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evergreen

1 aprile 2013

I 10 saggi (da sx, in alto): ENRICO GIOVANNINI, GIOVANNI PITCommissione per le riforme istituzionali:
Mario Mauro: già capogruppo Pdl al parlamento europeo, di CL (e vicinissimo fino a pochi mesi fa a Roberto Formigoni), ora con Scelta Civica di Monti con cui è stato eletto a Palazzo Madama.

Valerio Onida: ex presidente della Corte Costituzionale, candidato con il Pd alle primarie per le elezioni comunali a Milano nel 2010.

Gaetano Quagliariello: senatore del Pdl e vicecapogruppo a Palazzo Madama nella scorsa legislatura, fedelissimo di Berlusconi e delle sue leggi ad personam.

Luciano Violante: presidente della Camera dal 1996 al 2001, è considerato il ponte di collegamento per le questioni sulla giustizia tra il PD e Pdl.

Commissione per le riforme economiche:

Enrico Giovannini: presidente dell’Istat e docente di Statistica ed Economia all’Università di Roma Tor Vergata.

Enzo Moavero Milanesi: ministro per gli Affari Europei in carica, fedelissimo collaboratore di Mario Monti. Candidatosi alle elezioni, non è stato eletto.

Giovanni Pitruzzella: presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza (Antitrust), è stato consulente dei governi Ciampi e Dini.

Salvatore Rossi: vicedirettore generale della Banca d’Italia e membro del Direttorio.

Filippo Bubbico: senatore del Pd, ex presidente della Regione Basilicata, nel gruppo dei saggi in quanto a capo della Commissione Parlamentare Permanente al Senato.

Giancarlo Giorgetti: leghista, in Parlamento dal 1996, entra nel gruppo dei saggi perché presidente della Commissione Parlamentare Permanente alla Camera. Sostenitore della superiorità etica dei lombardi, ha una moglie condannata per truffa alla Regione Lombardia: la signora Ferrari si era organizzata una onlus per farsi finanziare corsi di equitazione.

Salta subito all’occhio il genere dei “saggi”: tutti maschi. E l’età. La prima impressione è già di una sostanziale continuità con la politica che fu. Perché l’assenza di donne e giovani è una questione di sostanza, non semplicemente di forma. La seconda impressione, andando a vedere le persone nominate, è peggio. Con l’impressione di essere stati traghettati da una repubblica parlamentare a una repubblica presidenziale. Nei fatti e in barba alla Costituzione. Con un Presidente della Repubblica, sull’uscio del Quirinale, che fu nominato da tutt’altro Parlamento.

E così l’obiettivo di proseguire con la politica dei sacrifici per la gente comune, lavoratori, pensionati, partite IVA, piccole imprese è raggiunto. Monti, lo sconfitto, va avanti. Prorogato senza passare dalla fiducia del nuovo Parlamento. Lobby finanziarie e banche sono servite. Giorgio Napolitano ce l’ha fatta un’altra volta. Con l’appoggio prima entusiasta , poi un po’ meno con l’aggiunta dell’ultimatum, di Berlusconi e Maroni, la “soluzione utile ma non esaustiva”del PD (fra il motto di Renzi larghe intese subito e un certo imbarazzo di altri), il “Napolitano ci ha dato ragione” del M5S, dichiarazione poi corretta, smentita, riaggiustata (come per ogni dichiarazione da un mese a questa parte, pratica ormai consolidata come lo streaming a corrente alternata).

E meno male che da destra e da sinistra, da sopra e da sotto, da politici consumati e da più o meno neo politicanti (perché si è anche scoperto che lo stesso Casaleggio si presentò alle elezioni con Forza Italia, prendendo -per inciso- 6 preferenze), tutti accusavano SEL che avrebbe fatto, checché ne dicesse, l’alleanza con Monti.

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One Comment leave one →
  1. vito permalink
    1 aprile 2013 11:30

    La scelta del presidente è una presa x il culo , questi sono decenni che se la suonano e se la cantano. Non li ha neanche sfiorati il vento del cambiamento , è probabile che questa classe dirigente capirà solo quando le nuove Generazioni scenderanno in piazza col bastone.

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