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8 giugno in piazza Libertà. Per decidere della propria vita.

7 giugno 2013

Sabato 8 Giugno, in Piazza Libertà dalle 15 alle 19, si raccoglieranno le firme per la proposta di legge sull’eutanasia legale.

La triste vicenda di Eluana Englaro ha fatto emergere la necessità di colmare un vuoto legislativo importante: il diritto di ogni essere umano a decidere della propria vita. È indispensabile una legge che stabilisca con norme chiare ed efficaci le condizioni del rapporto tra il paziente e il suo diritto a ricevere delle cure, per garantire davvero la piena libertà dell’individuo fino all’ultimo giorno della sua esistenza.

L’Italia è un paese in cui c’è il “problema” degli omosessuali, il “problema” delle coppie non sposate, il “problema” del fine vita, il “problema” della procreazione assistita. Vogliamo sostituire la parola problema con libertà. Vogliamo un paese in cui i diritti siano interi e non dimezzati dai pregiudizi.

Il progresso dell’Italia è cresciuto grazie alle grandi conquiste di civiltà e di libertà. Eravamo il paese del delitto d’onore e delle mammane, fino a quando uno straordinario movimento di donne rivoluzionò il concetto di morale e consentì che si approvassero leggi, poi confermate dalle vittorie referendarie, che riconobbero il diritto al divorzio e all’aborto. Eravamo il paese della segregazione manicomiale, fino a quando Franco Basaglia e un cavallo di cartapesta di nome Marco sfondarono il muro dell’ignoranza e consentirono l’introduzione della legge 180, la più avanzata al mondo. L’Italia, con quelle conquiste, divenne un paese d’avanguardia per i diritti civili, che fondarono l’idea stessa di cittadinanza nel nostro Paese. Poi venne la lunga stagione del conservatorismo, opaco ed ipocrita, quello che ogni giorno cerca di riportarci indietro, com’è segno l’esplosione dell’obiezione di coscienza tra i ginecologi e la campagna omofoba per impedire il riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali. Noi vogliamo vivere in un paese in cui i diritti civili siano interi, non dimezzati da pregiudizi. Siamo l’unico paese in Europa in cui la “libertà di coscienza”, in particolare quella ipocrita dei legislatori, è diventata lo strumento di alcuni per impedire la libertà di altri.

Per noi, la sinistra, scegliere il primato della laicità e della libertà degli individui è un fondamento della propria identità politica e civile. La stessa Unione Europea, e non solo quella progressista, ha segnalato spesso all’Italia la necessità di adeguare con urgenza la propria legislazione. Per questo consideriamo fondamentale che, al pari dei diritti sociali e ambientali, vengano introdotte in Italia leggi che ci riportino tra i paesi più avanzati per i diritti di libertà.

 

“Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia”

Articolo 1

Ogni cittadino può rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari, nonché ogni tipo di trattamento di sostegno vitale e/o terapia nutrizionale. Il personale medico e sanitario è tenuto a rispettare la volontà del paziente ove essa:

1) provenga da soggetto maggiorenne;

2) provenga da un soggetto che non si trova in condizioni, anche temporanee, di incapacità di intendere e di volere, salvo quanto previsto dal successivo articolo 3;

3) sia manifestata inequivocabilmente dall’interessato o, in caso di incapacità sopravvenuta, anche temporanea dello stesso, da persona precedentemente nominata, con atto scritto con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, “fiduciario per la manifestazione delle volontà di cura”.

Articolo 2

Il personale medico e sanitario che non rispetti la volontà manifestata dai soggetti e nei modi indicati nell’articolo precedente è tenuto, in aggiunta ad ogni altra conseguenza penale o civile ravvisabile nei fatti, al risarcimento del danno, morale e materiale, provocato dal suo comportamento.

Articolo 3

Le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano praticato trattamenti eutanasici, provocando la morte del paziente, qualora ricorrano le seguenti condizioni:

1) la richiesta provenga dal paziente, sia attuale e sia inequivocabilmente accertata;

2) il paziente sia maggiorenne;

3) il paziente non si trovi in stato, neppure temporaneo, di incapacità di intendere e di volere, salvo quanto previsto dal successivo articolo 4;

4) i parenti entro il secondo grado e il coniuge con il consenso del paziente siano stati informati della richiesta e, con il consenso del paziente, abbiano avuto modo di colloquiare con lo stesso;

5) la richiesta sia motivata dal fatto che il paziente è affetto da una malattia produttiva di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi;

6) il paziente sia stato congruamente ed adeguatamente informato delle sue condizioni e di tutte le possibili alternative terapeutiche e prevedibili sviluppi clinici ed abbia discusso di ciò con il medico;

7) il trattamento eutanasico rispetti la dignità del paziente e non provochi allo stesso sofferenze fisiche. Il rispetto delle condizioni predette deve essere attestato dal medico per iscritto e confermato dal responsabile della struttura sanitaria ove sarà praticato il trattamento eutanasico .

Articolo 4

Ogni persona può stilare un atto scritto, con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, con il quale chiede l’applicazione dell’eutanasia per il caso in cui egli successivamente venga a trovarsi nelle condizioni previste dall’art. 3, comma 5 e sia incapace di intendere e volere o manifestare la propria volontà, nominando contemporaneamente, nel modo indicato dall’art. 1, un fiduciario, perché confermi la richiesta, ricorrendone le condizioni.

La richiesta di applicazione dell’eutanasia deve essere chiara ed inequivoca e non può essere soggetta a condizioni. Essa deve essere accompagnata, a pena di inammissibilità, da un’autodichiarazione, con la quale il richiedente attesti di essersi adeguatamente documentato in ordine ai profili sanitari, etici ed umani ad essa relativi.

Altrettanto chiara ed inequivoca, nonché espressa per iscritto, deve essere la conferma del fiduciario.

Ove tali condizioni, unitamente al disposto di cui al precedente art. 3, comma 7 siano rispettate, non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano attuato tecniche di eutanasia, provocando la morte le paziente, le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593.

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