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Nasce Sinistra Italiana. Quel che penso io

18 febbraio 2017

Sinistra Italiana nasce perché c’è alternativa. Non dobbiamo solo affermarlo, dobbiamo dimostrarlo.

Che ci sia bisogno di alternativa è oggi un dato aggettivo, che ha pure ampio consenso. La stagione del “pensiero unico” è superata: allora la stragrande maggioranza delle persone credeva che il libero mercato, la libera concorrenza e la crescita avrebbero migliorato la qualità della vita di ognuno. Oggi sappiamo che non è così, la maggior parte delle persone ha purtroppo direttamente sperimentato che non è così.

Ma sono gli stessi poteri che hanno creato e reso egemone il “pensiero unico” a costruire l’alternativa. Un’alternativa regressiva. Loro che sono stati e sono tuttora il vero establishment si fanno paladini della lotta all’establishment. E riescono a convincere, mantenendo intatti i loro interessi e il loro potere.

Dobbiamo dunque dire che c’è alternativa, ma dobbiamo anche dire quale è la nostra alternativa, cosa noi proponiamo. E dobbiamo dimostrare che la via che indichiamo è percorribile.

Altrimenti, se non ne siamo capaci, la sola via che resta è tentare di sopravvivere. E per sopravvivere, in tempi di crisi, bisogna escludere per non essere esclusi. E la paura di diventare quelli da escludere diventa il metro di ogni scelta personale e collettiva.

E’ questa nostra incapacità di proporre un’alternativa che qui ed ora cominci a produrre cambiamenti reali nelle vite di ciascuno e ciascuna, un’alternativa che non sia la consolazione del “avevamo ragione noi” ma non siamo riusciti a impedire che ciò che denunciavamo accadesse, è questa incapacità ad averci reso ancor prima di iniziare un partito degli istituzionali, dei parlamentari, assessori, consiglieri. Un partito che ragiona quasi esclusivamente di elezioni.

Non è colpa di chi sta nelle istituzioni, almeno non è solo colpa loro. Non ci sono colpe individuali da ricercare, ma semmai riconoscere una responsabilità collettiva e riconoscerci una difficoltà oggettiva. Non è infatti facile oggi dimostrare che un’alternativa è concretamente possibile.

Dobbiamo innanzitutto abbandonare la ricerca dei colpevoli, di chi è più bravo, di chi è stato bravo per primo, del traditore. A sinistra chi la pensa diversamente è subito etichettato come traditore, E il confronto finisce. Diciamo tanto quanto il confronto e la diversità siano arricchenti, ma poi non riusciamo fra noi a praticare questa verità.

Confronto non vuol dire alleanza elettorale. Vuol dire capacità di confrontare il proprio pensiero con quello altrui e cercare comunanze di lotta.

Potremo costruire un partito che non pensa solo alle elezioni se riusciremo a proporre un’alternativa che sappia dire come produrre cambiamenti anche senza essere al governo. Oggi ancora non ci riusciamo e quindi l’unica strategia che abbiamo è quella elettorale. Non voglio sottovalutare l’importanza del governo: ho contributo a governare una città per 5 anni e so bene che amministrando si possono fare scelte importanti per il bene comune. Ma solo se riusciremo a dire come ottenere dei risultati anche senza essere al governo, le scelte sulle alleanze diventeranno un elemento e non l’elemento delle nostre scelte.

Sinistra Italiana deve poi diventare un partito dove ciascuno, da me a Nicola Fratoianni, studia, elabora e fa concretamente. Tutti e tutte dobbiamo essere in grado di analizzare la crisi, di contribuire a proporre proposte e –banalizzo- montare un gazebo.

Agire i conflitti ed elaborare insieme. Insieme sia come pratica collettiva (lo facciamo insieme) sia come ciascuno fa entrambe le cose.

Credo che la centralità della nostra alternativa debbano essere i diritti. Il diritto al lavoro, alla sua sicurezza, a un salario almeno dignitoso, il diritto alla salute, a vivere in un ambiente sano, i diritti delle donne e i diritti civili, il diritto alla cultura e all’istruzione, il diritto di cittadinanza, il diritto alla pace.

C’è un elemento che incide su ogni diritto: l’economia.

Non voglio ricondurre tutto alla contraddizione capitale-lavoro. So bene che esistono una contraddizione di genere e una contraddizione ambientale non inglobabili nella prima. Ma l’attacco ai diritti ha una forte radice economica.

Sono state proprio le donne lombarde a evidenziare come le politiche familistiche di Formigoni (poi allargatesi a tutta Italia) hanno una matrice maschilista e una matrice economica: si possono chiudere e privatizzare i servizi solo se a casa c’è una donna che si prende cura di bambini e anziani. E anche del maschio lavoratore che deve ripresentarsi al lavoro riposato e rifocillato.

Cominciamo a farla dunque Sinistra Italiana, consapevoli dei tanti limiti che abbiamo che vanno nominati (e non nascosti) per poterli superare. Diciamo con chiarezza che vogliamo cambiare l’Italia, l’Europa, il mondo. Diciamo anche come cambiarli e quali strade dobbiamo percorrere.

E poi, soprattutto, iniziamo quelle strade noi per primi finalmente a percorrerle.

 

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