Skip to content

Ecco come si difendono gli interessi di Gallarate

19 agosto 2017

Il sindaco di Gallarate ha approvato qualche giorno fa l’accordo di programma per costruire l’ospedale unico, che sostituirà i due ospedali di Gallarate e Busto Arsizio.

L’ospedale sorgerà a Busto Arsizio. Eppure all’articolo 4 dell’accordo, là dove si parla della ridestinazione delle attuali sedi ospedaliere, si legge: “… tenendo in considerazione l’esigenza del Comune di Busto Arsizio, manifestata già in sede di comitato di pilotaggi, a conservare il più possibile sul proprio territorio pubblici servizi”. Non si citano esigenze manifestate dal Comune di Gallarate.

All’art. 5 riguardante gli “Impegni del Comune di Busto Arsizio” si legge ancora: “… al fine di conservare il più possibile la presenza sul proprio territorio di servizi di interesse pubblico”. All’art. 6 riguardante gli “Impegni del Comune di Gallarate” la stessa frase manca. Non c’è.

Il Comune di Busto Arsizio, che manterrà sul proprio territorio l’eventuale ospedale unico, manifesta esigenze alla Regione e se ne tiene conto nell’accordo di programma. Il Comune di Gallarate che vedrà chiudere il proprio ospedale invece non pone l’esigenza di mantenere il più possibile nella propria città i servizi di interesse pubblico.

Ecco come si difendono gli interessi dei gallaratesi.

Decisioni d’agosto: un ospedale unico, con un unico pronto soccorso

5 agosto 2017

Un ospedale unico, con un unico pronto soccorso. Dopo averci girato intorno per mesi, ora la Regione lo conferma. Insieme all’ospedale, a Gallarate, chiuderà anche il pronto soccorso. Le oltre 50mila persone che all’anno vi si rivolgono, dovranno recarsi all’ospedale unico di Beata Giuliana e lì mettersi in coda con le oltre 60mila che annualmente vanno al pronto soccorso di Busto Arsizio. Certo sarà più grande, ma il personale diminuirà visto che l’accorpamento dei due ospedali vuole risparmiare sulle spese di personale (che secondo l’assessore regionale Gallera oggi resta “in stand by”, cioè ha tempo per girarsi i pollici, quindi può essere ulteriormente ridotto). Con i disagi che già oggi i cittadini lamentano (tempi di attesa lunghi anche per persone anziane, rinvii a casa con l’indicazione di tornare il giorno dopo…), possiamo immaginare cosa accadrà con un unico pronto soccorso. E poi naturalmente i maggiori tempi di percorrenza per raggiungerlo, tempi che nei casi urgenti possono fare la differenza fra la vita e la morte. Ovvio poi che per la popolazione anziana sarà ancora più complicato andarci. Ma forse è proprio così, rendendo difficoltoso il recarsi al pronto soccorso, che si vuole risparmiare. Il tema della viabilità e quindi dell’accesso all’ospedale unico è d’altra parte fra le tematiche ancora irrisolte, su cui Regione e amministrazioni comunali di Gallarate e Busto Arsizio ancora devono ragionare.

E’ paradossale che prima si sceglie il luogo dove costruire l’ospedale unico e solo successivamente ci si pone il problema, che è evidentemente una difficoltà oggettiva, di come i malati possano raggiungerlo. Non sarebbe stato più saggio scegliere il luogo già tenendo conto che deve essere facilmente raggiungibile?

D’altronde si sceglie di chiudere gli ospedali di Gallarate e Busto Arsizio, senza un’analisi epidemiologica, cioè senza sapere se serve e a cosa serve l’ospedale unico. Lo ammette lo stesso assessore regionale: con settembre si dovrà ragionare su quali specializzazioni attivare. Ovvero si decide un ospedale unico, senza idea di quali sono le cure e quali sono i bisogni sanitari della popolazione. Chiaro no quali interessi vengono prima? Non certo la salute.

