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Cosa cambia con la variante generale del PGT

11 febbraio 2014

Arrivati ad amministrare Gallarate, ci siamo ritrovati un pessimo PGT, approvato in tutta fretta a fine mandato e pubblicato sulla gazzetta ufficiale a maggio 2011, nei giorni prossimi al ballottaggio. Pessimo, ma in vigore dopo la pubblicazione. Per questo abbiamo dovuto precedere a una variante generale. Ma cosa cambia?

Principalmente l’idea di sviluppo: non si va più a costruire dove c’è il verde, ma si promuove il rinnovo delle aree degradate e dismesse. Il centro del PGT si sposata così dalle aree verdi della SS336 (Madonna in Campagna e Arnate) alle aree degradate intorno alla stazione. E’ tendere al consumo zero di suolo, che non vuol dire fermare ogni trasformazione (come se la città fosse statica e immutabile), ma cambiare senza irrimediabilmente privarci di suolo e futuro.

Le aree verdi della SS336 dunque verranno salvate. Il PGT attuale prevede circa 1 milione di metri cubi, fra nuove costruzioni per residenze e centri direzionali, capannoni della logistica e attività ricettive, multisala, commercio (sia medie strutture di vendita sia spostamento di una grande distribuzione di viale Milano), ospedale unico con Busto Arsizio (130.000 mq), cimitero, centro di studi e ricerca. E chi più ne ha più ne metta. In più le opere viarie, ovviamente.

La variante del PGT prevede invece che quelle aree diventino agricole. A nord e a sud della SS336. Una scelta che certo scontenta chi lì pensava di fare speculazione, ma che tutela il (poco) verde rimasto. Una scelta coraggiosa, che SEL chiedeva quando era all’opposizione. Che ha portato alla maggioranza, trovando condivisione. Alla faccia di chi continuava a ripetere che avremmo dovuto accettare la cementificazione dell’area, magari un po’ meno, ma pur sempre una cementificazione non giustificabile.

Poi il commercio. Il PGT approvato dal centrodestra prevede la grande distribuzione nelle aree della SS336 e l’insediamento di 8 nuove medie distribuzioni: spazi commerciali fino a 999 metri quadrati in via Custodi, via Torino, via Roma, viale Milano, 2 centri in via Vespucci e 2 in piazza Giovanni XXIII.  Nuove medie distribuzioni non vengano escluse in via Cattaneo, via Pastori/da Vinci. Un vero e proprio eccesso, rispetto a una città dove l’offerta dei centri commerciali si è notevolmente incrementata negli ultimi 10 anni e rappresenta oltre il 60% della superficie commerciale complessiva della città.

Il numero delle medie distribuzioni previste dalla variante sarà invece decisamente minore: nessuna in via Vespucci (incredibile programmarne ben 2, a pochi metri dal FARE), nessuna in ambito ospedale di via Pastori, in via Custodi e in via Cattaneo (i cui ambiti di trasformazione sono stati eliminati).  Nessuna anche in via Roma. Rimane la previsione in via Torino (dove già c’è) e nelle aree dismesse della stazione (un ambito di trasformazione molto modificato e ampliato fino a contenere le aree dismesse di via Pacinotti).  Dovrebbero notarlo i commercianti dei negozi di vicinato, alcuni dei quali oggi si rivolgono per portare le proprie difficoltà (reali) proprio a chi voleva potenziare i centri commerciali.

Per la residenza c’è una forte contrazione delle possibilità edificatorie. Alcuni ambiti di trasformazione sono significativamente ridotti (come in viale XXIV Maggio), altri sono eliminati (oltre gli ambiti legati alla grande distribuzione -AT14- e alle aree verdi della SS336 – AT15-, anche via Curioni, via S. Giorgio, via Pastori). Sono eliminati anche là dove vi sono attività produttive ancora operanti (via Custodi, via Cattaneo, Viale dei Tigli). E’ un modo per difendere il lavoro: programmare possibilità edificatorie là dove c’è un’azienda funzionante, significa promuoverne in qualche modo la chiusura. Significa promuovere la speculazione del cemento de della finanza versus il lavoro e l’investimento produttivo.

Si interviene anche sul tipo di residenza: in vari ambiti di trasformazione è richiesto almeno il 20% di edilizia convenzionata, vale a dire edilizia a prezzi calmierati. Sull’edilizia popolare si è scelto di evitare la ghettizzazione. Tolta l’area in via Curtatone (che sarà a verde) e l’area a Cedrate, area di un privato attraversata longitudinalmente da un cavo dell’alta tensione, si è preferito puntare su via Forze Armate, dove verranno costruite residenze in convenzionata ma anche case popolari (mettendo finalmente una parola fine alla discarica abusiva lì presente, tollerata per almeno 15 anni).

Due invece i nuovi ambiti di trasformazione introdotti:

  1. l’area dell’aeronautica, a seguito della eventuale futura dismissione come sito militare da parte del Ministero. Si prevede un polo tecnologico produttivo vocato all’innovazione, mentre si esclude con chiarezza la possibilità (su cui è parso esserci interesse) di insediare complessi logistici.
  2. L’ambito in via Bersaglio (a Madonna in Campagna) dove si trova ora un’area produttiva dismessa di 6860 metri quadrati e dove si prevedono, con indice 0,66 mq/mq, esercizi di vicinato, direzionale, artigianato di servizio, pubblici esercizi e residenziale come destinazione complementare.

Infine si evita il consumo di suolo anche per le aree industriali: delle tre attuali, ne resterà solo una, quella di via Danimarca. Scompare la logistica di via Padova e si mantengono i boschi e i terreni agricoli anche in viale dell’Unione Europea (per un totale di circa 200mila metri quadrati in meno).

Insomma una variante generale del PGT che contiene le lotte fatte dall’opposizione per evitare il consumo di suolo. E che comprende quanto si prometteva in campagna elettorale. Un bel risultato. Per chi, come SEL, si è attivamente opposto alla colata di cemento, portando il PGT in piazza e nei quartieri, perché i cittadini trovassero gli strumenti per capire e valutare. Ma soprattutto una vittoria della città. Una vittoria dei tanti “semplici” cittadini che hanno iniziato a occuparsi di urbanistica, comprendendo quanto queste scelte incidono sulla vita quotidiana e sulla sua qualità. Che hanno mantenuto alta l’attenzione, hanno stimolato, proposto, preteso una città vivibile.

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