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SINTI: per chi vuole capirci qualcosa

7 dicembre 2018

LA STORIA

Le famiglie Sinti vivono in via Lazzaretto dal 2007, in un campo appositamente destinato dal comune di Gallarate.

L’amministrazione Mucci (centrodestra e Lega) nel 2007 li ha trasferiti lì, per spostarli da Via De Magri (zona mercato) dove prima vivevano con le stesse casette mobili oggi distrutte. Già allora una sentenza del TAR aveva stabilito che essendo cittadini italiani e gallaratesi, il comune non poteva espellerli dalla città.

L’accordo tra Sinti e amministrazione venne concluso con la sottoscrizione di una convenzione annuale e la promessa che quella sarebbe stata la sistemazione definitiva del campo. I Sinti si sono fidati della promessa del sindaco e dei massimi esponenti delle forze politiche. E hanno fatto male. Ricordiamocene quando i nostri pregiudizi ci fanno dire che gli “zingari” truffano. Qui i truffati sono loro.

Rimangiandosi quanto concordato, venne poi attivata la procedura di sfratto, diventata esecutiva nel 2011.

Nel frattempo era cambiata amministrazione. La giunta Guenzani (centro sinistra), di cui ho fatto parte, ha deciso di non procedere con lo sfratto e lo sgombero delle persone dal campo. Benché quel campo ai margini della città, senza servizi, non fosse certo l’ideale, si è concordato che non si potevano lasciare delle persone senza casa senza potere loro offrire una alternativa. Sarebbe stata disumano e inutilmente costoso per le casse del comune. Avevamo torto, visto i fatti di questi giorni?

Per non lasciare le condizioni così come erano all’infinito, abbiamo scelto di progettare un percorso di inclusione sociale, necessariamente più lungo dell’usare una ruspa, ma decisamente più risolutivo. Alle famiglie Sinti è stato chiesto di rispettare l’obbligo scolastico dei minori, questione su cui il comune non avrebbe accettato inosservanze. Su sollecitazione delle ACLI cittadine, l’amministrazione ha poi sostenuto un progetto di studio al campo. Per anni, ogni settimana, dei volontari si sono recati al campo per aiutare nello studio e nei compiti. Non si è trattato di semplice assistenza, ma della chiara volontà di trasformare l’obbligo scolastico in un diritto, in una possibilità di inclusione sociale e lavorativa, di dare finalmente la possibilità di un futuro.

L’amministrazione poteva fare di più? Certo, anzi dovevamo fare di più. Ma rivendico come necessaria e utile la scelta di evitare lo sgombero.

OGGI

Poi è arrivato Cassani che ha deciso (e poi fatto) lo sgombero. Lo ha fatto con una prima delibera di giunta che spostava in bilancio 49.000 euro dalla manutenzione delle scuola allo sgombero e distruzione delle case mobili dei Sinti. Lo ha fatto con una campagna di propaganda costruita ad hoc, piena di falsità. Come è ormai accertato, non c’era nessuna jacuzzi e neppure nessuna villa. Ma ormai tutta la città ne parlava, come fossero esistite. E i gallaratesi, molti dei quali con l’acqua alla gola perché colpiti dalla crisi, non ci hanno visto più: non pagano le bollette dell’acqua e hanno la jacuzzi? Indifendibile. Se fosse stato vero, avrebbero avuto ragione. Peccato che era ed è una menzogna volutamente costruita dal sindaco per creare un clima a lui favorevole.

LA REALTA’

La realtà è che la povertà di quelle casette è sotto gli occhi di tutti. Tolto il polistirolo che le ricopriva, si sono rilevate per quelle che erano: container. E la famosa jacuzzi era solo un piscina rattoppata.

Il sindaco ne ha approfittato per farsi bello col papà (politico) Salvini, in cerca di una candidatura alle prossime elezioni europee, dopo che gli è saltata la candidatura alla segreteria della Lega e alle elezioni politiche a causa dell’affaire Lonate, ovvero dell’arresto dell’ex sindaco di Lonate Pozzolo con le accuse di concussione, corruzione e abuso d’ufficio, accuse che hanno coinvolto anche la sua compagna Orietta Liccati, scelta da Cassani come assessora all’urbanistica di Gallarate.