I sindaci di Gallarate e Busto Arsizio saranno anche d’accordo col progetto. Peccato non lo siano molti cittadini e cittadine delle due città e dei paesi limitrofi, quelli che all’ospedale tocca andarci. Non a caso il sindaco Cassani e la sua giunta incompleta approvano il 3 agosto l’accordo di programma, quando la città è più vuota e disattenta.

Lega e Forza Italia tornano alle vecchie abitudini dell’era Mucci, quando in agosto si approfittava per prendere le decisioni che i gallaratesi non volevano. Era agosto quando venne abbattuta casa Calcaterra, era agosto quando si tagliarono gli alberi in piazza Risorgimento, era piena estate quando si tagliarono le piante in viale Lombardia per fare posto al deserto del Fare e si demolì la ciminiera della ex Cantoni.

Sinistra Italiana Gallarate

Maroni compra tablet per 23 milioni per l’inutile referendum sull’autonomia della Lombardia. Esposto alla Corte dei Conti di Sinistra Italiana

1 agosto 2017

«Il presidente della Regione Lombardia Maroni spende 23 milioni di euro per acquistare tablet e poter sperimentare il voto elettronico al referendum truffa del prossimo ottobre nelle regioni del nord, promosso dalla Lega e appoggiato anche da Pd e M5S. Ci tengono talmente tanto alle tasse dei cittadini che le sprecano con farse propagandistiche e spese inutili». Lo afferma Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana.

E proprio su questa spesa il deputato lombardo Daniele Farina, il segretario regionale di SI Lombardia Tino Magni e il capogruppo in commissione Finanze a Montecitorio Giovanni Paglia hanno presentato un esposto alla procura regionale lombarda della Corte dei Conti.

“Con la presente si vuole sottoporre alla vostra attenzione il caso dell’acquisto di 24 mila tablet a opera della Regione Lombardia, per un costo complessivo di 23 milioni di euro. A colpire è innanzitutto la finalità dell’intervento, ovvero l’introduzione della possibilità di voto elettronico nel referendum consultivo previsto per ottobre e relativo alla cosiddetta autonomia” Inizia cosi l’esposto presentato (…)”Se infatti può essere discutibile lo stesso utilizzo dello strumento referendario per intervenire su una materia già altrimenti determinata sul piano normativo, ancora più improprio – prosegue il documento – sembra il richiamo ad una modalità di espressione del voto non prevista da alcuna legge nazionale. (…) Appare quindi possibile a chi scrive che si sia provveduto per finalità meramente propagandiste ad una spesa ingente di denaro pubblico per dotazioni strumentali di nessuna utilità. (…) Ancora peggiore sarebbe il caso di un acquisto determinato da esplicite finalità politiche, se risultasse confermato che si sia proceduto in tale direzione per ottenere il via libera di altre forze politiche alla consultazione.” (…)

Vale la pena ricordare che il sistema per il voto elettronico è stato sviluppato da SmartMatic International Holding B.V,  la società olandese che ha vinto la ricca gara d’appalto e che in Regione viene presentata come fiore all’occhiello. Ma SmartMatic è la stessa azienda che nel 2006 è finita nella “lista nera” degli USA per il fiasco elettorale di Chicago, quando si scoprì che votarono persino i morti.

Genova 2001. Non dimenticare. Mai

20 luglio 2017

In ospedale manca la carta igienica. Con l’ospedale unico sarà peggio. Ecco perchè

4 luglio 2017

Manca la carta igienica all’ospedale di Gallarate. E manca il personale, infermieristico soprattutto.  Non solo a Gallarate: certo il problema riguarda l’intera ASST Valle Olona e non solo.

E la Regione che fa? Vuole costruire l’ospedale unico.

Peccato che, in assenza di fondi nazionali e regionali oggi non previsti, l’ipotesi più realistica è il ricorso al project financing, cioè al coinvolgimento di partner privati che metteranno le risorse necessarie alla costruzione in cambio di canoni per l’utilizzo della struttura.

