i processi, già attuali infiltrazioni nelle istituzioni.

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