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come fare la partecipazione a Gallarate?

14 novembre 2012

Nell’ultimo consiglio comunale sono state fatte alcune critiche alle assemblee di quartiere che l’amministrazione sta svolgendo. Accuse di assemblearismo, confusione, disordine, di truppe cammellate che sarebbero apparse nei recenti incontri. Ne parla oggi anche la Prealpina.

In luogo delle assemblee aperte ai cittadini e alle cittadine, dove si può intervenire liberamente, vengono proposti comitati di quartiere trasversali con membri della maggioranza e dell’opposizione. Da eleggere o nominare, non saprei.

Una sorta di rievocazione delle passate circoscrizioni. Che a me pare non abbiano decisamente funzionato né abbiano saputo promuovere la partecipazione dei cittadini. Non per colpa di chi ne era parte, ma per la loro organizzazione.

L’amministrazione ha svolto in questo ultimo anno incontri a Crenna e Sciaré su temi specifici (Progetto Boschina per Crenna e ampliamento centro raccolta rifiuti del verde e ZRU per Sciaré). Ha poi incontrato i cittadini di Arnate e Madonna in Campagna, iniziando ad affrontare con loro anche il tema del PGT e della gestione del territorio. Abbiamo anche accolto positivamente la richiesta di incontro di cittadini di Moriggia sul progetto di raccordo ferroviario con Malpensa. Infine abbiamo svolto due incontri con chi abita vicino a Villa Calderara senza sottrarci a un confronto coi timori espressi per la presenza dei profughi e per il progetto di affidare a Exodus la villa per un progetto di reinserimento lavorativo di persone con un passato di disagio.

Ho partecipato a ogni incontro, con il sindaco e altri assessori. Non ho visto truppe cammellate. Ho visto cittadini e cittadine prendere parola per esporre problemi, proposte, idee. Non ho visto disordine e confusione, ma quasi sempre persone capaci di autoregolamentarsi, ascoltare, ascoltarsi, proporre. Certo la modalità di intervento dei cittadini è diversa da quella di un consiglio comunale: sono più informali, meno regolamentati, meno burocratici, la maggior parte sono più concreti, più legati alle piccole cose che si vedono vivendo nel quartiere, talvolta mancano di una visione più generale o di specifiche competenze. Ma ciò non li rende né migliori né peggiori.

Nel programma amministrativo abbiamo definito la necessità di proporre pratiche partecipative alla politica locale, attraverso la costruzione di un sistema di relazioni permanenti e significative fra cittadinanza e amministrazione. La partecipazione come metodo di governo della città. Non quindi solo partecipazione democratica, ma democrazia partecipata. Non la semplice richiesta di un voto, della delega a governare, ma la volontà di coinvolgere attivamente i cittadini e le cittadine nelle decisioni e nelle scelte dell’amministrazione, che ha scelto di provare a essere trasparente utilizzando un linguaggio chiaro e comprensibile.

Perché è anche con percorsi partecipativi che si possono rafforzare le reti sociali sul territorio, valorizzazione i saperi e l’impegno presente nella comunità locale, trasformare in risorse ciò che spesso viene percepito come “problema” (intercultura, giovani…), costruire nuovi spazi di incontro e socialità, evitare che prevalga l’interesse particolare sull’interesse generale, la delega sulla responsabilità, la solidarietà e il reciproco aiuto sulla competizione tra cittadini. La partecipazione come mezzo per diffondere una visione condivisa del futuro contribuendo a rafforzare il senso  di appartenenza al territorio e a percepire l’interesse pubblico come il proprio interesse, favorendo la presa di coscienza delle proprie facoltà, dei propri doveri, dei propri diritti.

La proposta di comitati di quartiere mi pare un’idea chiusa nel recinto della democrazia rappresentativa, che non include la cittadinanza attiva, che non fa i conti col distacco dei cittadini dalle tradizionali forme di organizzazione della vita politica e di rappresentanza democratica. Che non cogli i cambiamenti sociali avvenuti, che ripropone schemi e strumenti non più efficaci.

Certo gli incontri dei quartieri non possono diventare la semplice segnalazioni dei problemi. La partecipazione non può ridursi a segnalare un bisogno, delegando ad altri la ricerca della possibile (o impossibile) soluzione, lasciando inalterata la verticalità del potere. Deve essere un processo permanente, che diffonde potere e possibilità di co-decisione. A me pare che in alcuni di questi incontri ciò ha iniziato ad avvenire. Tutto poi certo è migliorabile. Anzi tutto deve essere migliorato. Ma con il coraggio di usare nuovi strumenti che promuovono la cittadinanza attiva.

E poiché sono i cittadini e le cittadine quelli chiamati a partecipare, sarebbe bello che la discussione su come meglio possano divenire cittadini attivi, la facessimo ascoltando quello che loro pensano più utile ed efficace.

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3 commenti leave one →
  1. Paolo permalink
    14 novembre 2012 13:45

    vecchi modi di fare politica che non sanno niente del presente e che offendono chi, come me, ha partecipato ad Arnate. Il fatto che eravamo in tanti già significa che i cittadini trovano questa possibilità utile

  2. elena permalink
    14 novembre 2012 15:45

    I comitati di quartiere puzzano di muffa…. serve immaginare qualcosa di nuovo e diverso se volete che partecipiamo!!!

  3. Angela permalink
    14 novembre 2012 17:20

    Già c’è il consiglio comunale per la democrazia rappresentativa… questa amministrazione ha voluto provare nuove vie per far partecipare noi cittadini… secondo me con successo:ho partecipato all’assemblea a Madonna in Campagna, eravamo in tanti ma i tanti interventi non sono stati nè disordinati né confusi. Se c’è una cosa nuova che questa amministrazione ha fatto è stato quello di scendere fra la gente per ascoltarci

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