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Ospedale (unico) senza sanità. Un gazebo sabato al mercato di Gallarate

14 marzo 2019

16 MARZO 2019 -2

Mentre riparte il percorso dell’ospedale unico, fra qualche dubbio che inizia a nascere nell’amministrazione di Gallarate e l’assessore Gallera che richiama il sindaco leghista all’ordine, il comitato per il diritto alla salute del Varesotto sarà nuovamente presente fra i cittadini sabato 16 marzo dalle 9.00 alle 12.00 in via Torino, al mercato di Gallarate.

A fronte dei problemi che sempre più attanagliano i nostri ospedali pubblici, con i pronto soccorso al collasso, liste di attesa per visite e interventi sempre più lunghe, medici e infermieri esausti che scappano appena possono, di nuovo si pensa di risolvere i problemi con l’ospedale unico.

Quando è stato proprio questo progetto a rendere incerta la situazione degli operatori, a impedire una progettualità completa, a scoraggiare operatori sanitari a venire a lavorare a Gallarate o Busto Arsizio. La proposta di ospedale unico è cioè concausa del peggioramento della situazione, non la soluzione.

Una concausa forse involontaria, frutto di incompetenza. Anche se è molto più facile fare digerire a una cittadinanza in maggioranza contraria all’ospedale unico, la necessità della sua costruzione, se si distrugge quel che c’è.

Il comitato sarà dunque di nuovo nelle strade, convinto che i cittadini che contribuiscono in toto alle spese per la sanità con le tasse, i ticket e gli esami pagati di tasca propria hanno il diritto di sapere se i loro soldi sono spesi nel migliore progetto possibile per la sanità del territorio e per la propria salute.

Perché davvero si pensa di migliorare la situazione della nostra sanità pubblica con un unico pronto soccorso per 200.000 abitanti, la riduzione drastica dei posti letto, lo smantellamento degli ospedali minori e la mancata realizzazione di una rete diffusa di presidi ospedalieri e socio-sanitari?

 Comitato per il diritto alla salute del Varesotto

 

 

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Da tre mesi senza casa e senza futuro: cittadini di Gallarate

5 marzo 2019

Una riflessione della rete di associazioni gallaratesi

A tre mesi dallo sgombero delle case di via Lazzaretto, effettuato dall’Amministrazione di Gallarate, la Comunità dei Sinti è ancora in città, come è giusto che sia e come non era difficile prevedere.

Anziché continuare a vivere nell’area attrezzata dove hanno abitato per tanti anni in tranquillità, al punto che la maggior parte dei cittadini gallaratesi non era neppure a conoscenza della loro presenza, ora la Comunità dei Sinti sta in un’area privata, senza servizi. La situazione d’illegalità e disagio, per la Comunità e per gli stessi abitanti di Madonna in Campagna, è la logica conseguenza di un costoso sgombero attuato dall’Amministrazione, senza prevedere delle alternative, come vorrebbero anche le leggi e le circolari ministeriali. E come di recente è stato affermato anche dai giudici del Tribunale di Busto Arsizio.

Gli uffici comunali dei Servizi sociali, prendendo atto della situazione di fragilità e della necessità di garantire a questi concittadini una dimora dignitosa, in particolare per le famiglie con minori, si sono attivati a norma di legge per assegnare a cinque famiglie una casa popolare, seppure a tempo determinato.

Nonostante l’assegnazione ufficiale, queste famiglie non hanno ancora, nei fatti, una casa. Mentre si chiede loro, oltre la cauzione solitamente prevista per le assegnazioni definitive, anche di sopportare i costi per gli allacciamenti dei servizi. Ci domandiamo se, con un’assegnazione temporanea, sia logico chiedere a famiglie in difficoltà economica (tanto da avere diritto ad una casa popolare) di sostenere l’onere degli allacciamenti quando a breve termine dovranno lasciare quella stessa casa.

