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Costruire sul costruito e difendere gli spazi verdi: la gente c’è, la politica?

6 luglio 2012

La discussione sulle aree verdi intorno alla SS336, così come sull’abbattimento dell’area Cantoni per fare posto alla torre di 22 piani, ha un merito: quello di avere reso evidente il cambio di paradigma rispetto alla cementificazione della città.

Quando nel non lontano luglio 2010, Massimo Bossi, allora assessore all’urbanistica, aggiornò sull’evolversi del progetto della Cantoni, chi come me saltò sulla sedia a sentire tutte quelle volumetrie, venne additato come chi ostacolava il progresso e lo sviluppo. Quando venne presentato il PGT con tutta l’edificazione prevista, le nuove medie distribuzioni e il milione di metri cubi abbondante nell’area della 336 con tanto di ospedale unico a sud, chi si oppose venne indicato come chi sarebbe andato in giro ancora a cavallo. Oggi, finalmente anche a Gallarate, ci si rende diffusamente conto che lo sviluppo non si raggiunge col calcestruzzo, che anzi l’eccessiva cementificazione ha danneggiato la città e le sue potenzialità. Oltre che peggiorare la qualità della vita degli abitanti. E, questo è bene non dimenticarlo, consolidando una gestione del territorio che, secondo la magistratura, era fatta anche di corruzione e illeciti. 

Con questo cambio di paradigma si può guardare al passato e a quel che si è fatto. Si può continuare a palleggiarsi accuse reciproche. Si può continuare con una politica e una informazione tutta rivolta all’indietro. A me interessa di più guardare al futuro e con questo cambio di paradigma affrontare la variante al PGT che l’amministrazione sta realizzando. Credo che i cittadini di oggi e di domani abbiano lo stesso interesse.

I dati sul costruito per la residenza forniti dall’attuale assessore all’urbanistica, Angelo Senaldi, segnalano come siano già state innalzate case per ben oltre l’aspettativa di crescita della popolazione gallaratese dei prossimi 5 anni. Tali dati devono essere completati anche dalla quantificazione dell’inutilizzato per terziario, produttivo, commerciale e direzionale. E da dati oggettivi capire se, ed eventualmente quanto, serve ancora costruire. La percezione comune è che anche in questi ambiti, già oggi, tanto resti vuoto.

I cittadini diffusamente hanno iniziato a chiedere una città che rivitalizzi e migliori quel che già è costruito, senza andare a occupare nuovi spazi non urbanizzati. Specialmente là dove, intorno alla SS336, questi spazi sono ampi e significativi.  Il cambio di paradigma, come spesso avviene, si è realizzato prima fra le persone. Tocca ora alla politica fare il salto. Ci sono tutte le condizioni ambientali e sociali per cambiare il PGT perché non si consumi suolo non urbanizzato. Bisogna crearne le condizioni politiche. Farlo con un dibattito pubblico che permetta una discussione aperta e partecipata, che metta a confronto le proposte e le buone esperienze già realizzate altrove, che consenta ai cittadini di divenire parte attiva nella progettazione della città che vivono.

Sono convinta che l’amministrazione comunale ne abbia la volontà e la capacità. Per agire nel presente e riprendere a guardare al futuro. E per migliorarlo rispetto al presente.

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2 commenti leave one →
  1. Mario permalink
    8 luglio 2012 10:06

    Una civiltà più avanzata la si raggiunge anche rispettando l’ambiente in cui si vive:noi l’abbiamo sempre detto, ora tocca alla politica nelle istituzioni concretizzare queste lecite
    aspettative.

  2. rosy di mauro permalink
    12 settembre 2012 13:14

    GIOVANISSIMA, ALLA NASCITA DELLA MIA LA PASSIONE AMBIENTALE IL MOTTO COMUNE DEGLI AMBIENTALISTI ERA ” LASCIAMO LA TERRA COME L’ABBIAMO TROVATA” .
    DA ANNI IMPEGNATA ORMAI PER “LASCIAMO LA TERRA MEGLIO DI COME L’ABBIAMO TROVATA”, NON RICORDO UNA/O COMPAGNA/O DI VIAGGIO”.
    DALLA DATA DELLA VARIANTE URBANISTICA S/S336 SOLA A SOSTENERE SCRIVERE E PROPORRE, S E M P R E E S O L T A N T O “OPZIONE ZERO”.

    ORA CHE SIETE SEDUTI A FIANCO DEL REALIZZATORE DI QUELLA VARIANTE, ………..INFINITI E MAI COSI’ FORTEMENTE SINCERI A U G U R I

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