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Maglietta rossa

7 luglio 2018

L’appelo di Libera, per restare umani.

Non basta indignarsi, bisogna trasformare l’indignazione in sentimento e il sentimento in impegno e responsabilità. Altrimenti tutto si gioca sul filo incerto delle emozioni. Abbiamo due strade per crescere: le relazioni e la conoscenza. Oggi fermiamoci tutte e tutti e indossiamo una #magliettarossa per #fermarelemorragia di umanità.

P.s. la maglietta rossa viene indossata da chi prova a raggiungere una vita migliore attraverso il mare: in caso di naufragio la maglietta rossa permette di essere più visibile in mare

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Varese Pride 2018. Orgogliosi si esserci

10 giugno 2018

Ci saremo anche quest’anno al Varese Pride (sabato 16 giugno ore 16:30 concentramento in Via Sacco a Varese, ore 17:30 partenza, ore 19:30 Manifestazione finale in Piazza Monte Grappa).

Verremo da Gallarate, la città dove il sindaco si rifiuta di non celebrare unioni civili, vietandolo anche ai componenti della giunta. Dalla città dove il sindaco si vanta di difendere la famiglia. Famiglie che non sono minacciate da un lavoro instabile e insicuro, dai genitori esodati e dai figli precari, dall’impossibilità di conciliare vita e lavoro, da uno stato sociale sempre più carente che lascia sulle spalle delle donne i lavori di cura, dalla violenza di uomini che credono che mogli e sorelle siano “cosa” di loro proprietà. No, la famiglia sarebbe minacciata da due ragazzi o due ragazze che si amano e vogliono dirlo al mondo.

Ci saremo, perché sappiamo che ampliare i diritti, fa bene a tutti. Che i diritti si alimentano fra loro: i diritti civili moltiplicano i diritti sociali e viceversa.

Ci saremo, sapendo che prima che omo, bi, trans o eteresessuali, prima di essere bianchi, neri, italiani o stranieri, siamo persone, essere umani.

Ci saremo, anche per difendere la democrazia: perché un Paese non è democratico, se alcune persone hanno diritti a metà.

La sinistra per Gallarate

nazisti della porta accanto

7 giugno 2018

«Visto che è il giorno della memoria, ricordate di andare a pijarlo in c…».

Così la sindaca di Gazzada Schianno aveva salutato la giornata della memoria il gennaio scorso.

La società civile, l’Anpi, ArciGay e anche i docenti della scuola del paese avevano condannato la frase. A una follata assemblea avevano preso parola diversi cittadini di Gazzada, persino dei consiglieri comunali di maggioranza. Le opposizioni avevano presentato una mozione di sfiducia, che però non passò. Liberi e Uguali aveva chiesto al prefetto che intervenisse per dimetterla.

Ma le istituzioni hanno lasciato correre, ancora.

A pochi mesi di distanza, la sindaca concede la sala consiliare ai Do.Ra, comunità neonazista presente da 5 anni in provincia, con base a Caidate. Quelli che ogni anno festeggiano la nascita di Hitler. Quelli che se la prendono con i giornalisti che parlano di loro. Quelli che in sede tengono a fianco alla svastica armi di vario genere.

Ora anche il neodeputato della Lega Matteo Bianchi prende le distanze considerando la concessione della sala “inopportuna”. Ma si ferma qui.

E’ questo che succede a lasciar correre. Così successe anche nella Germania nazista, si lasciò correre.

A breve dovremo aspettarci classi differenziate per gli ebrei di Gazzada?

Buona giornata contro l’omobitransfobia

17 maggio 2018

Solo tu, uomo bianco eterosessuale, puoi considerare i diritti civili un orpello ai più importanti diritti del lavoro.
Forse anche tu, donna bianca eterosessuale e ricca potresti pensarla così. Nel caso volessi abortire potresti sempre andare in una eccellente clinica all’estero e non farlo come noi altre in uno scantinato sporco. E magari morirci in quello scantinato.
Se fossi un uomo bianco omosessuale, sapresti cosa vuol dire rischiare un pugno solo perché baci chi ami.
Se fossi un uomo nero sapresti nella carne cosa è il razzismo.
Se poi fossi una donna nera e lesbica oppure una donna rom e lesbica , vivresti cosa significa essere l’ultima fra gli ultimi. Essere innominabile e innominata
Buon 17 maggio, giornata contro l’omobitransfobia

L’inutile 25 aprile. Che fa paura

25 aprile 2018

Il lavoro (che non c’è oppure è precario, sottopagato, insalubre, pericoloso), la salute (che diventa sempre più merce su cui fare profitti con il beneplacito di leggi nazionali e regionali), l’ambiente (che scompare per fare posto al cemento delle speculazioni, delle mafie e delle tangenti).

Questi sono i problemi più importanti da affrontare e provare a risolvere, con l’obiettivo di almeno ridurre le crescenti disuguaglianze.

Tutto ciò c’entra qualcosa col 25 aprile, con l’antifascismo, con la Costituzione nata dalla Resistenza, con la memoria?

C’è chi dice di no, che bisogna andare oltre quanto è successo ormai 73 anni fa. Anche se poi costoro sono impegnati nel tentativo di riscrivere la storia, a colpi di negazionismo e revisionismo. Ma se la lotta contro i fascismi è cosa vecchia, per attempati nostalgici, cos’è tutta questa bramosia di negare quanto accaduto o almeno di nasconderlo?

Il 25 aprile non ha solo il compito di ricordarci quel che è stato (e che può riaccadere e che di fatto sta già riaccadendo): la crisi economica addebitata a capri espiatori anziché ai veri colpevoli, l’intolleranza e le discriminazioni razziali, i campi di sterminio che ne seguirono, la guerra.

Il 25 aprile ci ricorda anche che si può. Che si può lottare per cambiare. Che anche di fronte alla ferocia della dittatura, quando le persone prendono consapevolezza, possono cambiare pagine di storia che sembrano già scritte.

Così il 25 aprile parla anche del lavoro sottopagato e senza diritti che sembra futuro ineludibile, parla anche delle devastazioni ambientali che ci passano per inarrestabile progresso, parla del diritto ad innamorarci di chi vogliamo (uomo, donna, bianco o nero). Parla della nostra forza. Anche in momenti bui come questi, è lì a ricordarci che la storia la possiamo subire oppure la possiamo scrivere.

Per questo il 25 aprile fa ancora tanta paura. Così paura che il sindaco di Gallarate cerca di seppellire la festa della Liberazione al cimitero. Ma manco al cimitero, potrai seppellire il 25 aprile.

Ecco perché il sindaco non potrà comunque mai cancellare il 25 aprile

12 aprile 2018

Ma allora c’è la storia. C’è che noi nella storia siamo dalla parte del riscatto. Loro dall’altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, tutto servirà se non a liberare noi, a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi.

L’altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare, ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell’odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi. (…)

Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l’uomo contro l’uomo.

Il sentiero dei nidi di ragno – Italo Calvino

25 aprile cancellato dal sindaco che non ama la democrazia

6 aprile 2018

Il sindaco Cassani vuole un 25 aprile dimezzato. Potendo lo cancellerebbe proprio, o almeno cancellerebbe gli antifascisti e i democratici per potere sproloquiare sui treni che arrivavano in orario e su quell’invenzione che sono stati i campi di concentramento.