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ACCAM incenerire ancora o dare spazio alle possibile alternative. Questa la scelta da compiere.

19 marzo 2014

Ne parliamo il 21 marzo presso le ACLI. Chi abbandona la vecchia via per la nuova, sa quel che lascia e non sa quel che trova. Ma quando la vecchia via produce inquinamento, danni alla salute, sperpero di soldi e incenerimento di materie che potrebbero essere riciclate, vale la pena provare nuove strade. Non perché si  è sempre contro.  Non per partito preso, per ideologia. Ma per buon senso, per la volontà di prendersi cura dell’ambiente e con esso della salute. La mia, la vostra, la nostra. Non perché si è contro lo sviluppo. Anzi sfruttando le nuove tecnologie che proprio lo sviluppo ha messo a disposizione.

accam 21 marzo 3

Come noto ACCAM, società per azioni posseduta da comuni del basso varesotto e della contigua area milanese, intende procedere al revamping dei forni di incenerimento situati a sud di Busto Arsizio.

Riteniamo innanzitutto che scelte così importanti che riguardano la salute dei cittadini, l’ambiente e l’impegno di oltre 40 milioni di euro non possano essere fatte esclusivamente dalle amministrazioni o dalle forze politiche. Occorre che si diano informazioni chiare, che indichino effetti e benefici del revamping come di altre alternative, che invece ad oggi sono state pressoché ignorate da ACCAM. E che, visto i tempi ma anche come modalità amministrativa che dovrebbe divenire usuale, si affronti anche il tema della sostenibilità economica.

Reputiamo che tante siano le ragioni per evitare il revamping. Ragioni legate alla salute e all’ambiente, già che il revamping riduce ma non elimina l’emissione di sostanze nocive. Inoltre, dallo studio di Legambiente Lombardia, ma anche da dati della stessa Regione, emerge che ci sono in Lombardia più inceneritori che rifiuti da bruciare. Tanto che la Regione Lombardia ha deciso di arrestare la realizzazione di nuovi inceneritori e di dismettere e riconvertire quelli più obsoleti. Con la diffusione della raccolta differenziata e una sempre maggiore attenzione dei cittadini al tema del riciclo e del riuso, la quantità di rifiuti indifferenziati è infatti progressivamente diminuita.

Ci sono poi ragioni economiche: il revamping dei forni di ACCAM comporterà una spesa superiore ai 40 milioni di euro (cifra probabilmente destinata ad aumentare ancora, già che le previsioni iniziali erano 35 milioni). Con un tempo di ammortamento di almeno 20 anni.

Ciò mentre già oggi il costo per il conferimento ad ACCAM è decisamente superiore ai prezzi di mercato, anche a seguito della “concorrenza” per la penuria di rifiuti. Costi che la Società si è impegnata a ridurre ma che rimarranno comunque ben al di sopra di altri concorrenti. Secondo lo studio Bain, realizzato per conto della stessa ACCAM, la tariffa per lo smaltimento di RSU diverrà nel 2020 pari a 85 €/ton (che è quanto oggi si paga per conferire in altri inceneritori, mentre in ACCAM la tariffa attuale è di circa 110 €/ton, tra le più alte in Lombardia).

E poiché la quantità di rifiuti conferita dai comuni soci è insufficiente alle necessità operative di ACCAM ed è necessario cercare il conferimento di altri rifiuti da Enti non soci, è facile immaginare che questi sceglieranno mete più economiche. E’ ancora lo studio Bain, pure favorevole al revamping, a evidenziare che con una riduzione del solo 10% dei volumi smaltiti si avrebbe una perdita di 7 milioni di euro.

Esistono ormai alternative, già praticate anche in Europa e in Italia, di tecniche di raccolta differenziata spinta abbinate alla valorizzazione del materiale riciclato per un suo riuso nel mercato delle materie prime seconde, che permettono il recupero e il riciclo di quasi tutto il materiale conferito. E che, nel contempo, evitano la produzione e l’emissione di sostanze inquinanti nell’aria. Alternative che sono pure economicamente più vantaggiose.

Tutto ciò, magari accanto alla riduzione dei rifiuti prodotti, con il coinvolgimento e la sensibilizzazione delle realtà commerciali e produttive (anche in applicazione di normative europee sugli imballaggi), come la diffusione del compostaggio domestico, l’uso di stoviglie riutilizzabili e la progressiva eliminazione delle bottiglie di plastica, case dell’acqua e promozione dell’utilizzo acqua del rubinetto (più economica e più controllata di quella acquistata) e dell’acquisto alla spina (pratica che si sta diffondendo anche nei negozi della nostra città), utilizzo di sporte riutilizzabili, realizzazione di centri per la riparazione dove mobili, elettrodomestici, giochi, vestiti sono riparati, riutilizzati, scambiati, venduti. Accanto all’introduzione della tariffazione puntuale, così da fare pagare alle utenze sulla base della produzione effettiva di rifiuti, premiando i cittadini e le attività più virtuose, renderebbe inutile mantenere l’inceneritore attivo.

Ne avremmo tutti un vantaggio diretto sulla nostra salute. Avremmo un ambiente più sano. E avremmo pure una notevole riduzione nella tassa sui rifiuti, tanto maggiore quanto meno si inquina.

Le ragioni ci sono, quindi. Quel che serve è il coraggio di sapere cambiare.

SEL GALLARATE

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