CHI PAGA?

La personale campagna di Cassani la paghiamo tutti noi. In termini di umanità e diritti negati. In termini economici. Fra costi dello sgombero, di bonifica dell’area, di assistenza alle famiglie Sinti, ai minori e agli anziani, la cifra di 400mila euro è del tutto realistica e probabilmente insufficiente.

DOMANI?

E’ ormai evidente che il sindaco sperava che i Sinti spaventati se ne andassero (e il fatto che sono ancora qui significa che davvero non avevano dove altro andare) e che reagissero con violenza per additarli come delinquenti da cacciare. Se si fosse preso la briga di conoscere quelle famiglie, avrebbe da subito saputo che non sono né violenti né delinquenti.

Il sindaco avrebbe da prima dovuto pensare a come risolvere un problema che stava direttamente e attivamente creando. Non lo ha fatto. C’erano (e ci sono) fondi europei e nazionali per trovare soluzioni abitative alle famiglie Sinti. Il sindaco avrebbe dovuto attivarsi prima dell’emergenza, se il suo obiettivo fosse stato di amministrare e non di cercare una candidatura alle europee.

Ma tant’è. Quel che è fatto è fatto.

Adesso serve trovare una soluzione con le famiglie Sinti, riconoscendoli quali quei cittadini che sono. Trovare delle risorse, proponendo progetti che possano essere finanziati anche con risorse esterne al comune.

Non è possibile lasciare quelle famiglie in albergo sia per i costi che il comune sta sostenendo (che potevano essere destinati per altri bisogni), sia perché gli stessi Sinti non vogliono vivere in un albergo, dove si è dipendenti per tutto e si è resi passivi, ospiti invece che cittadini.

Se Cassani non ha il coraggio di riconoscere i propri errori, lo spingano i cittadini e le cittadine una trovare una soluzione.

 

 

 

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A chi giova lo sgombero dei Sinti?

21 novembre 2018

A PARTIRE DAL 23 NOVEMBRE, LE FAMIGLIE SINTI GALLARATESI RESIDENTI IN VIA LAZZARETTO POTREBBERO ESSERE SGOMBERATE.

Si è detto di tutto: che hanno ville e piscine, che sono ricchi, che hanno altre case e altri terreni. Per questo allora vivono nelle roulotte, ai margini della città? Quale ricco lo farebbe?

I Sinti non hanno né jacuzzi, né pavimenti in porfido. Hanno solo tentato di rendere vivibile un’area ai margini dell’autostrada, priva di servizi, infestata da erbacce e topi, dove erano stati collocati nel 2007 proprio dall’Amministrazione comunale, con la promessa di lasciarli rimanere. Chi ha imbrogliato chi? Chi è il truffatore?

La domanda più ragionevole da porre è A CHI GIOVA?

Non agli altri gallaratesi, che da settimana prossima vedranno circa 100 persone spostarsi da un quartiere all’altro della città. Perché le famiglie sono gallaratesi e a Gallarate devono rimanere. O il sindaco pensa di scaricare le emergenze sui comuni vicini?

Non agli altri poveri. Anzi, andrà ad aumentare la schiera di coloro che non possono permettersi di affittare una casa e per i quali le case popolari non bastano. I Sinti possono mantenere le loro case mobili regolarizzando la loro posizione urbanistica. Perché si impone loro di concorrere per una casa in muratura con altri cittadini, che invece mai vivrebbero in una roulotte?

Non alla legalità, che va costruita nella giustizia e nell’equità (senza due pesi due misure su base etnica). Costruita, non sgomberata.

Non all’integrazione. Lo sgombero impedirà ai bambini e alle bambine di frequentare la scuola, come ora fanno. Impedirà loro di costruirsi un futuro, magari differente dall’attuale.

Questo il comunicato delle associazioni gallaratesi Sinti di via Lazzaretto. Appello delle Associazioni

e il volantino VOL SINTI 21 11 18

ospedale unico, accordi riservati

19 novembre 2018

Comitato per il diritto alla salute del varesotto 

Veniamo a sapere dalla Prealpina di ieri e di oggi che il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, in un incontro riservato con i sindaci di Busto Arsizio e Gallarate e un ristretto numero di interlocutori, ha rassicurato gli intervenuti sulla volontà politica della regione di avviare nei prossimi mesi la progettazione dell’ospedale unico Busto-Gallarate.

