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PM10. Che fare?

6 dicembre 2011

Dopo 3 settimane in cui il PM10 ha, anche nella nostra città, superato la soglia limite, finalmente oggi è sceso. Anche se il limite rimane molto vicino. E la possibilità che nuovamente venga superato resta un timore reale.

In questa situazione la Regione Lombardia ha brillato per l’assenza di iniziativa, mentre proprio un intervento coordinato su un territorio ampio era ed è necessario. D’altra parte negli ultimi giorni il Governatore Formigoni era in altro affaccendato, impegnato a difendersi dopo l’arresto del vicepresidente del Consiglio regionale. Per una brutta faccenda di rifiuti spalmati sulle strade. Che la dice lunga sulla sensibilità ambientale della maggioranza regionale.

In mancanza di un’azione a livello più ampio, le possibilità per l’amministrazione comunale di intervenire efficacemente e ottenere un risultato immediato sono davvero poche. Bloccare il traffico sulle vie cittadine, dovendo mantenere percorribili le vie di collegamento (che per Gallarate significa gran parte delle strade che, con l’attuale viabilità, giungono in pieno centro: il Sempione verso Busto e Somma, la SS336, la Varesina…) avrebbe significato imporre un sacrificio senza ottenere in cambio alcunché. Abbiamo preferito chiedere ai cittadini di ridurre al necessario l’uso dell’automobile, preferire forme altre di mobilità, spegnere il motore quando si sosta in attesa di un accompagnatore. E di ridurre la temperatura del riscaldamento, attuando misure per evitare la dispersione del calore. Dando disposizioni, oltre una settimana fa, affinché negli edifici comunali la temperatura venisse ridotta di almeno un grado. Una goccia nel mare, forse, che segnala più un’attenzione al problema, una volontà a non sottovalutarlo, che non una reale possibilità di porvi rimedio.

Ma nella situazione data con un inquinamento diffuso che ogni anno si ripropone come emergenza (il che è un gran paradosso), non ci sono veloci scorciatoie. Serve una programmazione seria e a medio-lungo periodo. Che inizi a incrementare, anziché continuamente ridurre, la presenza di piante e spazi erbosi (che aiutano a fare depositare il PM10). Che promuova interventi di coibentazione e di risparmio energetico, a partire dagli edifici pubblici. Che inizi anche a rendere praticabile una mobilità sostenibile, sia facendo crescere il numero degli utenti del trasporto pubblico sia promuovendo nuove forme collettive di trasporto (carpooling, taxi collettivo…). Che inizi però anche a dire che bisognerà abituarsi a lasciare ogni tanto a casa la macchina. Uscendo dal falso luogo comune che con l’auto si fa prima, visto il tempo che perdiamo imbottigliati nel traffico o a caccia di un parcheggio. E fare posto alle biciclette e ai pedoni. Sì perché se davvero vogliamo le piste o le corsie ciclabili, bisognerà scegliere di togliere dei parcheggi laterali ad alcune vie, smetterla di costruire parcheggi in pieno centro che attirano le auto, trasformare le strade a doppia corsia, controllare la velocità delle auto (che altrimenti chi farebbe uscire un ragazzino in bicicletta per andare a scuola o dalle amiche?). Scegliere insomma di fare la fatica di cambiare brutte abitudini consolidate, per respirare meglio. E vivere meglio. O scegliere, altrimenti, di continuare ogni anno a non risolvere l’emergenza delle polveri sottili.  

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