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Case popolari non ghettizzate e ghettizzanti

11 giugno 2013

Il Consiglio comunale ha approvato lo spostamento della costruzione di case popolari (legate a un piano del PGT già attuato, in vicolo del Morchio – AT16) da via Curtatone a Madonna in Campagna, fra via Aleardi e via Forze Armate. Contemporaneamente ha scelto di rinunciare a una sala pubblica di 250 posti per fare posto a 3 alloggi in più.

Avevamo fortemente criticato la scelta del centrodestra di costruire altre case popolari in un quartiere che ne vede già una presenza elevata. Il rischio è che si volesse ghettizzare, allontanare il più possibile le persone in difficoltà, aggiungere allo svantaggio economico anche la marginalizzazione sociale. Contrariamente noi pensiamo che bisogna evitare ghetti, favorire l’integrazione anche fra condizioni economiche diverse. Pensiamo che ciò possa arricchire vicendevolmente i cittadini, favorire l’uscita dallo stato di disagio, creare legami solidali.

Peraltro l’area in via Curtatone, oltre a essere distante da ogni servizio (oltre un chilometro dalla scuola elementare), è pure circondata dall’autostrada e dalle ferrovie. Un’area poco idonea e poco salubre, quindi. Anche se c’è di peggio, già che un’area per edilizia popolare a Cedrate è attraversata in diagonale, proprio nel mezzo, da un elettrodotto (un’area, neanche di proprietà pubblica, che dovrà trovare altra destinazione nella variante del PGT).

La nuova costruzione andrà su un’area oggi verde, come alcuni consiglieri della Lega hanno evidenziato, chiedendomi posso essere d’accordo. Ovviamente ciò risparmia un’altra area verde a Cascinetta, che sarebbe bello nel nuovo PGT destinare a verde pubblico. L’area oggetto dell’intervento è un’area degradata, che (per un pezzo) da decenni è occupata abusivamente da un deposito di materiali vari e rifiuti accatastati. Ma resta un’area verde. Perché allora non si è scelto un altro luogo? Perché l’area che il Comune può mettere a disposizione deve essere un’area pubblica. E il Comune non possiede edifici fatiscenti di adeguate dimensioni da cedere. Le alternative erano due: rinunciare alle case popolari in un momento in cui la domanda cresce di mese in mese. Oppure costruire su un campetto di calcio di fronte. Campetto che non ha alberi, ma che è un luogo frequentato, che diversi giovani del quartiere usano per giocare, che anche alcuni meno giovani del quartiere pure frequentano. Basta farci un giro in un qualunque giorno di sole o di pioggia per vedere. Allora abbiamo sacrificato degli alberi per proteggere uno spazio di socialità. Introducendo quell’area fra quelle da riqualificare in un progetto già finanziato e che presto partirà. Contemporaneamente abbiamo preferito degli alloggi in più a una sala pubblica. Ricevendo le critiche questa volta dal PDL. Ma in questa zona sono diversi gli spazi già a disposizione, non ultima il nuovo spazio dell’AUSER, la cui apertura è stata inaugurata proprio in questi giorni. Mentre la fame di case con affitti che tengono conto del reddito posseduto è un’urgente necessità.

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