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Malpensa: ne parliamo a Gallarate venerdì 8/2

4 febbraio 2013

Pubblicazionefrassoni

Il nuovo Master Plan dell’aeroporto di Malpensa non è solo la terza pista. Per accogliere il maggior numero di passeggeri, stimati da SEA in 50 milioni nel 2030, si vuole costruire un nuovo satellite interpista, ampliare il Terminal 1, ricostruire completamente il Terminal 2. Soprattutto si vuole il nuovo polo logistico di 200.000 metri quadri, interamente costruito in un’area esterna al sedime attuale, nel comune di Lonate Pozzolo, a favore di un previsto traffico merci triplo rispetto l’attuale (1,3 milioni di tonnellate/anno).

Al progetto di ampliamento, si accompagna l’estensione del sistema viario e delle aree di parcheggio, la realizzazione di una nuova stazione ferroviaria al Terminal 2 e di uno scalo ferroviario nel parco logistico, lo spostamento della caserma dei Vigili del Fuoco, un nuovo hotel a 3 stelle di 151 camere (per cui Federalberghi Varese si è detta molto preoccupata già che nel raggio di 10 km ci sono 37 alberghi di cui 14 a 3 stelle).

Il tutto comporterà l’eliminazione del corridoio ecologico e il consumo di 473 ettari di brughiera, con un aumento di superficie del nuovo sedime aeroportuale di oltre un terzo rispetto all’attuale.

L’amministrazione comunale di Gallarate, questa amministrazione e nessun’altra prima di lei, ha espresso una posizione chiara: la necessità della VAS e nel merito un parere contrario. Lo abbiamo scritto nero su bianco dopo un’assemblea pubblica che ha dato voce ai cittadini e alle cittadine. Lo abbiamo fatto a partire dalle preoccupazioni per la città, per l’inquinamento atmosferico e acustico, per la salute dei gallaratesi; ma lo abbiamo fatto anche pensando a quanto accadrà nei comuni vicini, alla progettata devastazione di un pezzo di brughiera che non è parte di Gallarate ma che consideriamo un bene anche nostro. Lo abbiamo fatto sottolineando la situazione allarmante già di oggi.

Pubblicazione mpxPerché si tratta non solo di opporsi al nuovo Master Plan di SEA e all’inutile dispendio di soldi, ma anche di individuare un limite di sostenibilità per il territorio. Cioè porre un limite al numero di voli, quindi di trasporto di passeggeri e merci. Perché se anche Malpensa arrivasse con le sole due piste esistenti a far viaggiare 40 milioni di passeggeri, le conseguenze su ambiente e salute sarebbero comunque insostenibili. Per questo l’unica ipotesi per salvaguardare salute e ambiente tutelando il lavoro (e riducendo la sua progressiva precarizzazione in aeroporto, che riguarda ormai la stragrande maggioranza di chi vi opera) è immaginare un HUB del nord Italia, un sistema che metta in rete, e non in concorrenza, gli aeroporti esistenti distanti appena 50 km l’uno dall’altro. Senza prevedere, peraltro ciascuno per conto proprio in assenza di ogni volontà e capacità di coordinarsi, ampliamenti in ogni dove, che neppure il mercato ritiene utili.

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