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Operazione San Tommaso per chi non crede che è possibile superare l’incenerimento dei rifiuti

8 ottobre 2014

 

Il 17 settembre diverse associazioni della provincia di Varese e Milano hanno accompagnato gli amministratori dei comuni soci di ACCAM a visitare la società estense servizi ambientali (SESA). Operazione San Tommaso, l’hanno chiamata: vieni a vedere -se non ci credi- che le alternative all’incenerimento sono già esistenti e consolidate.

E a Este abbiamo visitato un’azienda, nata nel 1995, che ha un bilancio in attivo (incredibile visti i bilanci in rossissimo di AMSC, AGESP, AMGA), che si è progressivamente ampliata nella gestione dei rifiuti fino ad occupare 297 lavoratori (di cui circa 90 amministrativi). Oggi SESA si occupa della raccolta differenziata, del trattamento della FORSU – la frazione organica dei rifiuti- da cui produce energia da biogas e compost per l’agricoltura, di selezione e valorizzazione della frazione secca, di produzione di energia attraverso impianti fotovoltaici.

La parte più utile da studiare rispetto alle scelte che si dovranno fare su ACCAM, è l’impianto di selezione automatica dei rifiuti. Attraverso lettori ottici, dai rifiuti indifferenziati che vengono fatti scorrere su nastri trasportatori, si raccolgono altra plastica, carta e cartone, metalli, vetro che erano stati erroneamente buttati nella frazione secca. Così si può recuperare un ulteriore 30% di rifiuti differenziabili, che andrebbero altrimenti persi. Ciò, abbinato a una sempre migliore raccolta differenziata (che con la tariffazione puntuale può essere incrementata – ci dicono i dati dei comuni dove è stata attuata- di almeno il 15%), riduce enormemente la quantità di rifiuti da buttare, tanto da rendere inutile l’incenerimento (anche perché quel che resta è per lo più materiale non bruciabile o che produce poco calore).

L’impianto ha poi la particolarità di essere flessibile. Così con il miglioramento della raccolta differenziata, che fa diminuire l’utilizzo dell’impianto perché diminuisce la quantità di secco, i lettori ottici possono anche valorizzare quanto già differenziato, dividendo per esempio la plastica per colore o per polimero o dividendo carta e cartone. Con possibilità di commercializzare meglio, incrementando utili e difesa dell’ambiente.

Sotto alcune foto che mostrano come funziona: di per sé un meccanismo semplice che sfrutta la gravità e l’innovazione tecnologica.

Ironia della sorte, la visita si è svolta proprio il giorno dopo la pubblicazione del decreto Sblocca Italia, che fra tante altre cose (asfalto per strade e autostrade -a cui vengono destinati il 47% dei fondi-, gasdotti e rigassificatori -art. 37-, trivellazioni -art. 38) definisce gli inceneritori “infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale” prevedendo un bacino di riferimento per lo smaltimento dei rifiuti fino a completa saturazione del carico termico dell’impianto, dimezzando i tempi per le valutazioni di impatto ambientale e le autorizzazioni.

La sfida si fa dunque più dura e più urgente. Perché alla paura di innovare, alle difficoltà reali da affrontare per riorganizzare il ciclo dei rifiuti e per la necessaria bonifica dell’area, ci si aggiunge anche il Governo che, escludendo ogni possibilità di partecipazione e scelta locale, piega il diritto alla salute dei cittadini e le necessità ambientali di riciclare i rifiuti agli interessi economici delle lobby dell’incenerimento.

Su questo tema non vale il “ce lo chiede l’Europa”, perché il pacchetto UE sull’economia circolare punta su riuso e riciclo, prima ancora che per una attenzione ambientale perché evidenzia la scarsità di risorse e la volontà delle economie emergenti di non esportare più le loro. Né vale il richiamo all’innovazione. L’innovazione vale evidentemente solo quando si tolgono diritti ai cittadini, non quando se ne deve tutelare la salute e la qualità di vita.

Qui info su revamping ACCAM https://cinziacolombo.wordpress.com/2014/06/17/accam-perche-si-sia-tutti-parte-della-decisione/

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