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San Francisco (840.000 abitanti) a rifiuti zero

27 settembre 2015

Lo segnala l’Ecoistituto della valle del Ticino: San Francisco è determinata a raggiungere i rifiuti zero

In un articolo del “Guardian Weekly” dal titolo “San Francisco vicina a trasformare l’obiettivo rifiuti zero in realtà” si fa la storia e le iniziative di san Francisco verso rifiuti zero.

Si parte dall’impianto di compostaggio di Vacaville, ricordando che il compostaggio è una parte essenziale per arrivare a rifiuti zero ed eliminare due importanti fonti di inquinamento: gli inceneritori e le discariche.

Si passa dall’ultima decisione di vietare la vendita delle bottigliette di plastica nei suoli pubblici alla possibilità di vietare la vendita di tutte le bottiglie di plastica.

La storia continua a quando, nel 2002, San Francisco decise di dichiarare l’obiettivo rifiuti zero. “La gente diceva che eravamo pazzi”, Blumenfeld ammette con un sorriso. Ma uno studio effettuato al momento aveva dimostrato che il 90% dei rifiuti in discarica poteva essere riciclato e che la parte principale era il cibo. Così è iniziato il lavoro per diminuire e recuperare gli scarti di alberghi e ristoranti.

Uno degli obiettivi era quello di raggiungere il 75% di riciclo nel 2010 così, quando nel 2007-08, il riciclo ristagnava intorno al 70% venne presa un ulteriore misura: via i sacchetti di plastica gratis dai supermercati.

Poi nel 2009 compostaggio obbligatorio per tutte le case.

Con queste iniziative nel 2010 è stato raggiunto il 77% di riciclo che oggi ha superato l’80%.

“San Francisco è ancora lontana dal suo obiettivo del 100% di riciclo – dice Reed ( responsabile delle pubbliche relazioni presso Recology) – ma ce la faremo”.

Già inquadrati i prossimi obiettivi: vietare il polistirolo ed il cellophane oltre a favorire la diffusione dei pannolini lavabili.

Una strada lunga e tortuosa quella seguita da San Francisco, ma seguita con convinzione e determinazione.

È la strada che porterà una città di 840.000 abitanti all’obiettivo rifiuti zero.

Qui l’articolo del Guardian

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