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Liberi e Uguali a Gallarate (mercoledì 3 gennaio)

3 gennaio 2018

Anche a Gallarate Liberi e Uguali inizia il proprio percorso, dopo l’assemblea del 3 dicembre e i partecipati incontri provinciali.

Il 3 gennaio 2018 alle ore 21.00 presso la CUAC Cooperativa di Unione Arnatese di via Torino 64 ci si ritroverà per costruire nel gallaratese un percorso condiviso e partecipato per ridare forza e voce alla sinistra, rimettere al centro dell’azione politica i diritti e la dignità del lavoro mai così precario e sottopagato, superare le disuguaglianze con scelte economiche e sociali che ridistribuiscano la ricchezza anziché concentrarla in un numero sempre più ridotto di persone, affrontare le sfide ambientali nel nome del consumo zero di suolo, della riconversione energetica, della riduzione dei rifiuti verso l’economia circolare.

A partire dal popolo che difese la Costituzione nel referendum del 2016, per incontrare e incrociare le nuove esperienze di civismo, di solidarietà e accoglienza, di difesa dei beni comuni, della salute e della sanità pubblica e universale.

 

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Il diluvio sulla scuola materna

15 dicembre 2017

E’ caduto il diluvio su una piccola scuola materna di quartiere di Gallarate per avere invitato ad una festa delle persone straniere ad allietare l’evento al suono dei loro bonghi (a titolo assolutamente gratuito). La vicinanza dei bonghi, o più probabilmente delle persone con la pelle nera a Babbo Natale, non è andata giù al sindaco leghista. Di fronte a quelle scandalose foto pubblicate su facebook, ha spinto la presidente della commissione cultura a tuonare contro l’affronto alle tradizioni nostrane (qui trovate lo spassoso curriculum vitae della signora, che dovrebbe però aggiungere che benché madre lingua italiana, la lingua nostrana la parla e la scrive parecchio male già che nei commenti sui social non ha azzeccato un pronome e un “h” dove ci andava… dando così ragione a Moretti per cui chi scrive male pensa male).

Qualche giorno dopo anche Babbo Natale è stato estromesso dalla tradizione: non è un simbolo religioso ha voluto sottolineare il Vaticano. Ed è vero, essendo nato, almeno nella versione oggi diffusa, dall’idea pubblicitaria della Coca Cola.

La cosa non ha prodotto lo stesso sdegno nel leghista nostrano, perché a lui il Babbo Natale, magari verde, piace. Tanto più con le renne, animali notoriamente diffusi in tutta la Lombardia.

Nella baraonda della difesa delle tradizioni (lui che ha venerato l’ampolla del Po e suoi amichetti rasati con tendenze esoteriche verso il sole nero) si sono dimenticati di sostituire nei presepi i cammelli. Diamine, il bambinello e Maria sono ormai di una pelle così candida che paiono essere cittadini di Oslo. Quei cammelli che ci ricordano le origine extracomunitarie proprio non si possono vedere.

Le famiglie gallaratesi sono avvisate: se fate il presepe metteteci dei cavalli e i re Magi, per favore, prima passateli in candegina. Altrimenti le ritorsioni e gli insulti, ve li andate proprio a cercare.

Benché abbia sempre fatto il presepe da bambina (con palme, cammelli, bambinello candido e neve sulla grotta, preveggenza forse dei cambiamenti climatici), sono oggi non credente. Nel rispetto di chi invece crede, a qualunque Dio, purché non voglia impormi il suo credo e i suoi precetti.

Resto però ugualmente sorpresa di come chi crede possa trasformare il Natale, con tutti i significati che ha per la persona di fede cristiana, in una semplice tradizione. Se fossi credente, penserei che tutto ciò sia una vera bestemmia (ma forse il leghista nostrano mi farebbe notare che nel lombardo-veneto le bestemmie sono una tradizione!).

Cambiamo programma. Il 24 novembre a Varese

19 novembre 2017

Sinistra Italiana, Possibile, Articolo Uno Mdp e Socialisti in movimento hanno deciso di convocare un’assemblea nazionale unitaria a Roma il prossimo 3 dicembre per lanciare la lista comune a sinistra e iniziare a definire le linee programmatiche.

