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Il diluvio sulla scuola materna

15 dicembre 2017

E’ caduto il diluvio su una piccola scuola materna di quartiere di Gallarate per avere invitato ad una festa delle persone straniere ad allietare l’evento al suono dei loro bonghi (a titolo assolutamente gratuito). La vicinanza dei bonghi, o più probabilmente delle persone con la pelle nera a Babbo Natale, non è andata giù al sindaco leghista. Di fronte a quelle scandalose foto pubblicate su facebook, ha spinto la presidente della commissione cultura a tuonare contro l’affronto alle tradizioni nostrane (qui trovate lo spassoso curriculum vitae della signora, che dovrebbe però aggiungere che benché madre lingua italiana, la lingua nostrana la parla e la scrive parecchio male già che nei commenti sui social non ha azzeccato un pronome e un “h” dove ci andava… dando così ragione a Moretti per cui chi scrive male pensa male).

Qualche giorno dopo anche Babbo Natale è stato estromesso dalla tradizione: non è un simbolo religioso ha voluto sottolineare il Vaticano. Ed è vero, essendo nato, almeno nella versione oggi diffusa, dall’idea pubblicitaria della Coca Cola.

La cosa non ha prodotto lo stesso sdegno nel leghista nostrano, perché a lui il Babbo Natale, magari verde, piace. Tanto più con le renne, animali notoriamente diffusi in tutta la Lombardia.

Nella baraonda della difesa delle tradizioni (lui che ha venerato l’ampolla del Po e suoi amichetti rasati con tendenze esoteriche verso il sole nero) si sono dimenticati di sostituire nei presepi i cammelli. Diamine, il bambinello e Maria sono ormai di una pelle così candida che paiono essere cittadini di Oslo. Quei cammelli che ci ricordano le origine extracomunitarie proprio non si possono vedere.

Le famiglie gallaratesi sono avvisate: se fate il presepe metteteci dei cavalli e i re Magi, per favore, prima passateli in candegina. Altrimenti le ritorsioni e gli insulti, ve li andate proprio a cercare.

Benché abbia sempre fatto il presepe da bambina (con palme, cammelli, bambinello candido e neve sulla grotta, preveggenza forse dei cambiamenti climatici), sono oggi non credente. Nel rispetto di chi invece crede, a qualunque Dio, purché non voglia impormi il suo credo e i suoi precetti.

Resto però ugualmente sorpresa di come chi crede possa trasformare il Natale, con tutti i significati che ha per la persona di fede cristiana, in una semplice tradizione. Se fossi credente, penserei che tutto ciò sia una vera bestemmia (ma forse il leghista nostrano mi farebbe notare che nel lombardo-veneto le bestemmie sono una tradizione!).

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