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Un centro di riciclaggio in zona di esondazione?

10 novembre 2011

La Ricicleco Srl è la società che gestisce l’impianto di riciclaggio dei rifiuti provenienti dalla manutenzione del verde pubblico e privato situato sul confine fra Gallarate e Cassano Magnago, nella zona di Sciaré. Su un’area oggi di 12.810 metri quadrati, raccoglie 26.000 tonnellate annue di  verde, 8.000 delle quali destinate al compostaggio e 18.000 alla triturazione e vagliatura.

A settembre ha depositato una richiesta di “valutazione di assoggettabilità alla VIA regionale”, su cui ha competenza la Provincia di Varese, presentando un progetto di ampliamento del centro esistente al fine di incrementare la quantità di trattamento dei rifiuti, inserendo una nuova linea di trattamento della FORSU, cioè la frazione organica dei rifiuti solidi urbani, congiuntamente al ritiro di rifiuti speciali non pericolosi provenienti da attività agricole e agro-industriali, da lavorazioni industriali e artigianali, da attività commerciali e attività di servizio. Si tratta di un progetto che mira a gestire circa 37.000 t/a (tonnellate/anno) di rifiuti organici, circa il 70% della quantità complessivamente prodotta in provincia di Varese. A cui aggiungere 10.000 t/a di rifiuti da scarti delle manutenzione del verde. Col fine di produrre compost e, col biogas che si genera nella decomposizione dei rifiuti organici, attivare una linea di cogenerazione che produca calore ed energia sopratutto ad uso interno. Stante che la raccolta differenziata è un elemento indispensabile per gestire in modo più sostenibile la difficile tematica dei rifiuti (unitamente all’obiettivo ancora lontano di diminuire i rifiuti prodotti) e che quindi è necessario realizzare centri di riciclaggio, l’ubicazione e l’ampiezza del progetto hanno destato diverse preoccupazioni, che hanno spinto l’amministrazione comunale ad approfondire i possibili effetti sulla città dell’ampliamento del centro.

Primo importante elemento di preoccupazione è la scelta della posizione,  in un’area di fascia B di esondazione del Rile e del Tenore. L’area di esondazione è già stata in questi anni erosa e l’ormai definito intervento di collegamento con la Pedemontana la ridurrà pericolosamente ancor di più. La tragedia ligure di questi giorni dovrebbe insegnarci almeno la cautela. Inoltre il progetto prevede la costruzione di varie opere edilizie: un capannone di oltre 4.000 m², una tettoia tamponata di 1380 m², una tettoia aperta pavimentata di 575 m², due cilindri per la digestione anaerobica con diametro di 12 m  e 20 metri di altezza, un gasometro, area di deposito pavimentata… Il tutto in area di esondazione oggi verde.

Da analizzare con attenzione anche la questione viabilità: lo studio sottovaluta la problematica, considerandola ininfluente al punto da non ritenere necessarie neppure opere compensative. Ma per il traffico cittadino e dell’area, data la quantità di rifiuti che si intendono raccogliere non sarà invece indifferente.

Preoccupa anche il problema degli odori, problema già oggi presente. Negli anni ci sono state varie segnalazioni di cittadini gallaratesi (e cassanesi) certificate dalla nostra polizia urbana. A seguito di interventi dell’ARPA, la RICICLECO ha ricevuto varie diffide dalla provincia. E’ vero che l’impresa nel progetto sostiene che con l’intervento il problema verrà risolto, ma è utile avere qualcosa in più che generiche rassicurazioni. Tanto più che l’impianto non ha brillato in questi anni nell’ottemperare in modo rigoroso agli obblighi previsti. Infine anche il rumore generato non è da sottovalutare: già nel gennaio 2010 il Comune di Gallarate ha previsto degli interventi di risanamento acustico dell’impianto, senza che l’impresa comunicasse all’ente l’avvenuta realizzazione della bonifica acustica. 

 Attualmente la procedura di assoggettabilità a VIA è sospesa perché la Provincia ha chiesto a RICICLECO l’invio di documentazione aggiuntiva entro il 19 novembre prossimo. Nel frattempo l’ufficio e l’assessorato ecologia del comune si sono attivati per segnalare alla Provincia le criticità rilevate, sottolineare il non ricevimento dello studio di compatibilità idraullica, chiedendo una conferenza di servizi preliminare.

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