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Gallarate allagata

18 settembre 2016

Se le strade e i ponti di Gallarate si fossero allagati 4 mesi fa, i giornali locali avrebbero probabilmente intitolato “Guenzani e la sua giunta allagano la città”. Ma visto che è successo dopo, hanno rilegato la notizia in fondo pagina, in un articoletto in cui si intervista la Protezione Civile, che ovvio fa quel che può (e fa tanto e bene) nell’intervenire sull’emergenza.

Così i fake di facebook si limitano ad evidenziare quanto ha piovuto. Che con la giunta Guenzani, si sa, i ponti si allagavano quando c’era il sole.

A prescindere dai colori delle giunte, io continuo a sostenere che se ci sono bombe d’acqua, le strade (e le case e le attività produttive) si allagano. E non è colpa dei tombini otturati. I tombini devono essere puliti, ovvio. Ma la loro funzione serve a drenare l’acqua quando la pioggia è ordinaria. Quando piove così tanto in breve tempo, anche il tombino pulito non serve. Perché se l’acqua è così tanta, non riesce a smaltirla. E quando il livello dell’Arnetta è più alto del livello di immissione del Sorgiorile, non c’è manutenzione che tiene. Per la legge dei vasi comunicanti, l’acqua non entra più nell’Arnetta e anzi torna indietro.

Questo valeva per Guenzani a maggio e vale a settembre per Cassani.

E’ tutta colpa della natura allora? No. Il clima sta evidentemente cambiando, ma se qualcuno lo dice, viene subito etichettato come untore ambientalista che vuole impedire il progresso (e se lo dice in TV, il suo programma viene eliminato!). E il clima cambia per i nostri comportamenti e per le scelte politiche che vengono fatte (o non fatte).

Quindi a livello locale siamo impotenti? In parte sì, alcune scelte non possono che essere a livello statale, europeo, persino globale. Ma, nel locale, possiamo essere concausa del problema o parte della soluzione.

Come si studia alle elementari, sappiamo che l’acqua viene assorbita dalla terra. Se si copre la terra con il cemento, l’acqua non può che scorrere. E, quando è tanta, allagare. Scegliere di mantenere il verde oppure scegliere di costruire equivale a essere parte della soluzione (nel primo caso), oppure a essere concausa del problema.

L’avere scelto il consumo zero di suolo (che non significa fermare l’edilizia, ma fare costruire là dove è già costruito) è scegliere di essere parte della soluzione. Decidere di costruire là dove ci sono prati e boschi è essere concausa del problema. Volere costruire nella zona verde della 336 è chiaramente essere parte del problema. Anche se i grandi costruttori ringraziano e i giornali locali smettono di sbatterti in prima pagina ad ogni acquazzone.

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