Perché dovremmo credere alla dichiarazione di Fontana, già ampiamente smentito dai fatti?

I fatti

Tra l’estate e l’autunno dello scorso anno Regione Lombardia (11/09/2017), i comuni di Busto Arsizio (03/08/2017) e di Gallarate (03/08/2017), ASST della Valle Olona (30/08/2017) e ATS Insubria (30/11/2017) deliberarono l’approvazione di un “Protocollo d’Intesa finalizzato alla promozione di un Accordo di Programma per la realizzazione del nuovo ospedale di Busto Arsizio e Gallarate” nel quale:

1) Regione Lombardia si impegnava a svolgere “le attività di propria competenza al fine di addivenire alla promozione dell’Accordo di Programma entro 60 giorni dalla sottoscrizione del presente protocollo”;

2) Si stabiliva che “Il presente Protocollo avrà durata di 12 mesi. Alla scadenza il presente Protocollo cesserà di avere efficacia e le Parti resteranno libere da ogni impegno assunto in relazione al contenuto degli accordi oggetto del presente atto.

L’anno di validità del Protocollo sta volgendo al termine. Quello che un anno fa era stato previsto di fare entro due mesi non è stato ancora fatto. Nulla di concreto è successo, eppure i responsabili politici non si sono risparmiati nell’elargire dichiarazioni.

Le dichiarazioni

Nel giugno 2018 il presidente Fontana ha dichiarato pubblicamente, insieme all’assessore Gallera, la propria volontà di procedere verso l’Accordo di Programma.

Un mese fa l’assessore Gallera ha dichiarato che i ritardi “sono dovuti a un fatto tecnico: definire i finanziamenti nel bilancio regionale. Nel mese di ottobre si volterà pagina, la delibera è pronta.” (La Prealpina, 14 ottobre 2018, pag. 26).

Ottobre è passato ma la delibera, evidentemente, non è ancora pronta.

Ora, l’ennesima dichiarazione sull’imminente avvio dell’iter per la progettazione e realizzazione del nuovo ospedale, questa volta rilasciata da Fontana in un incontro riservato, viene fatta filtrare attraverso la stampa. Da chi? Perché? Si sta aprendo la campagna elettorale per le europee? Perché dovremmo credere a Fontana?

La domanda più importante

Perché i governanti di Regione Lombardia reiterano periodicamente dichiarazioni sulla volontà di costruire l’ospedale unico Busto-Gallarate, a cui poi non danno seguito?

Temiamo che l’annuncio continuo di un nuovo ospedale unico Busto-Gallarate, oltre a dare visibilità nei periodi di campagna elettorale, possa giustificare il graduale ma continuo demansionamento di quelli esistenti, a tutto vantaggio delle strutture private. E’ questo il disegno di Regione Lombardia?

La proposta

Perché ogni nostro dubbio sia fugato, ma soprattutto perché sia restituita a cittadine e cittadini la parola su un tema di interesse vitale come quello della salute, chiediamo che Regione Lombardia e i comuni afferenti all’ASST Valle Olona aprano un percorso pubblico di approfondimento dei problemi reali del sistema socio-sanitario a livello territoriale e di elaborazione di soluzioni praticabili rispondenti ai bisogni di salute della popolazione. Non è detto che tra le priorità ci sia l’ospedale unico.

Comitato per il diritto alla salute del varesotto

15 novembre 2018

NO PILLON sabato 10 novembre (anche a Varese)

6 novembre 2018

Sabato 30 novembre si terranno in tutta Italia, una anche a Varese (ore 17 – piazza del Garibaldino) le manifestazioni NO PILLON, contro il decreto che vuole riformare l’affido dei figli in caso di separazione e le modalità del loro mantenimento, dopo l’allarme lanciato dai centri antiviolenza e dalle associazioni che si occupano dei diritti delle donne e delle pari opportunità.

