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Mercoledì 9 gennaio, alle 21.15. Perché l’acqua resti pubblica

8 gennaio 2013

A febbraio i comuni della provincia di Varese decideranno la forma di gestione dell’acqua. Per capire di cosa si tratta, per fare in modo che l’acqua resti pubblica non solo a parole ma nella scelta concreta della forma di gestione, il comitato provinciale acqua bene comune si riunirà MERCOLEDI’ 9 GENNAIO a Gallarate in CUAC (via Torino 64) alle ore 21.15. Per promuovere anche nella nostra città una corretta informazione, per riprendere a partecipare. Sono stati 18.000 i gallaratesi che votarono sì al referendum. Che quel voto venga rispettato!

L’ATO della provincia di Varese sta decidendo la forma di gestione del servizio idrico integrato. Inizialmente il Presidente della Provincia ha tentato di farlo confrontandosi con le SpA che gestiscono oggi i servizi idrici (AMSC, AGESP, ASPEM), una delle quali, la società di Varese, ha un socio privato impegnato nel nord Italia nei processi di privatizzazione dei servizi pubblici: A2A. Ha tentato di farlo senza coinvolgere tutti i comuni della provincia, così da mettere loro e i cittadini di fronte alla scelta compiuta. Ha dovuto arrendersi alla richiesta di maggiore partecipazione da parte del comitato dell’acqua bene comune che promosse (e vinse) il referendum sull’acqua pubblica e da parte di diverse amministrazioni comunali, Saronno e Tradate in primis. Poi ha cercato di convincere che l’unica forma di gestione possibile fosse la società di capitali, escludendo a priori la possibilità che fosse un’azienda speciale a gestire il servizio idrico, e che entro la fine dell’anno si dovesse procedere alla costituzione di una S.r.l., pena la messa a gara del servizio. Ha dovuto nuovamente arrendersi alla competenza dei comitati e dei comuni che hanno dimostrato come la scelta dell’azienda speciale è possibile.

Oggi sono due le scelte che si confrontano: la S.r.l. a capitale pubblico o, appunto l’azienda speciale. Ci dicono che è la stessa cosa. Non è vero e non ce la beviamo.

Solo l’azienda speciale, ente di diritto pubblico, garantisce il reale mantenimento dell’acqua pubblica, perché non ha quote che potrebbero in futuro essere vendute al privato. Certo, ci dice Galli, si può mettere nello statuto della nuova società di capitali l’invendibilità delle quote. Ma gli statuti possono anche essere modificati.

Solo l’Azienda Speciale garantisce controllo, trasparenza e partecipazione, perché gli atti fondamentali sono approvati dai consigli comunali, non dai consigli di amministrazione. A Gallarate lo abbiamo già visto con AMSC come può andare a finire con una società di capitali, anche se a totale capitale pubblico.

Ora, a febbraio, saranno i comuni a decidere la forma di gestione. Devono farlo coinvolgendo i cittadini e i consigli comunali. Devono, come ben stanno facendo le amministrazioni di Saronno e Tradate con diversi comuni che a loro si sono uniti, diffondere informazioni e competenze, coinvolgere nella scelta i cittadini e le cittadine che solo un anno fa hanno consapevolmente votato perché l’acqua resti un bene comune e non una merce da cui qualche privato possa trarre profitti.

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