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Dissento. E non perché non abbia paura anch’io.

15 luglio 2015

Dissento. Dissento da tutte quelle parole sprecate sulla sicurezza in consiglio comunale per l’approvazione del regolamento della Polizia Locale. Beninteso, sono anch’io impegnata a costruire (e non a inseguire) il consenso. Con i progetti che costruiscono coesione sociale attraverso la promozione della socialità, dei legami sociali, della cittadinanza attiva cerco di costruire consenso. Non verso di me o verso la mia forza politica o la maggioranza. Ma verso un’idea di città e di benessere e ben-vivere.

Viceversa la discussione del regolamento della polizia locale, che pure contiene aggiornamenti necessari, è stata usata per inseguire voti raccolti sulle paure. Alimentandole.

Ma cos’è la sicurezza?

Io mi sento sicura se ho una casa senza il timore di non riuscire a pagare l’affitto o il mutuo. Se ho un lavoro stabile e dignitoso. Se so di poter contare sulla pensione nella vecchiaia o su un ospedale se mi ammalo. Mi sento sicura se ho degli affetti familiari, se mi rimane del tempo libero per costruire relazioni che non mi fanno sentire sola.

Mi rende invece insicura la presenza, forte anche nelle nostre zone, della criminalità mafiosa, il rischio di perdere il lavoro e il diffondersi del lavoro nero, del lavoro sottopagato e precario. Mi rende insicura la privatizzazione e il progressivo smantellamento dei servizi, per cui non so se avrò sempre i soldi per pagare i ticket o i farmaci. Mi rende insicura una cultura maschilista che giustifica la violenza sulle donne (se esci la sera, te la cerchi!). Mi rende insicura la violenza dilagante, che fa accoltellare per un parcheggio, o la fretta compulsiva che fa sfrecciare auto a 80 chilometri all’ora. Mi rende insicura sapere di politici corrotti e imprenditori corruttori che riciclano rifiuti pericolosi nei muri delle scuole, o riempiono di ormoni e OGM il cibo, o devastano territori per costruirci un’autostrada, una linea ferroviaria veloce e inutile, un rigassificatore.

Una persona sdraiata su una panchina, non rende la mia vita più pericolosa. Una persona che chiede l’elemosina, non rende l’esistenza più rischiosa. Magari può dare fastidio, posso trovarlo maleducato, posso provare disgusto, o senso di colpa. Molto più probabilmente tenterò di guardare da un’altra parte. Per non vedere. Per autodifesa. Perché so che anche a me potrebbe accadere di restare senza casa, senza l’essenziale per sopravvivere con dignità. Come purtroppo sta accadendo a molti e molte.

Come gli struzzi, che a nascondere la testa, il problema scompare, non mi riguarda e non mi riguarderà. Così che posso sedare l’angoscia della consapevolezza di essere a rischio, di potere anch’io perdere quello che ho. E magari di continuare ad illudermi di poter anch’io, prima o poi, permettermi un panfilo, industria che nella crisi attuale continua incredibilmente a crescere. A testimonianza che di fronte al crescere dei poveri, c’è chi si arricchisce sempre di più.

Ma come ben sa chi non ritira più la posta per non trovarsi in mano le bollette che non riesce a pagare, chiudere gli occhi non risolve i problemi. Semmai li aggrava.

Allora dovremmo affrontarla quella paura e quel fastidio che proviamo nel vedere chi è senza casa, senza soldi, senza cure, senza dignità, senza speranza, senza futuro.

Scopriremmo che non abbiamo paura di chi chiede l’elemosina. Abbiamo paura del rischio di diventare come lui.

Zygmunt Bauman la chiama paura liquida: escludere altre persone per evitare di essere escluse a nostra volta.

Solo riconoscendo la paura, nominandola, affrontandola, si possono individuare le vere cause di tanta insicurezza. E quindi cominciare ad agire per cambiare, per dare sicurezza vera, che non si raggiunge facendo alzare un ragazzo o un barbone da una panchina o vietando l’accattonaggio. L’alternativa è continuare a scacciare il povero dal nostro sguardo, mentre la schiera di chi dorme su una panchina cresce e raccoglie tante persone che mai avrebbero pensato di trovarsi in quella situazione. E magari un giorno anche noi.

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One Comment leave one →
  1. Beatrice permalink
    16 luglio 2015 07:19

    consiglio anch’io la lettura di Zygmunt Bauman

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