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Emergenza casa: una proposta articolata

29 aprile 2012

La mancanza di case per le persone meno abbienti non è una novità: se nel 2005 erano 450 le domande per case a canone sociale, già nel 2006, coi primi accenni di crisi, salivano a 538, superavano le 600 domande a partire dal 2007, per arrivare alle attuali quasi 700. Parimenti crescevano gli sfratti esecutivi, dal 2010 in modo particolare: gente che aveva sempre pagato l’affitto o che aveva contratto un mutuo facendo conto su uno stipendio venuto a mancare. Nel 2009 erano stati “solo” 15 gli sfratti e il Comune era riuscito per tutti a trovare una sistemazione. Nel 2010 diventavano 65 e per solo 10 famiglie il Comune aveva trovato una soluzione. Troppe poche le abitazioni di emergenza, 11 per tutta Gallarate. Quasi 700 persone che non possono permettersi un affitto di mercato e nemmeno un affitto calmierato. Certo con l’immigrazione, è cresciuto il numero di richiedenti stranieri, che sono però penalizzati nell’assegnazione (e comunque per fare richiesta di casa popolare bisogna essere residenti da almeno 5 anni). La maggior parte delle richieste proviene da persone singole, con un’unica unità nel nucleo familiare: il dato è abbastanza stabile negli anni e rappresenta circa il 30%. Oltre il 20% le richieste di nuclei con 2 unità, dato ugualmente stabile negli anni. 700 persone: un numero che pare enorme, ma che alla fine rappresenta il 3% della popolazione gallaratese. Un dato che potrebbe essere diverso se negli ultimi 10 anni si fosse pensato con maggiore attenzione alle famiglie più povere: possibile che in una città dove si sono costruiti dall’anno 2000 un tremila alloggi residenziali, solo 115 siano di edilizia residenziale pubblica (20 in via Calcaterra, 39 in via Torino, 24 in via Bottini, 12 in via Maino, 20 in via Monte Leone)? Se la domanda di case non è nuova, di nuovo c’è che l’assessora ai servizi sociali, Margherita Silvestrini, stia ricercando una soluzione. Il progetto si sviluppa su un percorso: una Casa di prima accoglienza come soluzione temporanea per l’emergenza abitativa. Già individuato l’immobile: in via Ferraris, nei pressi del Comando della Polizia Locale. Alloggi – ponte come potenziamento dell’offerta di locazione transitoria alle famiglie sfrattate mentre si cercano soluzioni di autonomia nel mercato privato o nell’edilizia popolare. Agenzia per la casa per favorire l’emersione del patrimonio immobiliare sfitto e attivare contratti a canone moderato, con protocolli di intesa tra Amministrazione comunale, rappresentanze dei proprietari, organizzazioni dei sindacati degli inquilini, agenzie immobiliari, ACLI, Caritas e associazioni del Terzo Settore: l’Agenzia si propone come intermediario tra domanda e offerta per gli utenti più in difficoltà, contribuendo a cercare soluzioni abitative adeguate alle possibilità economiche dei potenziali affittuari, offrendo garanzie e/o incentivi ai proprietari. Aumento dell’offerta abitativa a canone sociale e ristrutturazione dell’esistente, intervento necessario per l’inadeguatezza dell’offerta rispetto alla richiesta, per il basso turn-over delle risorse abitative e le condizioni fatiscenti di alcuni edifici. Fra le modalità operative per concretizzare il progetto figurano le sinergie con le realtà che già operano sul tema, un’azione informativa e di sensibilizzazione rivolta alla cittadinanza, il dialogo con i proprietari di immobili e il tutoraggio sociale da parte di tecnici e volontari qualificati. Evitando di rafforzare o costruire zone ghettizzanti che ledono la dignità delle persone e impediscono la fuoriuscita dalla situazione di disagio (un po’ quello che fa l’attuale PGT approvato dal centrodestra che individua le aree ERP ai margini della città, presso altre zone di edilizia popolare, adiacenti ad aree destinate dallo stesso PGT a sviluppo industriale e contigue alla ferrovia e all’autostrada o attraversate da un elettrodotto). Meglio la proposta dell’attuale amministrazione di prevedere piccoli insediamenti da collocare nelle aree di trasformazione.

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