Anche in provincia di Varese ci incontreremo in preparazione del 3 dicembre. L’incontro si terrà venerdì 24 novembre alle ore 20.45 (a Varese, Collegio De Filippi via Brambilla 15).

Saremo una delle 100 assemblee che si terranno in tutto il Paese. Per noi non è una novità lavorare insieme e condividere contenuti con Possibile, Articolo Uno Mdp e Socialisti in movimento poiché da tempo stiamo costruendo iniziative comuni, centrate soprattutto sul tema del lavoro (come quella con i lavoratori di Amazon di Caronno Pertusella che ha analizzato la precarizzazione e la “uberizzazione” del lavoro, incontrando e sostenendo chi lo sfruttamento lo subisce quotidianamente) e della Costituzione, perché dopo averla difesa al referendum, vogliamo che venga anche applicata.

L’assemblea partirà dal documento firmato insieme, che detta le bozze dei contenuti che dovremo approfondire. Per ri-costruire non solo elettoralmente la sinistra. Per dire chiaro che se la destra oggi sfonda elettoralmente e socialmente è perché le politiche di questi anni ne hanno favorito il rafforzamento. E che serve cambiare nelle fondamenta quelle politiche se si vuole ridare speranza e futuro non semplicemente alla sinistra, ma ai nostri concittadini e alle nostre concittadine.

Sia chiaro: ne siamo tutti e tutte responsabili. Lo sono quelli che hanno approvato quelle scelte, lo siamo anche noi che non le abbiamo volute, perché comunque non siamo stati/e in grado di contrastarle. Non basta dire cose giuste, se quelle cose restano delle apprezzabili idee che non cambiano e migliorano le vite delle persone. Dire cose giuste non può essere ciò che ci fa dormire la notte, se non riusciamo a trovare i modi per renderle possibili.

La strada che proponiamo vuole proprio questo: unire chi in questi anni ha fatto anche scelte differenti e che oggi però condivide la necessità di un ribaltamento di quelle scelte. Chi, anche avendo sostenuto le idee giuste, non vuole solo testimoniare la propria bontà, lasciando inalterate le condizioni di povertà, di sfruttamento, di ineguaglianza e di ingiustizia che ci circondano.

Qui il documento firmato insieme: http://www.sinistraitaliana.si/notizia/nuova-proposta-documento/

Il documento è stato firmato anche da Montanari a nome del “Brancaccio”, la cui assemblea nazionale è stata però annullata a seguito di alcune polemiche che hanno indotto i promotori di quella assemblea a evitare momenti di conflitto, anche se in questi giorni da più parti vengono appelli a riprendere il percorso comune.

Noi abbiamo comunque deciso di proseguire nel percorso, che partirà dalla lista unitaria autonoma dal PD, ma che vuole andare oltre, pur nella consapevolezza delle difficoltà oggettive e soggettive. I tempi dall’altra parte non consentono altri rinvii. Ma il percorso vuole restare aperto e includente.

Probabilmente nelle grandi città le condizioni sono differenti. Ma qui in provincia, nelle periferie delle metropoli, i compagni e le compagne che sono in Sinistra Italiana, come nelle altre forze che con noi intraprendono questa strada, sono gli stessi che sono attivi nei comitati contro l’inceneritore, contro l’ennesima speculazione edilizia o la difesa della nostra brughiera, che sono dentro alle lotte sindacali, che partecipano ai gruppi di acquisto solidale, che lavorano con l’ANPI e con l’ARCI, che sfilano nel gay pride, che organizzano iniziative contro la violenza sulle donne, per la sanità pubblica, per il diritto all’autodeterminazione in ogni momento della propria vita.

Ogni giorno collaboriamo e condividiamo speranze e lotte con chi non è iscritto al nostro partito. Ogni giorno proviamo insieme a resistere e a sperimentare, dandoci forza ed entusiasmo l’un l’altra senza stare a guardare se sei iscritto a un partito oppure no. Ci conosciamo, ci frequentiamo, condividiamo le delusioni delle sconfitte e le gioie dei (pochi) risultati che riusciamo a raggiungere.

