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Troppo spritz!

22 ottobre 2017

Fatemi capire. A Gallarate c’è un centro di accoglienza straordinario, un CAS, gestito malissimo, dove le persone non hanno nulla da fare (neppure i corsi di italiano, così per favorire l’integrazione), per cui il gestore (KB srl) guadagna un sacco di soldi (lo dice la stessa srl). Il sindaco anzichè intervenire per pretendere una gestione più corretta e sostenibile per il quartiere, fa di tutto per speculare politicamente sulla situazione, per acchiappare voti di cittadini spaventati. Senza provare a risolvere nulla, ma anzi abdicando al proprio ruolo e dando le colpe agli altri. Lavandosi le mani insomma, lasciando la situazione peggiorare, come se non fosse anche suo compito amministrare quello che accade in città.
E la colpa di tutto ciò è di 2 ragazzi che durante una manifestazione dei profughi, parlano con loro?
Ma ci siamo bevuti il cervello con lo spritz?

qui il comunicato di Sinistra Italiana Gallarate “In città si confabula”

qui le dichiarazioni di Sindaco e KB

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L’ospedale unico non ci sta, a meno di ridurre drasticamente i posti letto

15 ottobre 2017

Maroni, i sindaci di Gallarate e Busto Arsizio, il direttore dell’ASST hanno dichiarato che l’ospedale unico che si vuole costruire, al posto dei 2 ospedali esistenti, avrà 872 posti letto, la somma dei posti letti oggi presenti. Una buona notizia. Che il Comitato per il diritto alla salute del Varesotto ha voluto verificare.

Con l’aiuto di esperti progettisti, che hanno lavorato sulle mappe del PGT, su estratti satellitari, sul geoportale del catasto di regione Lombardia, si è visto che nell’area individuata un ospedale con 872 posti non ci sta.

Secondo gli standard regionali per ogni posto letto bisogna contare 75 mq (di cui 20 a giardino), comprensivo di camere, sale operatorie, spazi esami, laboratori, depositi… Per 872 posti letto significa 65.400 mq. per la parte edilizia. Poi ci sono i parcheggi, indispensabili. Attualmente sono circa 20.000 mq all’ospedale di Busto e 16.000 all’ospedale di Gallarate: una cifra al ribasso perché gli utenti utilizzano anche le strade circostanti e non solo i parcheggi dedicati.

L’area di Beata Giuliana a disposizione è complessivamente di circa 164.673 mq. Ci sono però aree boscate, la Cascina dei Poveri (vincolata) e fasce di rispetto che la norma e non solo il buon senso obbliga a mantenere (tanto più su strade di scorrimento come il Sempione). Tolto queste aree, restano circa 70.000 mq.

Ad oggi gli ospedali di Busto e Gallarate occupano una superficie di 131.080 mq circa (vedi tavole). Se si volessero trasportare insieme, servirebbe costruire una torre di 121 piani di centro metri di lunghezza per 11 metri. Anche a dividere in 10 blocchi, si tratterebbe di cementificare tutta l’area con torri di 12 piani.

Dal calcolo restano escluse le strade che dovranno invece essere costruite (e occupare altro spazio) se l’ospedale dovrà anche essere raggiunto dalle persone.

Gli urbanisti fanno anche notare che l’area individuata non è la più idonea da un punto di vista idrologico (tavola 5).

Delle due, quindi l’una:

o la proposta di ospedale unico è uno spot elettorale di Maroni, in vista delle elezioni della prossima primavera (e allora la si smetta di fare perdere tempo agli uffici comunali e regionali e non si sperperino i 500mila euro previsti per la progettazione),

oppure l’ospedale che si vuole costruire non avrà 872 posti letto, ma molti meno (allora ci si dica quanti posti verranno tolti e dove ci si andrà a curare, visto che il bacino di utenza rimane il medesimo di oggi).

referendum d Lombardia e Veneto: una farsa leghista

8 ottobre 2017

Il referendum di ottobre promosso da Lombardia e Veneto si configura sempre più come uno strumento di competizione tra le diverse anime della Lega e un’occasione persa per un dibattito serio sul rapporto tra Stato centrale e autonomie locali.