Il problema abitativo rimarrà in ogni caso: sia per le altre famiglie della Comunità Sinta, sia per le cinque famiglie cui è stata assegnata una casa fino al 30 settembre (e ci auguriamo che questo termine possa essere spostato in avanti, in conseguenza dei ritardi nell’assegnazione).

Questo quadro della situazione mostra, senza ombra di dubbio, che dopo tre mesi non è stata ancora trovata non solo una soluzione, ma nemmeno indicata una prospettiva al riguardo.

La Rete delle 14 Associazioni in questi mesi ha sostenuto le famiglie sgomberate e ha chiesto a più riprese all’Amministrazione comunale di Gallarate di trovare possibili soluzioni rispettose della cultura e della Comunità Sinta, senza tentare di spostare le difficoltà che essa stessa ha creato verso le Amministrazioni dei comuni vicini. La Rete è sempre disponibile a collaborare con il Sindaco e l’Amministrazione di Gallarate per costruire un progetto condiviso, che potrebbe avvalersi dei Fondi europei ‘ad hoc’ e partecipare ai bandi delle Fondazioni, così da recuperare le risorse economiche necessarie, senza ulteriormente gravare sulle risorse del Comune.

Le associazioni della rete quotidianamente incontrano e fattivamente si adoperano per aiutare i gallaratesi in stato di povertà, spesso supplendo a un ruolo non di propria stretta competenza. Con lo stesso spirito vogliamo contribuire alla soluzione di questo problema che da troppo tempo si trascina e che, come tutti i problemi irrisolti, rischia di peggiorare.

Nell’interesse di tutti, nell’interesse della città.

La Rete delle Associazioni

c’era da aspettarselo

26 febbraio 2019

Se sgomberi da un’area loro concessa del comune delle persone e queste persone sono cittadine di Gallarate, dove vuoi che vadano?

A Gallarate. Ma dai!

La propaganda non può sostituire la realtà.

Qui il video

LO SCAMBIO

23 febbraio 2019

A 3 mesi dallo sgombero delle famiglie sinte di via Lazzaretto nulla è risolto, nemmeno dal punto di vista del sindaco: i Sinti sono ancora a Gallarate, in condizioni più precarie di prima, in attesa di una casa popolare che, senza sgombero, poteva essere destinata ad altri gallaratesi ugualmente bisognosi.

E i mal di pancia degli alleati di Forza Italia restano, seppure pubblicamente più o meno silenziosi.

Negli stessi giorni si avvia l’adozione del Piano del Governo del territorio. Un PGT che solo nelle parole del sindaco e dell’assessore sono a consumo zero di suolo. Al di là dei cavilli giuridici, da risolvere, sono evidenti, a chiunque guardi frettolosamente le carte, gli oltre 230mila metri quadrati di area a Sciaré, oggi verdi, sacrificati agli interessi del cemento. Per non parlare del fronte di via Mazzini arretrabile o della proroga della convenzione delle villette sulla collina di Crenna. Chiunque conosca un po’ il territorio, per passione ambientalista, politica o professione, conosce anche i nomi e i cognomi dei fortunati vincitori della roulette del PGT.

Qui i mal di pancia sono dei leghisti, sopportati per ora almeno, silenziosamente.

C’è da augurarsi solo che gli antiacidi per lo stomaco siano acquistati nelle farmacie di AMSC: per la prima volta l’azienda rischierebbe di aver un utile sostanzioso.

15 febbraio INDIETRO NON SI TORNA

11 febbraio 2019

15_2_19 no pillon

“Obbligheremo le donne a partorire”

“Via l’aborto, prima o poi in Italia faremo come in Argentina”

“Esiste una lobby gay che punta al reclutamento omosessuale”

Queste sono alcune delle frasi del senatore leghista Pillon, quello del disegno di legge sulle separazioni (qui cosa vuole fare approvare), afferma in giro per l’Italia.

