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ACCAM: cambiare si può (e lo chiedono i cittadini)

30 novembre 2014

E’ stata una mattinata uggiosa al gazebo di SEL contro il revamping di ACCAM per il recupero e il riciclo dei rifiuti. Non c’era, a essere sincera, tantissima gente in giro. Eppure una cosa è certa: ormai le persone “comuni”, chi passeggia per la piazza sa di cosa stiamo parlando, sa di ACCAM, dell’inceneritore, della possibilità che venga smantellato per sempre. E lega l’inquinamento alle tragedie di questi tempi, con una consapevolezza e una dichiarata volontà di cambiare strada. Come ha detto un signore stamane, nella sua semplice saggezza: “continuiamo a buttare su fumo e poi non stupiamoci del tempo che cambia e dei disastri che combina”.

contarina  http://www.selgallarate.it/

Il presidente di ACCAM ha dato i numeri: nel caso si fermi l’inceneritore, ipotizza perdite patrimoniali, disastri nel conto economico, mettendo addirittura in forse la sopravvivenza della società. Con l’evidente fine di convincere (con la paura anziché con la forza della ragione) al revamping dell’inceneritore, proprio mentre un numero sempre più crescente di cittadini e amministrazioni comunali stanno sostenendo la via della fabbrica dei materiali, cioè la via del recupero delle materie (carta, plastica, alluminio, vetro, umido…).

Poiché è chiaro che il recupero delle materie riciclabili conviene alla salute e all’ambiente, che è utile anche al sistema produttivo cominciare a “produrre” materie prime con il riciclo e diminuire la dipendenza dalle importazioni e dalle fluttuazioni (sempre in aumento) dei prezzi, si prova a mettere in discussione la sostenibilità economica della scelta di vie alternative all’incenerimento dei rifiuti.

Bene. Proviamo allora ad affrontare il tema dal punto di vista meramente economico.

Contarina SpA (consorzio della provincia di Treviso) ha oggi una percentuale di raccolta differenziata dell’85% contro la media lombarda del 52% (nei nostri Comuni siamo al 63%). La produzione di rifiuti indifferenziati (il sacco viola) è di circa 50 kg per abitante contro gli oltre 220 kg lombardi. Da questi si recupera altra carta e plastica con impianti di trattamento a freddo (la fabbrica dei materiali) con l’obiettivo di arrivare a breve a 30 kg e tra pochi anni a 10 kg di secco residuo.

Ogni cittadino dei comuni gestiti da Contarina  SpA paga circa 100 euro l’anno contro la media del nord Italia di 158 euro (con un aumento, negli ultimi 10 anni, dell’8 %, contro il 57% nazionale): a diminuire i costi, una efficiente raccolta porta a porta e l’introduzione della “tariffa puntuale” (si paga per i rifiuti che si producono: meno rifiuti, minori costi). Con una percentuale di abbandono dei rifiuti non diversa dal resto del nord Italia, dove la tariffazione puntuale non è applicata.

Non avendo inceneritori da alimentare non c’è interesse a “produrre rifiuti”, ma si punta a generarne il meno possibile, recuperando tutto il differenziabile, abbattendo i costi e rispettando l’ambiente.

ACCAM presenta invece tutt’altro quadro economico nonostante gli alti costi di conferimento: un milione di perdita nel 2013 un milione e seicentomila del 2014. Con il revamping, però, ci viene promesso un bilancio in attivo.

Quel che non viene divulgato è che perché ciò avvenga, è necessario che il prezzo dell’energia elettrica resti stabile, che proseguano nei prossimi 30 anni gli incentivi statali per gli ex certificati verdi, che si crei e si mantenga una richiesta elevata a prezzi congrui del teleriscaldamento, che il prezzo di conferimento resti stabile a fronte di una concorrenza che invece sta negli anni abbassando le tariffe, che il bacino di conferimento sia di almeno 610 mila abitanti (più dell’attuale) e che nessuna amministrazione mai decida di rivolgersi ad altre società che fanno prezzi più bassi.

A fronte di un investimento per il revamping di 40 milioni di euro, basterebbe quindi la diminuzione degli incentivi statali o qualche altro fatto non controllabile dalla società e dai soci, per mettere a repentaglio il precario equilibrio aziendale.

Viceversa, la Fabbrica dei Materiali, che richiede un investimento di 13 milioni di euro, ha una gestione flessibile, slegata dai fattori esterni. Con il progressivo miglioramento della raccolta differenziata, che fa diminuire l’utilizzo dell’impianto perché diminuisce la quantità di secco, si può valorizzare anche quanto già differenziato, dividendo per esempio la plastica per colore o per polimero o dividendo carta e cartone. Con possibilità di commercializzare meglio, incrementando utili e difesa dell’ambiente.

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