Anzi prevalgono ancora una volta tentazioni di un nuovo sovranismo regionale che sacrifica i Comuni e ripropone vecchie ideologie secessionista. Il tutto peraltro con una proposta referendaria tecnicamente e giuridicamente inefficace e inconcludente rispetto all’attuale quadro normativo. Riteniamo questa proposta referendaria sbagliata perché fondata su un’idea di federalismo competitivo tra le regioni e lontana dalle relazioni di solidarietà economica e sociale prevista dalla nostra costituzione. Per queste ragioni riteniamo incomprensibile e strumentale la scelta di Pd e M5S di pronunciarsi a favore del referendum.

Sinistra Italiana non partecipa a questa farsa e invita i cittadini a NON VOTARE il 22 ottobre, per denunciare i limiti e la strumentalità di questa proposta. C’è però la necessità di utilizzare questa occasione per riaprire una riflessione e una mobilitazione sullo stato di condizione delle autonomie locali massacrate da anni di politiche centrali di austerità che le hanno trasformate in bancomat dei governi aumentando la pressione fiscale locale e riducendo i servizi sociali e le tutele ambientali e del territorio, di cui anche le vicende di totale abbandono in cui si trovano le Province e le Città Metropolitane sono solo l’ultimo esempio.

il 30 settembre a Varese, per riprenderci la libertà

28 settembre 2017

E’ importante esserci il 30 settembre a Varese (in piazza Carducci dalle ore 16 alle ore 18) al presidio lanciato dalla CGIL a cui hanno aderito e stanno aderendo tante realtà.

Di nuovo, ancora? Sì, perché è ancora necessario. Sì, per riprenderci la libertà e ridare senso alle parole. Esserci anche per le donne che non ci saranno, che non possono esserci, che hanno paura ad esserci, che pensano che sia naturale e giusto così. Esserci, per noi, per tutte.

Avete tolto senso alle parole

Volete togliere senso ai numeri che parlano di un dramma. 

Non sapete quanto pesa denunciare e quale scelta sia. Ogni denuncia porta con sè la nuova violenza di cronache morbose, pornografiche, che trasformano le vittime in colpevoli.

Non sapete dare un senso al silenzio che le donne scelgono, o a cui sono costrette e lo occultate nelle statistiche che segnano una lieve diminuzione delle denunce, seppellendo nei numeri il peso permanente della violenza, degli stupri, dei femminicidi. 

Avete tolto senso alle parole quando trasformate la violenza contro le donne in un conflitto etnico, razziale, religioso. 

Avete tolto senso alle parole quando difendete il vostro essere uomini, senza pensare all’ulteriore violenza che infliggete: donne nuovamente vittime, oggetto dei vostri conflitti di supremazia.

Quando riecheggia il fatidico “dove eravate?”, vorremmo noi chiedervi “dove siete?” Siamo uscite dal silenzio, abbiamo detto “se non ora quando” ed ancora “nonunadimeno”, abbiamo denunciato i diritti negati con la piattaforma CEDAW. Abbiamo colorato piazze, città, la rete, le nostre vite perché vogliamo vivere ed essere libere.

Reagiamo con la forza della nostra libertà all’insopportabile oppressione del giudizio su come ci vestiamo o ci divertiamo.

Ci vogliamo riprendere il giorno e la notte, perché non c’è un “mostro” o “un malato” in agguato, ma solo chi vuole il possesso del nostro corpo, della nostra mente, della nostra libertà. Non ci sono mostri o malati,ma solo il rifiuto di interrogarsi, il chiamarsi fuori che alla fine motiva e perpetua la violenza. 

Le parole sono armi, sono pesanti lasciano tracce profonde ed indelebili, determinano l’humus in cui si coltiva la “legittimità” della violenza, la giustificazione dell’inversione da vittima a colpevole.

Ci siamo e continueremo ad esserci per riaffermare che la violenza contro le donne è una sconfitta per tutt* e ci saremo ancora perché vogliamo atti e risposte:

  • La convenzione di Istanbul è citata, ma non applicata, farlo!
  • La depenalizzazione dello stalking, va cancellata, ora! 
  • La cultura del rispetto si costruisce a partire dalla scuola, dal senso delle parole, si chiama educazione!
  • Agli operatori della comunicazione tutt*, chiediamo che ci si interroghi e si decida sul senso dell’informazione, sul peso delle parole ed esigiamo la condanna di chi si bea della cronaca morbosa.
  • Ancora una volta risorse e mezzi per i centri antiviolenza, case sicure, e norme certe per l’inserimento al lavoro.
  • Vogliamo che venga diffuso e potenziato il servizio di pubblica utilità telefonico contro la violenza sessuale e di genere, adesso!
  • Alla magistratura e alle forze dell’ordine, che venga prima la parola della donna in pericolo, della donna abusata, che non si sottovaluti, che non si rinvii, che si dia certezza e rapidità nelle risposte e nella protezione.

