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25 aprile 2014. Per un impegno quotidiano di Liberazione

22 aprile 2014

25 aprile

Come usuale, il ritrovo sarà al Cimitero Centrale di viale Milano, alle 9.00. Dopo la messa e la deposizione delle corone al Sacrario e alla Tomba del partigiano, partirà il corteo verso piazza Risorgimento e poi largo Camussi, al Monumento della Resistenza. Qui ci saranno gli interventi del sindaco e di Michele Mascella, presidente dell’ANPI di Gallarate. Al termine, l’inaugurazione della Mostra “Sulla stessa strada” (aperta al pubblico dal 25 Aprile al 4 maggio nella sala espositiva di Palazzo Minoletti), a cura dell’ANPI, con l’esposizione dei lavori degli studenti dell’Istituto Falcone che hanno partecipato a un ciclo di incontri su fascismo, Resistenza, Costituzione. http://www.selgallarate.it/?event=sulla-stessa-strada

Anche quest’anno dunque festeggeremo il 25 aprile. Col rischio, ogni anno che passa, che sia sempre più una incompresa e rituale celebrazione.

A quasi 70 anni dalla Liberazione, dalla Resistenza, dalla lotta al nazifascismo, dalla sconfitta del nazifascismo, perché ci si ostina a volere ricordare la Shoa, le camere a gas, le leggi razziali, l’assassinio di massa programmato ossessivamente fin nei piccoli particolari di ebrei, zingari, omosessuali, oppositori politici, di chiunque non rispettasse i sacri canoni della pura razza ariana?

Basterebbe forse rispondere che è perché c’è chi ostinatamente continua a nascondere quanto accaduto, a giustificarlo, a sostenerlo. E che allora è bene che la storia sia conosciuta, siano individuate le responsabilità -anche italiane-, si capisca come sia potuto accadere. Che ruolo ha avuto il razzismo. Che ruolo ha avuto l’indifferenza. Che ruolo ha avuto la paura. Che ruolo ha avuto la manipolazione dell’informazione. Che ruolo hanno avuto l’indottrinamento e l’eliminazione di ogni voce critica.

Ma la festa del 25 aprile non è solo una festa “storica”, che riguarda il passato. Non è solo avere una giusta memoria. E’ una festa contemporanea. Perché in forme diverse è quello stesso razzismo, quella stessa indifferenza, quella stessa paura, quella stessa manipolazione dell’informazione, quella stessa eliminazione di voci critiche (e con esse della democrazia e della partecipazione) che stanno nuovamente prendendo forza in Italia, in Europa, nel mondo. Quello stesso tentativo di escludere e mettere ai margini senza diritti e cittadinanza altre persone, per evitare di essere esclusi e messi ai margini a nostra volta.

La lezione più importante di Auschwitz (ma anche dei gulag, di Hiroshima, di Guantanamo), quella per cui vale la pena fermarsi ancora a ricordare, non è solo che potremmo essere anche noi rinchiusi dietro al filo spinato o nelle camere a gas, ma che potremmo essere noi a stare di guardia o a spruzzare nelle condutture cristalli di sale bianchi.

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