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Il lupo perde i voti, ma non il vizio (di nuovo su Casa Calcaterra)

1 ottobre 2014

Il consigliere Massimo Bossi ci e mi accusa, in consiglio comunale, di avere lasciato proporre  il progetto di Alvaro Siza sull’area della fu casa Calcaterra, dall’impresa Bonicalzi, proprietaria dell’aria. Di nuovo. Pare l’unico argomento di suo interesse. Nulla dice per esempio sul Fare, neanche uno “scusatemi” ai cittadini. Nulla neppure sulle indagini e le condanne della Magistratura per l’aria ex Maino, dove sorge l’Esselunga.

Ma affrontiamo il merito. La storia parte da lontano. Come molti si ricorderanno nell’agosto 2010, la villa ottocentesca di via Roma venne abbattuta. L’autorizzazione del piano di recupero, a firma dell’architetto Miano, risale però al giugno 2005. Nel progetto si prevedeva solo il mantenimento di due prospetti della villa, con l’eliminazione delle belle e preziose corti. Il permesso di costruire è del 16 marzo 2007. La presentazione di Autorizzazione Paesaggistica per variante risale al 15 dicembre 2008 e il rilascio dell’autorizzazione al giorno 8 maggio 2009. Come ricordò l’impresa Bonicalzi, senza obbligo al mantenimento della preesistente parte strutturale.

Nel PGT vigente, quello approvato dal centrodestra, l’area è indicata come area di “intervento edilizio in corso con parti di edificio meritevoli di particolare tutela”. Non è indicato a verde. Non venne fatto un esproprio né si destinò un capitolo in bilancio all’uopo (perché l’eventuale abuso edilizio, su cui la magistratura continua il proprio percorso, non prevede la confisca della proprietà).

Dal 2010, nascosto dietro all’ancora presente parapetto grigio, sono rimaste le macerie.

Il centrosinistra ha approvato un progetto che avesse al suo interno alcuni interventi di interesse pubblico: il parcheggio per 20 posti auto (necessari a trovare sostituzione dei parcheggi di piazza Garibaldi) e il passaggio pedonale che collegherà via Roma con via Postporta, evitando a chi preferisce la mobilità dolce un bel pezzetto di strada. Oltre agli oneri dovuti e non a scomputo. Ha anche chiesto che il progetto fosse di qualità, e infatti è stato fatto da un importante architetto. Che comunque si è confrontato con la commissione paesaggistica cittadina, che ha insistito (anche pretendendo delle modifiche) perché la nuova costruzione ricucisse il tessuto storico mediante la ricostruzione della precedente tipologia a corte, perché insomma, pur nella sua modernità, l’intervento tenesse conto del contesto in cui si inserirà.

Come già detto in passato, mi sarebbe piaciuto chiedere di mantenere l’esistente, la villa e le corti. Peccato che non c’è più nulla da mantenere, peccato che quando il consigliere Bossi era assessore all’urbanistica, diventarono macerie.

Ora il consigliere Bossi, lamenta che il progetto è stato presentato dall’impresa Bonicalzi. Cioè dai proprietari dell’area. Lascerò perdere le illazioni sulle poltrone (perché delle proiezioni si occupa la psicanalisi e non la politica). Mi concentro sull’aspetto amministrativo: fosse stato il consigliere Bossi al governo della città avrebbe impedito l’edificazione (che nel suo PGT è permessa) da parte dei proprietari dell’area, mentre l’avrebbe concessa se i proprietari avessero venduto l’area ad altre imprese.

Non so se ve la ricordate, ma a me è venuta immediatamente a mente una lettera che i Bonicalzi scrissero nel 2010 dopo il (giusto) fermo ai lavori, che allora definii inquietante. Senza troppi giri di parole, l’impresa affermava di non volere pagare tangenti, lasciando ben intendere che altro era invece l’andazzo – ne scrissi nel 2010 qui: https://cinziacolombo.wordpress.com/2010/08/24/linquietante-lettera-della-bonicalzi-costruzioni/

Ora Forza Italia lamenta che l’amministrazione ha lasciato che i proprietari dell’area presentassero un progetto. A costruire doveva essere un altro. Chi? Ce lo vuole suggerire il consigliere? E’ così che governava? Ha dunque fondamento la lettera che venne scritta?

Tante domande che aspettano una risposta. Mentre con certezza la variante generale del PGT (la cui VAS è depositata) parla di consumo zero di suolo, di riqualificazione del già costruito, di trasformazione in terreni agricoli delle aree verdi in 336, là dove il centrodestra ha previsto oltre un milione di metri cubi, aprendo ad ogni destinazione possibile -dal direzionale alle strutture di servizio (centri di formazione, ricerca, spazi di relazione tra domanda e offerta, centri di rappresentanza, attività espositive e di promozione dei prodotti…), dalle attività turistico-ricettive e quanto ad esse correlate (sale congressi, ristorazione, centri benessere, centri sanitari/assistenziali) a edifici per la cultura, il tempo libero, lo sport, spazi per spettacoli e manifestazioni, intrattenimento, pubblici esercizi, residenza, medie e grandi strutture di vendita.

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