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Lotta ai poveri, anziché lotta alla povertà

5 giugno 2010

La crisi c’è, crisi economica e crisi sociale. E si fa sentire. Dopo avere perso tempo a negare l’evidente, a rassicurare che tutto andava bene, ora anche il centrodestra gallaratese prende atto della situazione. Ma le risposte che cerca di dare sono paradossali.

Di fronte a una crescita esponenziale delle richieste di aiuto non solo economico, iniziata già nel secondo semestre del 2009, di fronte al moltiplicarsi degli sfratti (era del febbraio scorso il grido di allarme, inascoltato, di Acli e Caritas) che da gennaio sono già 25, contro i 15 del 2009, l’amministrazione stanzia 200.000 euro, una goccia nel mare della povertà e del bisogno. E non rinnova il capitolo per il sostegno a chi non riesce a pagare il mutuo, perché poco utilizzato l’anno scorso, non a caso forse, visto la scarsa pubblicizzazione dello stesso anche presso le associazioni di volontariato che pure sono in prima linea nel prestare aiuti ai cittadini in difficoltà.

Nel frattempo aumenta la tassa sui rifiuti, aumenta il costo delle mense scolastiche (propriamente accanendosi con le famiglie più povere), procede nel volere sfrattare inquilini delle case popolari e degli alloggi di emergenza. Vuole anche buttare in mezzo alla strada una settantina di famiglie di Sinti, per evidenti ragioni elettorali, non certo per necessità, creando nuove emergenze quando davvero non ce ne sarebbe esigenza, consigliando loro di richiedere delle case popolari che non ci sono.

Decide di abbandonare al loro destino chi già si era rivolto ai servizi sociali, lasciandoli alla mercé della completa marginalizzazione sociale e lavorativa. Esclude dagli aiuti la stragrande maggioranza degli stranieri, invitandoli a mettere in discussione il proprio progetto migratorio (cioè, in parole semplici, invitandoli a tornarsene a casa loro… e pazienza se abitano a Gallarate da anni, se i loro figli sono nati in città, se hanno contribuito, finché il lavoro c’è stato, allo sviluppo della nostra città).

Prende la scusa dei “furbetti”, leit motiv costante di ogni scelta antisociale dell’Amministrazione. Anziché promuovere i giusti controlli per evitare che evasori fiscali benestanti rubino altri soldi pubblici, decide di colpire nel mucchio, indistintamente. Proclamando una lotta ai poveri, anziché alla povertà. Lo fa non per incompetenza, ma per scelta consapevole: sceglie in modo chiaro da che parte stare. Dalle parte di chi ha il SUV, di chi ha potere economico, di chi – lecitamente o meno – ha i soldi.

La città, anche da un punto di vista urbanistico, che il centrodestra ha disegnato e continua a progettare, non è d’altra parte lo specchio di questa scelta?

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