Chiediamo a tutt*, pesate le parole. Sappiate che non si può cancellare la nostra libertà. 

qui per aderire

Cassani come Renzi: ingiustizia fin dalla nascita

14 settembre 2017

Cassani come Renzi: l’uno fa la baby card, il secondo il bonus nido. Entrambi senza limite di reddito, ma con una spesa dedicata limitata con il rischio evidente che l’aiuto vada a chi non ne ha bisogno, lasciando fuori i nuclei con più difficoltà.

Ancora una volta si vogliono sostenere le famiglie nel proprio desiderio di avere figli, elargendo mancette, più o meno cospicue, anziché occuparsi di fornire servizi efficaci, in grado di aiutare mamma e papà che lavorano nella gestione quotidiana della cura o di aiutare i genitori a trovare una propria stabile occupazione e potere progettare la propria vita, senza bisogno di bonus una tantum, che oggi c’è e domani chissà (mentre i figli ovviamente restano, come restano le spese per assicurare loro una vita dignitosa).

 Il ruolo propagandistico del bonus gallaratese è doppiamente ingiusto.

Ingiusto perché tratta in modo uguale situazioni disuguali. 250 euro sarà sempre meglio che niente, diranno molti. Ed è assolutamente vero. Ma quei 250 euro finiranno nelle tasche di chi li spenderà per una cena di lusso a lume di candela (magari aggiungendoci altri soldi) come di chi li spenderà in pannolini presi al discount. Una decisione che sceglie di mantenere le disuguaglianze, che rifiuta di aiutare chi più ne ha bisogno e più è in difficoltà. Altro che favorire le famiglie monoreddito.

La decisione di fare una graduatoria sulla base di chi da più tempo risiede a Gallarate, al grido “prima i gallaratesi”, limiterà l’accesso alle giovani coppie, a prescindere dall’origine dei genitori. E colpirà in modo indiscriminato chi ha cambiato residenza per cercare una casa che costa meno, chi ha cambiato città per lavoro (in un periodo dove è difficile dire di no a un trasferimento), chi si trasferisce approfittando della casa lasciata dai genitori perché non può permettersi un proprio mutuo e contemporaneamente pagare le tasse della seconda casa (già che con la bolla speculativa dell’edilizia, vendere una casa oggi non è così facile).

Il leghista di Cavaria che si è trasferito a Gallarate 2 anni fa non riceverà probabilmente il bonus. Il leghista gallaratese trasferito a Samarate dovrà invece sperare che quella giunta leghista non applichi gli stessi dogmi.

Una norma dunque che il sindaco leghista spaccerà per incrementare disintegrazione sociale fra italiani e stranieri, ma che va a colpire maggiormente le migrazioni fra le regioni e le città della nostra Italia. I Fratelli d’Italia a Gallarate non sono evidentemente considerati tali.

I criteri della delibera ancora non sono pubblicati, ma dalle dichiarazioni non sono ricompresi bimbi e bimbe adottati o in affido preadottivo. Se non sono stati considerati beneficiari, sarà il caso di includerli, per evitare una ulteriore immotivata discriminazione.

Sinistra Italiana Gallarate

12 settembre: con i centri antiviolenza Lombardia

10 settembre 2017

La Rete Lombarda dei Centri Antiviolenza continua a manifestare il suo dissenso contro le politiche di Regione Lombardia: ritroviamoci il 12 settembre dalle 16 in poi in via Melchiorre Gioia, sotto Palazzo Lombardia

La Rete Lombarda dei Centri Antiviolenza, la maggioranza dei centri storicamente presenti sul territorio e fondatrici della Rete nazionale D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza), promuove un presidio per rendere pubblica e chiara la sua denuncia e chiama le cittadine e i cittadini a ritrovarsi il prossimo 12 settembre in Via Melchiorre Gioia, sotto Palazzo Lombardia.

La violenza contro le donne non accenna a diminuire mentre l’autonomia d’azione ed economica dei Centri Antiviolenza viene sempre più limitata dalle scelte politiche che Regione Lombardia vuole imporre.

