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Gallarate stia con l’acqua pubblica

3 ottobre 2012

Il 4 ottobre ci sarà un nuovo incontro in Provincia di Varese per decidere le sorti della gestione dell’acqua. Nuovamente il Presidente della Provincia Dario Galli ha chiamato al confronto solo i sindaci di Varese, Gallarate, Busto Arsizio e Saronno. Gli altri 137 comuni restano fuori.

Ha fretta Dario Galli: vuole decidere la forma di gestione dell’acqua entro la fine dell’anno. Vuole una SpA a totale capitale pubblico. Per iniziare. Con il Comune di Varese che resta fuori perché per entrare dovrebbe prima ricomprare le quote a suo tempo vendute ad A2A: una spesa non sostenibile. E probabilmente una spesa persino inutile, visto che è ormai palese il progetto di iniziare con l’intero capitale pubblico per poi aprirsi al privato. Basterà fare entrare Varese e per A2A il gioco sarà fatto. Da lì alla costruenda multiutility del nord la strada diventa breve.

E così, quasi senza accorgersene, la nostra acqua diventerà privata. Non cambierà il sapore, certo. Forse i controlli saranno meno severi, forse ci sarà meno trasparenza. Sicuramente la pagheremo cara e più cara (con bollette già cresciute del 65% dal 2002 a fine 2010): aumento dei costi dei servizi per i cittadini, peggioramento delle condizioni dei lavoratori del settore, azzeramento degli investimenti in nuove reti, impianti e tecnologie, spreco di risorse naturali. E una drastica riduzione degli spazi di democrazia e partecipazione.

In barba a chi ha votato e vinto il referendum per una gestione pubblica e partecipata del servizio idrico.

Allora ci rivolgiamo al nostro Sindaco: perché porti in Provincia la voce di chi ha votato al referendum per l’acqua pubblica, perché fermi il progetto di Galli, perché chieda il coinvolgimento di tutti i comuni della provincia, perché sostenga l’azienda speciale consortile, forma di gestione che consentirà davvero il mantenimento dell’acqua pubblica. La sentenza della Corte Costituzionale del luglio scorso dice chiaro che si può fare.

Gli oltre 18.000 gallaratesi che hanno messo una croce sul sì al referendum (6.000 di più di quelli che al ballottaggio ci hanno scelto per governare la città) dicono chiaro che si deve fare.

Allora ci rivolgiamo al PD gallaratese, che con noi amministra la città e che come noi invitò a votare sì al referendum. Perché dica chiaro che l’acqua deve rimanere pubblica. Non a parole, ma nella scelta concreta della forma di gestione.

Lo facciamo pubblicamente, e non tra le mura chiuse delle segreterie politiche o delle riunioni di maggioranza, perché pensiamo che sia necessario aprire un ampio dibattito pubblico, alla luce del sole,che coinvolga chi amministra, il consiglio comunale, le associazioni, chi ha promosso e vinto i referendum, tutti coloro che vogliono preservare l’universalità dei diritti fondamentali. Come l’acqua.

SEL Gallarate

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One Comment leave one →
  1. vito permalink
    4 ottobre 2012 11:21

    Che sia rispettata la volonta popolare col referenduma Si Acqua pubblica !

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