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Una città per le persone, non per le società immobiliari

12 luglio 2010

Per una volta, sono d’accordo con l’assessore all’urbanistica Massimo Bossi: a Gallarate mancano case popolari e case da affittare a prezzi compatibili con i salari di questi anni. Le liste d’attesa per le case popolari crescono ogni anno, con oltre 500 cittadini aventi diritto che restano esclusi da ogni assegnazione. E che si devono arrangiare. E con un bisogno reale che è certo superiore, dato che diverse famiglie, pur coi requisiti, sapendo dell’inutilità della domanda, neanche la presentano.

E poi ci sono le condizioni delle case comunali, che con la scarsa se non assente manutenzione, cadono talvolta propriamente a pezzi. Per non parlare dell’eternit che resta dov’è, con buona pace dei residenti e della loro salute in pericolo.

Ma la soluzione può essere costruire edilizia popolare in grandi casermoni, alla periferia della città, nei pressi di zone già ad alta edificazione popolare?

Crediamo che l’integrazione fra persone di diversa cultura, provenienza o estrazione sociale si promuova prima di tutto con un’idea urbanistica della città che evita di marginalizzare i più poveri, chi ha dei disagi, chi ha meno strumenti di altri per fare valere i propri diritti. E che invece sappia sostituire quartieri o palazzoni ghetto con una città socialmente eterogenea, capace di confrontarsi e di arricchirsi con le diversità. Diversità di pelle, di cultura o semplicemente di salario.

Allora a chi serve l’ennesima colata di cemento per l’edilizia popolare sulle poche aree verdi rimaste? Forse l’amministrazione dovrebbe avere un po’ più di coraggio e uno sguardo di più lungo respiro e progettare un’edilizia popolare diffusa. Perché non investire nell’acquistare alcuni dei tanti appartamenti sfitti (il cui numero sarebbe in grado di soddisfare sia il bisogno di case popolari sia l’aumento di residenza pronosticata dal PGT)? Perché non cominciare a chiedere a chi vuole costruire ancora in città di destinare alcuni appartamenti del complesso al comune, perché li utilizzi come calmiere o come alloggi d’emergenza? Cominciamo a farlo coi progetti oggi in discussione, col recente piano di via Manzoni e con quello di piazza San Lorenzo. O col piano particolareggiato di via Cantoni: in questo progetto per esempio la società edificatrice dovrà, ovviamente a scomputo degli oneri dovuti, provvedere a realizzare una nuova rotatoria in largo Boito e a illuminarne la nuova fontana. Forse è ora di accorgersi che i cittadini di Gallarate hanno altri bisogni che non l’ennesima fontana. Se dei cittadini e delle cittadine vogliamo occuparci.

Se invece sono gli interessi delle società immobiliare a stare a cuore, allora proseguiamo pure sulla strada tracciata.

 

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