Da oltre 30 anni, i Centri Antiviolenza garantiscono che le donne possano uscire dalla violenza scegliendo in autonomia come farlo, sostenute dalle nostre associazioni che:

  • Rispettano e tutelano la riservatezza della storia riportata dalla donna e il suo anonimato.
  • Non la obbligano ad una denuncia di cui non è né convinta né preparata ad affrontare le possibili conseguenze, senza la garanzia di una sua sicurezza personale.
  • Accompagnano la donna seguendo una metodologia che rispetta la sua volontà, valorizza le sue risorse e i suoi desideri, consentendole di raggiungere i suoi obiettivi.

Sono per noi quindi punti irrinunciabili:

  • difesa dell’anonimato e della segretezza delle donne: i Centri Antiviolenza non cederanno all’imposizione di Regione di registrare le donne inserendo il Codice Fiscale nelle schede e rendendole fruibili da diverse fonti;
  • rifiuto di denunciare contro la volontà delle donne e senza la loro messa in sicurezza: la denuncia spesso espone le donne alla vendetta dell’uomo. È fondamentale agire secondo un metodo rigoroso;
  • valorizzazione della presenza sul territorio dei Centri e riconoscimento delle loro specificità all’interno dell’albo regionale: i Centri Antiviolenza hanno esperienza e risultati che li distinguono da chi decide di diversificare le proprie attività o inventarsi centro antiviolenza, senza alcuna esperienza.

Per riaffermare la sicurezza delle donne e l’importanza dell’operato dei Centri Antiviolenza, la Rete Lombarda manifesterà il prossimo 12 settembre in via Melchiorre Gioia, dalle ore 16, sotto Palazzo Lombardia. Regione Lombardia deve rispettare la convenzione di Istanbul che prevede che “i diritti della vittima [siano] al centro di tutte le misure e siano attuate [politiche] attraverso una collaborazione efficace tra gli enti, le istituzioni e le organizzazioni pertinenti” (art. 7) ritirando tutte le delibere che contengono imposizioni contrarie alla libertà di scelta delle donne.

Ribadiamo con forza l’importanza della nostra autonomia politica e del nostro operato come garanzia per la sicurezza delle donne che vogliono intraprendere i loro percorsi di uscita dalla violenza. Non possiamo cedere a una Istituzione che vuole schedare le donne, uniformando i progetti e disumanizzando le pratiche”– dichiara l’Avvocata Manuela Ulivi, Presidente della Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milan0

qui per firmare la petizione dei Centri antiviolenza

L’insopportabile intervista a Nino Caianiello

8 settembre 2017

L’intervista a La Provincia di Nino Caianiello è insopportabile. Intanto non è sopportabile che si vada a chiedere un giudizio sugli operati dei sindaci a chi è stato condannato in secondo grado (e per la seconda volta) per concussione continuata per 250mila euro pagati (così sentenzia la Corte di Appello di Milano) per la costruzione dell’Esselunga in via Pegoraro nella ex Maino. Insopportabile che chi ha tale condanna esprima consigli sulla tutela degli investimenti pubblici.

E’ come intervistare Rivolta, che pare abbia deciso di patteggiare per la nota brutta faccenda che parla di corruzione e abusi edilizi, su cosa dovrebbe fare il futuro sindaco di Lonate Pozzolo. O come intervistare Orietta Liccati sul tipo di divano da comprare.

Insopportabile è che il giornalista si limiti a fare delle domande, registrando e pubblicando le risposte, senza una verifica di quel che viene detto, passando ai lettori tutto per vero, senza neppure un dubbio, una domanda che chieda di precisare meglio. E’ il caso del PGT di Gallarate che secondo Caianiello favorirebbe l’apertura di centri commerciali.  Serve ricordare che già il PGT di Mucci vietava l’apertura di nuova grande distribuzione e che l’amministrazione passata ha significativamente ridotto le possibilità di aperture di medie distribuzioni nelle aree di trasformazione – più che dimezzandole – e difeso il suolo non edificato lungo la SS336, nonostante le critiche della corrente di Forza Italia di Caianiello (e Rivolta e Liccati) che accusavano di volere bloccare lo sviluppo della città. Insopportabile che possa parlare di via Roma, senza che venga ricordato che Casa Calcaterra venne demolita nell’agosto 2010 con l’amministrazione del centrodestra.

Insopportabile che Caianiello possa passare per quello che ha fatto funzionare AMSC, sfruttando la memoria breve di alcuni, citando il fatturato che l’azienda faceva, senza un accenno alle perdite che c’erano, tante da portare l’azienda verso il fallimento. Senza un accenno che da quella azienda in perdita Caianiello prendeva non uno ma due stipendi dopo essersi autoassunto come direttore generale.