Queste persone, con cui pure ho chiacchierato in questi giorni dell’assemblea nazionale, vogliono parlare dei contenuti e non solo delle modalità con cui si eleggeranno i delegati, con cui si sceglieranno i candidati. Non che le pratiche non siamo importanti, sono esse stesse parte dei contenuti. Ma troppo spesso si fa l’esame minuzioso delle pratiche e si dedica poco tempo all’esame dei contenuti. Anche questo è politicismo, è guardarsi l’ombelico, un modo vecchio di fare politica che dovremmo essere capaci di superare.

Molte di queste persone mi dicono che sono anche disponibili a essere delegati/e, ma aggiungono se serve, se non ci vuole andare qualcun altro. Questa è la nostra comunità di provincia, che diffida di chi si autocandida, di chi pensa di essere essenziale e che spesso poi non c’è quando bisogna metterci la faccia, tirare su le maniche, lottare concretamente, studiare, approfondire, condividere conoscenze, saperi, esperienze.

Al termine dell’assemblea varesina eleggeremo i delegati e le delegate all’assemblea nazionale del 3 dicembre. Chiunque abbia compiuto 16 anni, condivide e sottoscrive il documento può partecipare al voto e proporsi come delegato/a.

Chiunque condivide i contenuti e il percorso potrà rappresentarci, con o senza una tessera di partito. Perché non ci incontreremo fra sconosciuti/e, ma fra persone che negli anni hanno tentato in modi diversi di rendere le proprie città più vivibili, più accoglienti, più solidali. Persone che ancora oggi, in un panorama desolante, non si arrendono. Perché sentono ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo, come se fosse commessa contro di sé.

Io il 24 ci sarò. E vi aspetto.

Cos’è la sinistra?

15 novembre 2017

Mi ha chiesto un ragazzo curioso e un po’ provocatorio di spiegargli in poche parole cos’è la sinistra.

L’ho detta così:

Io ho una bicicletta e tu non ce l’hai. E’ una ingiustizia e io lotto con te perché anche tu abbia la bicicletta di cui hai bisogno. Nel mentre che non ce l’hai, la mia te la presto, la condivido con te.

Io ho 2 biciclette e tu non ce l’hai. E’ una ingiustizia ancora più grande. Io ti do una delle 2 biciclette e tu hai il diritto di pretenderla.

Ribaltiamo i luoghi comuni

23 ottobre 2017

Berlusconi e Monti prima, Renzi e Gentiloni poi, spinti dalle politiche di austerità di questa Unione Europea  hanno condotto una vera e propria guerra ai poveri, invece di lottare contro la povertà. Le diseguaglianze sono aumentate a dismisura, chi era ricco è diventato ancora più ricco e milioni di persone si sono impoverite.

Provano a metterci gli uni contro gli altri: ai precari dicono che la colpa è di chi ha un lavoro stabile, ai giovani senza pensione che la colpa è dei pensionati, ai meridionali che la colpa è di quelli del nord, a quelli del nord che la colpa è di quelli del sud, agli italiani che è colpa degli immigrati. Non bisogna cascare in questi inganni: se ci siamo impoveriti, se siamo precari e senza lavoro è perché pochi ricchi e potenti hanno indirizzato le scelte politiche a loro vantaggio e contro la maggior parte della popolazione. E mentre ci distraggono continuano a toglierci tutto: diritti, reddito, casa, dignità. È tempo di ribaltare i luoghi comuni e dare un nome a chi ci ruba davvero il presente e il futuro. Una campagna di comunicazione per sovvertire gli stereotipi su povertà e immigrazione diffusi dalla destra.

Con questa campagna Sinistra Italiana cerca di far capire a quei milioni di italiani che sono giustamente arrabbiati perché impoveriti che, ad esempio, a rubarci la casa o il lavoro non sono gli immigrati, ma rispettivamente coloro che speculano sul mercato immobiliare e le imprese che licenziano senza giusta causa. L’intento è inserirci anche nella chiacchiera da bar, in modo da ribaltare gli stereotipi diffusi nella quotidianità, che nascondono il volto dei veri responsabili.

