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ospedale unico?

25 febbraio 2017

sabato 25 febbraio dalle ore 17 a davanti all’ospedale di Busto Arsizio e domenica 26 febbraio davanti all’ospedale di Gallarate si terrà una raccolta firme contro l’ospedale unico (che da articoli della stampa vorrebbero fare sorgere a Busto nel quartiere di Beate Giuliana).

Intanto i primi risultati della volontà di accorpare iniziano a manifestarsi: aumento dei tempi di attesa, diminuzione dell’operatività.  Dati alla mano accorpare gli ospedali significa tagliare la sanità, in favore del privato.

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I primi passi per la chiusura degli ospedali di Gallarate e Busto Arsizio vengono silenziosamente compiuti.

I trasferimenti dei reparti di urologia e otorino da Gallarate a Busto Arsizio e della neurologia da Busto a Gallarate non hanno portato una migliore efficacia, come promesso, ma ulteriori disagi ai pazienti.

Non solo è venuta meno la continuità dei medici nella cura dei pazienti prima garantita, non solo strumenti all’avanguardia comprati con soldi pubblici dell’urologia di Gallarate restano inutilmente ad impolverarsi, ma sono aumentate le liste di attesa e diminuita l’operatività.

Per fare un esempio, per un’operazione di urologia i tempi di attesa sono passati da 6 a 14 mesi. Oltre un anno di attesa. Magnifica davvero questa efficienza della sanità lombarda. I posti letto, con l’accorpamento a Busto Arsizio, sono stati quasi dimezzati e di conseguenza è diminuito il numero delle operazioni.

Sorte non diversa per chi ha necessità di un ricovero per gli altri reparti accorpati.

A ciò si aggiunge l’ipotesi di chiusura di alcuni laboratori e la preannunciata volontà di lasciare a Gallarate solo la possibilità di donare il sangue, mentre non sarà più possibile effettuare nel nosocomio gallaratese le trasfusioni.

Ecco dunque che i sostenitori dell’ospedale unico procedono, creando disagi ai cittadini e ai lavoratori. Che l’obiettivo sia indurre gli stessi a dire che siccome non funziona più niente, tanto vale chiuderli, è palese.

Peccato che l’eventuale ospedale unico, se probabilmente porterà beneficio a qualche costruttore, ridurrà ulteriormente i posti letto con conseguente incremento dei tempi di attesa. Tanto più che mentre si tenta di accorpare gli ospedali più grandi e di chiudere quelli più piccoli, non si interviene a rafforzare i servizi sanitari territoriali di prevenzione e riabilitazione, ormai ridotti all’osso.

Obbligando chi è malato a rivolgersi al privato. Che guadagna non sulla salute, ma sulla malattia.

Comitato per il diritto alla Salute del Varesotto

qui la pagina FB del Comitato

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