Alle serate dell’organizzatore del Family Day, si sente anche: “Le donne sono zoccole” – “Se le donne non lasciassero i mariti, non verrebbero uccise” – “Gli uomini dovrebbero avere stipendi più alti così da lasciare a casa le donne a fare figli” – “I gay sono istigati dal diavolo”.

Venerdì 15 febbraio Pillon sarà a Varese.

Ci saremo anche noi, perché NON SI TORNA INDIETRO.

Alle ore 18.00 a Varese in piazza del Garibaldino.

E poi al convegno del senatore (Collegio De Filippi ore 20.45) a portare la nostra voce a chi ci vorrebbe zitte, ubbidienti, sottomesse. Con la pacifica forza delle nostre ragioni, con la pacifica gioia delle nostre vite liberate dall’oscurantismo di chi delle donne deve avere una gran paura.

5 a 0. Ma a perdere sono i cittadini di Gallarate

30 gennaio 2019

5 famiglie gallaratesi, in stato di bisogno tanto da essere inserite nella graduatoria delle assegnazioni in deroga delle case popolari, non avranno una casa, a seguito della scelta costosa dello sgombero del campo Sinti e della volontà del sindaco di farsi campagna elettorale personale con soldi pubblici. Una scelta che hanno pagato le famiglie sinte e che pagano anche tutti gli altri cittadini gallaratesi.

Dopo avere ripetuto che nessuna casa sarebbe andata alle famiglie sinte, dopo avere sbeffeggiato e provocato gli stessi Sinti, la rete delle associazioni solidali, l’avvocato che li difende gratuitamente, le forze politiche che hanno chiesto buon senso e buona amministrazione, il sindaco si piega alla realtà e alla legge, riconoscendo fra l’altro la falsità delle sue dichiarazioni che indicavano i Sinti come dei ricconi con ville e jacuzzi.

Lo fa probabilmente anche a seguito di una sentenza del Tribunale di Busto Arsizio che, pur rimandando al TAR, dice chiaramente che l’amministrazione ha attuato uno sgombero senza emissione di provvedimento, che lo sgombero è eccedente da quanto reso necessario dal ripristino della legalità, che deve comunque essere assicurata la tutela dei bisogni e degli stili di vita di una minoranza, che era ed è necessario individuare soluzioni alternative.

Altro che il 3-0 evocato dal sindaco. E’ un 5-0. Ma a perdere sono i cittadini gallaratesi, e fra essi i più bisognosi di aiuto. Perché purtroppo, checché ne pensi il sindaco, non è una partita di calcio.

Sinistra per Gallarate – Liberi e Uguali Gallarate

La denigrazione a coprire la propria banalità

27 gennaio 2019

Non ce la fa il sindaco di Gallarate a dare un’argomentazione, una risposta, a esprimere un pensiero, una progettualità, un’idea di città.

L’unica cosa che gli viene bene, anche mediaticamente, è quella di denigrare chi la pensa diversamente da lui. Così ha sbeffeggiato ancora una volta, con un video sulla sua pagina FB, i Sinti di Gallarate e chi con loro ha manifestato per una città giusta, che non discrimina fra i propri cittadini.

Io sono nel calderone degli insulti, con altri e altre. Da radical chic declassata a “poveraccia”, definita nanetta cicciona, ora portata al libero insulto su facebook ai servi del re, che devono pure avere qualcosa in pasto per non accorgersi di tutti i problemi non risolti della città, delle mafie che la abitano, degli affari che la costruiscono.

Un re nudo, però. Perché tutta quella supponenza, quella prepotenza, quella arroganza, nascondono una enorme fragilità: l’incapacità di andare oltre l’insulto e usare quella peculiarità umana che è il pensiero.

E’ con il pensiero che si riconosce il bene dal male, le bellezze del mondo dalle sue brutture, che si ha capacità di giudizio morale. Altrimenti resta solo la banalità. La banalità del male, la banalità del sindaco.