E poiché si tratta di spesa corrente, per tutti gli anni necessari a restituire, con gli interessi, ai privati quanto hanno anticipato, le possibilità di spesa delle ASST saranno ancora minori. Quindi se già oggi non hanno i soldi per le spese necessarie, come faranno in futuro?

Il project financing è una pratica usata dalla Regione ormai da alcuni anni e quindi si possono già trarre degli insegnamenti. L’ospedale Niguarda per esempio è stato costruito con il contributo dei privati (140 milioni su una spesa complessiva di circa 260 milioni).  Oggi l’ASST del Niguarda paga al privato che ha finanziato la costruzione il “canone di disponibilità” (per potere usare la struttura ospedaliera) pari a 10 milioni all’anno. E continuerà a pagarlo per 27 anni. In più, sempre per 27 anni, paga al privato che ne ha la gestione per avere partecipato al project financing, i servizi non sanitari (ma di cui l’ospedale non potrebbe fare a meno come mensa e lavanderia) per 30 milioni l’anno (erano 20 milioni, ma sono già saliti a 30). Con appalti pubblici e trasparenti la cifra sarebbe certamente inferiore.

Ora queste spese correnti verso il partner privato sono obbligatorie, frutto del project financing. L’ASST dovrà allora risparmiare su quelle per il personale, per le siringhe, per la carta igienica.

Proprio un bell’affare l’ospedale unico. Ma un affare per chi?

Il Comitato per il diritto alla salute del Varesotto ha approfondito le conseguenze del project financing con questo video

QUI per firmare on line per mantenere e migliorare gli ospedali esistenti di Gallarate e Busto Arsizio, contro la costruzione di un nuovo ospedale unico.

Caro sindaco, ha avuto coraggio

28 giugno 2017

Caro sindaco, ha avuto coraggio, devo ammetterlo.

Quel coraggio che le manca nel nominare un nuovo assessore all’urbanistica, dopo che la precedente si è dimessa per essere coinvolta in un’indagine di corruzione, con il suo compagno e suo collega sindaco, oggi in carcere.

Ha avuto coraggio nel manifestare così apertamente la propria ignoranza sia rispetto alla comunità mussulmana gallaratese sia rispetto ai femminismi.

Se avesse avuto la volontà di incontrare la comunità mussulmana gallaratese, avrebbe scoperto che i suoi rappresentanti salutano uomini e donne. E non per omologazione alla cultura occidentale, ma per semplice buona educazione.

Certo la religione mussulmana contiene elementi di discriminazione verso le donne. Come la religione ebraica e la religione cristiana/cattolica. Come in generale le religioni monoteiste, che riducono ad uno (come i femminismi insegnano).  Che a rilevarlo sia un sindaco celodurista, che difende la famiglia tradizionale degli anni ‘50 dove la moglie stava rigorosamente a casa a curare i figli e a stirare le camicie del marito, mi conforta. Magari questa giusta campagna in favore dei diritti delle donne la porterà anche all’interno del suo partito, fedele al dio Po.

Certo, se l’attenzione alle pari opportunità non è una meschina modalità per dare un volto benpensante a comportamenti razzisti, dovrebbe spiegare, caro sindaco, perché ha eliminato la consulta degli stranieri che aveva al suo interno una perfetta rappresentanza di genere (unico spazio istituzionale peraltro ad averla). Donne straniere di diversa origine, che agivano la cittadinanza attiva, prendendo parola, facendo proposte, organizzando eventi non erano un bell’esempio per tutti e tutte di affermazione delle pari opportunità e della necessità di riconoscere le competenze del mondo femminile?

Come deve spiegare perché ha eliminato la consulta per la parità e le pari opportunità. Vista la sua nuova sensibilità verso i diritti delle donne, posso auspicare un ripensamento?