Qui per scaricare e diffondere le locandine

Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario (George Orwell, La fattoria degli animali)

Troppo spritz!

22 ottobre 2017

Fatemi capire. A Gallarate c’è un centro di accoglienza straordinario, un CAS, gestito malissimo, dove le persone non hanno nulla da fare (neppure i corsi di italiano, così per favorire l’integrazione), per cui il gestore (KB srl) guadagna un sacco di soldi (lo dice la stessa srl). Il sindaco anzichè intervenire per pretendere una gestione più corretta e sostenibile per il quartiere, fa di tutto per speculare politicamente sulla situazione, per acchiappare voti di cittadini spaventati. Senza provare a risolvere nulla, ma anzi abdicando al proprio ruolo e dando le colpe agli altri. Lavandosi le mani insomma, lasciando la situazione peggiorare, come se non fosse anche suo compito amministrare quello che accade in città.
E la colpa di tutto ciò è di 2 ragazzi che durante una manifestazione dei profughi, parlano con loro?
Ma ci siamo bevuti il cervello con lo spritz?

qui il comunicato di Sinistra Italiana Gallarate “In città si confabula”

qui le dichiarazioni di Sindaco e KB

L’ospedale unico non ci sta, a meno di ridurre drasticamente i posti letto

15 ottobre 2017

Maroni, i sindaci di Gallarate e Busto Arsizio, il direttore dell’ASST hanno dichiarato che l’ospedale unico che si vuole costruire, al posto dei 2 ospedali esistenti, avrà 872 posti letto, la somma dei posti letti oggi presenti. Una buona notizia. Che il Comitato per il diritto alla salute del Varesotto ha voluto verificare.

Con l’aiuto di esperti progettisti, che hanno lavorato sulle mappe del PGT, su estratti satellitari, sul geoportale del catasto di regione Lombardia, si è visto che nell’area individuata un ospedale con 872 posti non ci sta.

Secondo gli standard regionali per ogni posto letto bisogna contare 75 mq (di cui 20 a giardino), comprensivo di camere, sale operatorie, spazi esami, laboratori, depositi… Per 872 posti letto significa 65.400 mq. per la parte edilizia. Poi ci sono i parcheggi, indispensabili. Attualmente sono circa 20.000 mq all’ospedale di Busto e 16.000 all’ospedale di Gallarate: una cifra al ribasso perché gli utenti utilizzano anche le strade circostanti e non solo i parcheggi dedicati.

L’area di Beata Giuliana a disposizione è complessivamente di circa 164.673 mq. Ci sono però aree boscate, la Cascina dei Poveri (vincolata) e fasce di rispetto che la norma e non solo il buon senso obbliga a mantenere (tanto più su strade di scorrimento come il Sempione). Tolto queste aree, restano circa 70.000 mq.

Ad oggi gli ospedali di Busto e Gallarate occupano una superficie di 131.080 mq circa (vedi tavole). Se si volessero trasportare insieme, servirebbe costruire una torre di 121 piani di centro metri di lunghezza per 11 metri. Anche a dividere in 10 blocchi, si tratterebbe di cementificare tutta l’area con torri di 12 piani.

Dal calcolo restano escluse le strade che dovranno invece essere costruite (e occupare altro spazio) se l’ospedale dovrà anche essere raggiunto dalle persone.

Gli urbanisti fanno anche notare che l’area individuata non è la più idonea da un punto di vista idrologico (tavola 5).

Delle due, quindi l’una:

o la proposta di ospedale unico è uno spot elettorale di Maroni, in vista delle elezioni della prossima primavera (e allora la si smetta di fare perdere tempo agli uffici comunali e regionali e non si sperperino i 500mila euro previsti per la progettazione),

oppure l’ospedale che si vuole costruire non avrà 872 posti letto, ma molti meno (allora ci si dica quanti posti verranno tolti e dove ci si andrà a curare, visto che il bacino di utenza rimane il medesimo di oggi).