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il mio voto senza cuore a Bersani. Per tenere aperta la speranza

30 novembre 2012

Non condivido molte cose che dice Renzi, nel merito e nel metodo: dall’apprezzamento della Fornero, al chissenefrega dell’articolo 18. Anche se in questi giorni una verniciatura di sinistra qua e là tenta di darsela a caccia dei voti di chi ha sostenuto Vendola.  Rimprovera, e fa bene, il sostegno del PD a Monti (e però quasi tutti i montiani del PD lo appoggiano) anche se poi loda l’austerity a senso unico imposta dal governo. Parla del merito, ma poi fuori dal set racconta dei suoi amici che porterà in Parlamento: non chi ha competenze, capacità, intelligenza e passione. Gli amici, gli yes-man a cui girare direttamente gli SMS di Gori.

Non considero però certo Bersani uomo di sinistra. Dice alcune cose che condivido appieno (come dare la cittadinanza ai bambini nati in Italia), ne dice diverse che condivido solo in parte e diverse che non condivido affatto e che continuerò a contrastare. Una per tutte l’apertura all’UDC. Non per un pregiudizio, ma per un giudizio alle politiche che l’UDC propone.

Non me ne stupisco. Fosse diversamente, sarei iscritta al PD.

In questa settimana di pre-ballottaggio ho apprezzato la maggiore attenzione ai diritti del lavoro, il tetto allo stipendio dei manager, l’alt agli F35, il riconoscimento che il riformismo ha bisogno anche di radicalità. Ma sono mancate tante altre parole per convincermi, in particolare sulla riforma delle pensioni (bocciata solo per gli esodati) e sulla difesa della scuola pubblica.  

Così ho pensato che se non potevo votare Renzi, neppure volevo scegliere il meno peggio.

Poi c’è stato tutto il battibecco sulle regole per il voto al ballottaggio. C’è stato l’invito dei comitati Renzi ad andare a votare anche se poi non si sarebbe votato il centrosinistra.

Poi ho letto il twett di Alessandro Robecchi.

Perché adattarsi alle regole quando si possono adattare le regole? Il maestro ha lavorato bene e l’allievo ha imparato. Matteo Renzusconi

E mi sono convinta.

Voterò Bersani, che resta moderato su temi importanti ma con cui almeno è possibile un confronto leale, un confronto che metta insieme le diversità, per provare a governare cambiando l’Italia. Con Renzi si cambierebbero solo le persone. Non basta l’aria nuova, serve un’aria diversa. 

Voterò Bersani per necessità, per mantenere aperta una speranza. Voterò usando la penna, il cuore l’ho usato domenica scorsa.

PS – Bersani dice che bisogna riconoscere pari diritti alle coppie di fatto, etero e omosessuali, e fare una legge sull’omofobia, checché ne pensi Casini. Ma si ferma qua, senza riuscire a nominare la parola matrimonio, senza accorgersi che la società è già oltre, più avanti. Renzi invece sembra diventato il paladino dei diritti civili. Poi però una come me guarda a chi sostiene Renzi nei territori e vede amici del PD che non solo non presenterebbe mai una mozione in consiglio comunale sul registro delle coppie di fatto e sul testamento biologico, ma che pure interverrebbero magari sulla legge 194 per restringere l’autodeterminazione della donna. Una bella contraddizione. Al di là degli slogan, è nei fatti che si misurano le politiche. Non è allora forse un caso che l’UDC cittadina ha chiesto al comitato Renzi di costruire insieme l’appoggio alla sua candidatura. Probabilmente anche loro hanno guardato oltre gli slogan e hanno capito chi meglio li rappresenta.

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