Visto che ne parla, dovrebbe poi conoscere anche i femminismi. No, caro sindaco, “conoscere” non è una parolaccia, non è nemmeno una cosa da comunisti, femministe e lesbiche. E’ un’attività tipica del genere umano, celoduristi esclusi. No, nemmeno umano è una parolaccia.

Se conoscesse le lotte delle donne, saprebbe che i diritti sono sempre stati conquistati quando le stesse donne hanno lottato per averli. Dal diritto di voto all’autodeterminazione, diritto che proprio la Lega in Lombardia cerca di cancellare. E che dunque per aumentare i diritti delle donne è necessario aumentare la partecipazione delle donne.

Se davvero ci tiene ai diritti e alle condizioni di vita delle donne, dovrebbe dunque costruire momenti di integrazione, dove anche le donne possano essere protagoniste del vivere sociale. E dovrebbe incrementare le possibilità di studio, anziché chiudere le scuole per adulti.

Nota a margine, vista l’attenzione alle donne: dato che l’assessore dimesso era un’assessora, cioè era di genere femminile e visto che nel presentare la sua giunta si faceva giustamente vanto della “trazione femminile”, sarà almeno capace di chiedere che Forza Italia indichi una donna?

28 giugno: perché 2 ospedali pubblici sono meglio di 1 ospedale unico con partener privati

26 giugno 2017

Il Comitato per il diritto alla salute del Varesotto organizza un incontro MERCOLEDI 28 GIUGNO, alle ore 21.00, presso la  CUAC (Cooperativa Unione Arnatese di Consumo) di via Torino 64 a Gallarate, in difesa del diritto alla salute e alla cura, per il diritto dei cittadini e delle cittadine a essere informati e coinvolti in decisioni così importanti. Con LUCA MARTINELLI (giornalista), ANGELO BARBATO e ALDO GAZZETTI (Forum per il diritto alla salute), affronteremo il tema dell’ospedale unico, le conseguenze della chiusura dei presidi ospedalieri esistenti, perché è importante che la sanità resti pubblica e cosa può comportare l’intervento del privato col project financing, cosa prevedono le nuove delibere di giunta regionali in materia di cronicità.

Mentre il rapporto CENSIS dice che 12 milioni di persone  in Italia rinunciano a curarsi perché non possono pagare le spese sanitarie e che le liste di attesa sono sempre più lunghe, Maroni vuole chiudere gli ospedali di Gallarate e Busto Arsizio, per costruirne uno nuovo, unico, con l’intervento del privato (attraverso il project financing). Proseguendo il percorso di privatizzazione della sanità.

E’ stato il Procuratore regionale della Corte dei conti del Veneto, nella relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario, ad affermare che lo strumento del project financing non è generalmente adatto per le opere cosiddette “fredde” come gli ospedali, perché è una operazione a “debito” il cui importo va a incrementare il debito pubblico e che l’opera finisce per costare molto più del previsto aggravando il debito dell’ente pubblico.

Come conseguenza della chiusura dei due ospedali esistenti diminuiranno i posti letto, le liste di attesa saranno più lunghe, il pronto soccorso, divenuto unico, sarà ancora più intasato e meno capace di rispondere ai bisogni delle persone.

La nuova costruzione farà sparire una delle ultime aree verdi ai confini di Gallarate e Busto Arsizio, quando invece, a tutela della salute, le aree boschive andrebbero aumentate per migliorare la qualità dell’aria.

Sono un altro tassello a favore della privatizzazione della sanità, del ridimensionamento e chiusura degli ospedali pubblici, a scapito del diritto alla salute, le nuove delibere regionali  che introducono la figura del “Gestore” per le patologie croniche con protocolli standard che avranno come obiettivo primario la riduzione dei costi delle cure sui quali il gestore guadagnerà.

COMITATO PER IL DIRITTO ALLA SALUTE DEL VARESOTTO

Contatti pagina FB e comitatosalutevaresotto@gmail.com