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Il centrodestra si ricompatta sul cemento

10 aprile 2014

Chissà perché non ne sono sorpresa. Erano stati in silenzio finora sul PGT. Muti alle assemblee di quartiere, là dove avevano partecipato. Assenti alle passeggiate nei quartieri. Là, fra i cittadini, non si erano esposti a difendere il cemento. In una città che sul tema del consumo di suolo ha diffusamente acquisito la consapevolezza di non doverlo e volerlo sprecare. L’ultimo decennio di colate di calcestruzzo un po’ ovunque ha lasciato un’insostenibile impronta ecologica ma anche una forte coscienza ambientale.

Ora che le grandi immobiliari alzano la voce, pretendendo quello che negli anni passati hanno spesso ottenuto, il centrodestra si ricompatta a loro fianco. E lo sa in modo subdolo. Senza dire pane al pane e vino al vino. Bisogna chiaramente difendere l’ambiente, ma senza impedire nuove costruzioni nell’ultima ampia area verde cittadina. Cioè lungo la superstrada 336. Un ossimoro.

Lo fanno portando ad esempio il loro parco PGT. Che diminuiva le volumetrie, dicono. Quello che non dicono, sperando che i cittadini se ne siano dimenticati, è che in quelle aree il PGT attuale, che variamo, prevede oltre un milione di metri cubi nella parte a nord. Aprendo ad ogni destinazione possibile, alla faccia della programmazione: sedi direzionali di aziende e strutture di servizio (centri di formazione, ricerca, spazi di relazione tra domanda e offerta, centri di rappresentanza, attività espositive e di promozione dei prodotti…), attività turistico-ricettive e quanto ad esse correlate (sale congressi, ristorazione, centri benessere, centri sanitari/assistenziali), edificazioni per la cultura, il tempo libero, lo sport, spazi per spettacoli e manifestazioni, intrattenimento, pubblici esercizi, residenza, medie e grandi strutture di vendita. Nella parte a sud della SS336, quella che dicevano di volere tutelare, invece si prevede solo l’ospedale unico su 130mila metri quadrati, un nuovo cimitero multi confessionale, un centro di studio di ecologia urbana in collaborazione con le università. E un esteso susseguirsi di capannoni per la logistica ad accerchiare l’abitato residenziale dell’area di via Padova e della confinante Samarate. Con strade di collegamento connesse.

Mentre la gran parte delle aree già edificate, ma dismesse e degradate, intorno alla stazione vengono condannate a rimanere tali.

Altro che euforia ambientalista. Si tratta di semplice buon senso. Di mettere al centro gli interessi della città e dei suoi abitanti, attuali e futuri. E di mantenere, nelle scelte amministrative, la dovuta indipendenza culturale e morale dagli interessi e dai poteri forti della speculazione edilizia.

E’ il caso di ribadirlo: non ci facciamo intimidire.

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One Comment leave one →
  1. 24 maggio 2014 15:34

    Il problema non si risolve con un regolamento in più o in meno, ma semmai cercando di far capire a chi vuol finanziare queste nuove inutili espansioni edilizie che sta per gettare i soldi nel wc. Credo che questo argomento potrebbe risultare più interessante, in mancanza di un minimo di cultura (che in Italia proprio pare non esserci).

    Sarebbe interessante presentare a questi “investitori” un rapportino sulla evoluzione temporale dell’invenduto e dello sfitto, e domandare loro a chi pensano di vendere i nuovi scatoloni di calcestruzzo che sognano la notte. Chissà, magari qualcuno rinsavisce.

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