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edilizia popolare:il pgt propone un’idea classista della città!

8 settembre 2010

Molti cittadini gallaratesi hanno difficoltà a trovare un’idonea abitazione, nonostante la grande quantità di appartamenti costruiti e in costruzione. Da tempo il costo per l’acquisto e per l’affitto è fuori dalla portata di molte persone e molte famiglie. A ogni bando, sono oltre 500 le famiglie che possiedono i requisiti per l’assegnazione di una casa popolare, ma solo una parte infinitesimale delle domande viene soddisfatta. La diffusione della precarietà e la crisi economica, che non ha risparmiato Gallarate, hanno ulteriormente aggravato la situazione: da uno stato di allarme si è passati a una vera e propria emergenza.

Il Piano del Governo del Territorio (PGT) individua 4 aree per l’edilizia economica popolare. Si tratta di aree attualmente verdi, in spazi periferici della città, presso altre zone di edilizia popolare, adiacenti ad aree destinate dallo stesso PGT a sviluppo industriale e della logistica. 

Si prosegue nel perpetrare le scelte edilizie degli anni ‘70 e ’80, che hanno mostrato tutta la propria inadeguatezza, costruendo palazzoni enormi dove alloggiare tutte le persone svantaggiate. Aggiungendo allo svantaggio economico anche la marginalizzazione sociale. E’ una visione classista dell’urbanistica e della città: chi ha i soldi vivrà in centro, in zone pedonali a cui naturalmente potrà accedere in auto in qualità di residente, con offerte culturali a portata di mano e di portafoglio, servizi e negozi di vicinato; chi è povero starà ai margini, nei quartieri periferici che più subiscono i tagli di bilancio, distante dai servizi e dagli occhi dei “signori”, in ambienti architettonicamente poveri e degradati, nel caldo estivo del cemento e nel freddo invernale delle strade mal spazzate dalla neve.

Una delle aree destinate a Peep è pure attraversata da un elettrodotto. In un’epoca dove ormai si conoscono i rischi per la salute dovute all’esposizione a inquinamento elettromagnetico, si crede forse che la vita delle persone con difficoltà economiche vada meno tutelata e sia di minor valore?

L’identificazione di tali aree, inoltre, non determina automaticamente la reale costruzione delle case popolari: dipenderà dalla presenza (o assenza) di contributi statali, dai destini delle aree di trasformazione del PGT, di quanto i privati vorranno investire nel settore. Mentre il bisogno di un alloggio è per molti un bisogno immediato, un’esigenza concreta che chiede una rapida soddisfazione, le scelte del PGT rimandano a un dopodomani ghettizzante e neppure certo.

Quattro le proposte per dare più efficacia al PGT nella sua volontà di affrontare il tema edilizia popolare. Efficacia sia in termini di una più celere e realistica costruzione di alloggi popolari, sia in termini di integrazione sociale e lotta alla marginalizzazione.

  1. Individuare un maggior numero di aree Peep di minori dimensioni nelle aree dismesse già indicate dal PGT come aree di trasformazione con destinazione residenziale ammessa, da destinare alla costruzione di edifici di medie dimensioni (8/10 appartamenti).
  2. Per ogni nuova costruzione includente il residenziale, prevedere la destinazione di almeno il 15% della volumetria totale da edificare ad appartamenti da cedere al Comune, anche tramite convenzione.
  3. Prevedere e incentivare la possibilità di cedere al Comune immobili inutilizzati presenti nel territorio comunale, anche in detrazione a oneri di urbanizzazione.
  4. Elaborare un piano di recupero per le case popolari esistenti, a partire dall’urgente necessità di eliminare l’amianto ancora presente negli edifici, anche in detrazione di oneri di urbanizzazione.

Le aree oggi verdi previste come nuove zone Peep potrebbero in questo modo essere risparmiate dalla cementificazione ed essere destinate a verde pubblico, contribuendo alla necessaria riqualificazione ambientale della città.

 Si ritiene inoltre discriminante, oltre che di dubbia legittimità, il divieto agli stranieri di accedere all’assegnazione di case popolari se non residenti da 10 anni in Italia o da 5 nella stessa regione. Peraltro si fa notare che i tempi di attesa per un’assegnazione sono tali, per gli italiani come per gli stranieri, da rendere ben superiore il periodo di residenza necessario.

La difficoltà che oggi l’Amministrazione sconta nelle politiche per la casa non può essere superata con divieti discriminanti ed elettoralistici, che tentano di creare contrapposizione fra persone ugualmente bisognose. Quel che serve è una decisa volontà a investire nell’edilizia popolare di nuova generazione, capace di superare i problemi incontrati nelle politiche edificatorie dei decenni precedenti, anche a costo di rinunciare a qualche opera certo più bella ma sicuramente meno utile alla città e ai suoi cittadini.

 

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