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Casa Calcaterra: per rigirare la frittata servono almeno le uova.

19 aprile 2014

casa_calcaterra

E le uova non ci sono più.  Non ci sono dall’agosto 2010, quando la casa ottocentesca di via Roma venne abbattuta. Ma già allora delle uova era rimasto solo il guscio. In tutta la sua fragilità, come si è visto.

L’autorizzazione del piano di recupero, a firma dell’architetto Miano, che prevedeva solo il mantenimento di due prospetti della villa, lasciando eliminare le corti, risale al giugno 2005. Il permesso di costruire al 16 marzo 2007. La presentazione di Autorizzazione Paesaggistica per variante al 15 dicembre 2008 e il rilascio dell’autorizzazione al giorno 8 maggio 2009. Come ricordò l’impresa Bonicalzi, senza obbligo al mantenimento della preesistente parte strutturale.

Come ci ha spiegato la consigliera Franca Cattaneo in consiglio comunale, che da architetta ha certamente qualche nozione in più di altri, certamente più di me, “la scelta decisamente discutibile del passato è stata identificare solo in due prospetti di Villa Calcaterra la parte di edificio meritevole di particolare tutela ed autorizzare la demolizione dei due cortili storici con cui si relazionava”. Mentre “la variante adotta in consiglio ha tenuto conto delle cartografie storiche a partire dal Catasto Teresiano, analizzando la maglia delle trasformazioni del tessuto urbano e ripercorrendo le vicende storiche degli eventi urbanistici che hanno caratterizzato il centro di Gallarate.

Presupposto di questa variante è stata la volontà di ricostruire una parte di città storica, violata dalle demolizioni autorizzate e non autorizzate, attraverso un’accurata analisi del contesto urbano, attuale e storico, dei percorsi cittadini, pubblici e privati, per ridisegnare una situazione di vuoto urbano.

I nuovi corpi edilizi organizzano lo spazio grazie ad una sequenza di pieni e di vuoti, una sequenza di corti o cortili, ben leggibile nelle tavole di piano, in continuità con quelle dell’intorno.

Siamo orgogliosi che un architetto della qualità di Alvaro Siza, insieme ai suoi collaboratori, abbia accettato di confrontarsi con la nostra Commissione Paesaggistica in una dialettica serrata ma costruttiva. La nostra Commissione, sostenuta da questa Amministrazione, ha chiesto con chiarezza e determinazione che questa variante, che questo progetto, procedesse nella ricucitura del tessuto storico mediante la ricostruzione della tipologia a corte, in modo coerente con il contesto esistente stratificatosi nella successione storica.

E’ stato richiesto e ottenuto che la centralità del progetto risiedesse nella progettazione della spazialità e della permeabilità della corte concepita in modo contemporaneo, permettendo però alla straordinaria personalità del progettista, l’architetto Siza, alla sua sensibilità, la definizione di un rapporto dialettico con l’isolato omogeneo interamente a corte in cui si inserisce il progetto, isolato all’interno del quale il Palazzo Rusnati, rappresenta testimonianza settecentesca di grande valore.

La scelta linguistica sarà cioè coerente, come dovrebbe essere ovvio a tutti, con la personalità di un progettista che ha ricevuto i più alti riconoscimenti internazionali e non solo Gallarate ed i suoi cittadini, ma anche la critica architettonico-urbanistica nazionale ed internazionale potrà e vorrà fare le sue considerazioni e valutazioni.

Sicuramente ci saranno commenti e giudizi differenti, ma possiamo essere certi che verrà lasciato con questa variante, con questo progetto, un segno di qualità, soprattutto coerente con il tessuto storico- urbanistico della nostra città, di interesse nazionale ed internazionale”.

La maggioranza, Sel compresa, in consiglio ha parlato di ferita aperta da ricucire. Difficile non considerare tale quel cumulo di macerie all’interno del centro storico, che da più di 3 anni è nascosto da un parapetto grigio.

Il capogruppo della Lega, Bonicalzi (che nulla ha da spartire con l’omonima impresa), ha espresso un voto contrario perché alla città non interessa questa ferita, interessa altro. Non interessa, secondo la Lega, che da quasi 4 anni ci sia in via Roma un buco di polveri e macerie e che ci siano a delimitarlo balaustre desolanti che certo non aiutano il decoro cittadino. Da chi, anche giustamente, fa quotidianamente presente bottiglie abbandonate nelle vie, mi sarei aspettata una pari attenzione al luogo. Anche se quel degrado è frutto di colpevoli comportamenti di appartenenti alla presunta padania.

Viceversa il centrodestra si è scoperto ambientalista. Lì ci doveva andare un parco. Come avrei proposto io allora. Al di là che la proposta la fece l’ex vicesindaco Caravati (e io diedi il mio apprezzamento alla proposta – è anche agli atti del consiglio comunale perché feci una question time il 29 settembre 2010), giova ricordare che nel PGT vigente, approvato dal centrodestra, lo spazio in questione è indicato come area di “intervento edilizio in corso con parti di edificio meritevoli di particolare tutela”. Non è indicato a verde. Non venne fatto un esproprio né si destinò un capitolo in bilancio all’uopo (perché l’eventuale abuso edilizio, su cui la magistratura continuerà il proprio percorso, non prevede la confisca della proprietà che è ovviamente privata).

Così io vengo definita ambientalista euforica quando sostengo una variante al PGT che preserva dal cemento le aree verdi intorno alla SS336, mentre quando condivido un progetto edilizio che va a sanare una ferita su un’area già edificata e urbanizzata, mi si accusa di “consumare suolo”.

Prendo atto della difficoltà linguistica e concettuale a comprendere cosa sia il consumo di suolo.

Resta il fatto, grave, che altri e non io e l’attuale maggioranza, portano la responsabilità dell’approvazione di un piano “di recupero” che cancellò per sempre quei cortili. Che altri governavano quando in agosto anche la facciata della villa venne abbattuta. Che oggi chi governa si assume il compito di sanare una ferita, che non potrà essere mai completamente rimarginata. Giacché non è più possibile recuperare alcunché.

Il piano adottato prevede un’edificazione di qualità, che si inserisce storicamente nel tessuto urbano, con una piccola diminuzione delle volumetrie, 20 parcheggi ad uso pubblico in previsione della pedonalizzazione di piazza Garibaldi e un passaggio pedonale fra via Roma e via Postporta. Oltre agli oneri di urbanizzazione dovuti.

Si poteva fare altro? Si sarebbe potuto pretendere il mantenimento dell’esistente. Se l’esistente fosse ancora tale. Ma le uova sono state rotte tanto tempo fa. E la frittata da rigirare è sparita con le uova.

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  1. antonio riccardi permalink
    19 aprile 2014 23:17

    Pur non essendo di Gallarate ricordo perfettamente le battaglie di Cinzia e dei compagni contro l’abbattimento di Villa Calcaterra . E che però gli stessi che avevano permesso quello scempio storico e architettonico strepitino contro il tentativo di sanare quella ferita , dimostra ancora una volta che di ipocriti ce ne sono ancora molti in giro e stanno tutti nel centro destra.
    Dai Cinzia continua così .Con la ragione e con la passione si può vincere .

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