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Nuove marginalità. Stasera a Ferno

6 giugno 2014

ferno

Nessuno nasce povero.

Un’affermazione che faceva già negli anni ’80 Tonino Bello. “Magari si nasce poeti, ma non si nasce poveri. Poveri si diventa, come si diventa avvocati”.

Sembra un’affermazione falsa. Certo che è diverso nascere da genitori etiopi in fuga dalla siccità, in una favelas brasiliana o in un orribile casermone nell’hinterland milanese o palermitano oppure nella famiglia reale britannica. Ma nel momento in cui si nasce, si nasce uguali. Un istante dopo, un solo istante dopo, si diventa poveri. O ricchi.

Sono quindi le condizioni sociali in cui si nasce, a renderci poveri o ricchi.

La povertà dunque è una costruzione sociale, un prodotto sociale. Il prodotto di un’organizzazione sociale, economica, del lavoro e del potere che ha privilegiato la libertà economica a discapito della giustizia sociale.

La lotta alla povertà (non la lotta ai poveri) per essere efficace deve quindi comprendere la volontà e la progettualità di cambiare le condizioni che producono povertà. Qualunque intervento sociale, pur animato dalle migliori intenzioni, che non comprende questa progettualità, aiuta certo il povero a sopravvivere ma contribuisce a mantenerlo in povertà, perché accetta e riproduce le dinamiche che producono l’ingiustizia.

Stasera, comincerò così…

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