Il disegno di legge introduce, alla ricerca della “bigenitorialità perfetta”, l’obbligo della mediazione familiare per le coppie con figli in caso di separazione, con spese a carico della stessa coppia (da 6 a 10 incontri al costo di 50 /100 euro a seduta per un giro d’affari di 77 milioni l’anno). E, guarda un po’, il senatore leghista Pillon, primo firmatario del disegno di legge, è proprio un mediatore e ha uno studio che si occupa di mediazione familiare.

Ma il senatore non è solo un mediatore familiare, con un palese conflitto di interessi con la proposta fatta. Pillon è anche un organizzatore del Family day, colui che ha dichiarato che se una donna vuole abortire “glielo impediamo”, che si oppone alle unioni civili, che considera famiglia unicamente quella composta da una donna e un uomo, che vuole il matrimonio indissolubile.

E con il suo disegno di legge, vuole imporci questa visione tradizionale e patriarcale della famiglia.

Ad essere colpite saranno le coppie più povere, disincentivando la separazione. Si colpirà chi nella coppia ha il reddito più basso, solitamente la donna che per la cura dei figli rinuncia alla carriera professionale, chiede il part-time, riceve a parità di lavoro comunque un salario inferiore (come molte ricerche ormai hanno dimostrato con dati reali e oggettivi).

Così, rovesciando alcuni capisaldi in materia di separazione e divorzio in coppie con minori, si sostituiscono le storture esistenti con altre peggiori: via l’assegno per il mantenimento del figlio, obbligo della mediazione familiare, introduzione della bigenitorialità perfetta, ossia la divisione a metà del tempo passato dai figli con i genitori.

Il leit motiv ripetuto nel ddl Pillon è di mettere al centro il bambino. Ma è un falso. Il figlio e la figlia restano completamente inascoltati, diventano un oggetto da dividere a metà e il centro del conflitto che spesso accompagna una separazione. Tutto il contrario di quello che servirebbe loro.

Ma c’è di più. Sono le donne che subiscono violenze e maltrattamenti a essere le più penalizzate. Tant’è che c’è persino l’ipotesi di accorpare il ddl Pillon con il ddl presentato da Paola Binetti, cioè quel disegno di legge che vuole modificare il codice penale, riconoscendo i maltrattamenti solo quando sono sistematici (mentre attualmente il maltrattamento è riconosciuto reato quando ha la caratteristica dell’abitualità, che non significa sistematicità).

Nella violenza domestica il maltrattamento non è mai continuo. E’ tipico l’alternarsi dei comportamenti violenti a momenti di luna di miele e pentimento. Prevedere che la violenza sia sistematica per essere reato, significa annullare il fenomeno. E costringere persino la moglie che ha subito violenza a incontrare il marito violento, da cui vuole finalmente separarsi, nei colloqui obbligatori della mediazione.

IL SINDACO CASSANI TUTTO IMPEGNATO NEL VOLERE METTERE LE FAMIGLIE SINTI SOTTO UN PONTE, PERDE RISORSE REGIONALI PER AFFRONTARE L’EMERGENZA ABITATIVA

18 ottobre 2018

In una città dove il numero delle famiglie sfrattate o a rischio sfratto continua a crescere, dove il numero delle case popolare resta del tutto insufficiente a garantire il diritto alla casa, il sindaco decide di impiegare tempo e soldi per mettere in mezzo a una strada altre famiglie gallaratesi che vivono, o più spesso sopravvivono, nelle roulotte di via Lazzaretto.

Nel fare questo, dimentica di realizzare il nuovo Piano di zona dell’Ambito distrettuale nei tempi stabiliti dalla Regione, perdendo una premialità di 30.000 euro che avrebbero probabilmente fatto comodo ai servizi sociali (DGR 7631 del 28/12/2017). Non utilizza tutte le risorse regionali per l’emergenza abitativa (perdendo 9.000 euro di premialità – DGR 606/2018), che potevano essere usate per aiutare alcune famiglie per evitare lo sfratto, chi ha una casa all’asta perché perdendo il lavoro non riesce più a pagare il mutuo, chi è in pensione e ogni mese deve decidere se fare la spesa o pagare l’affitto.

A guardare gli atti in amministrazione trasparente, neppure utilizza tutte i soldi che il bando Revolutionary Road, finanziato dalla Fondazione Cariplo, ha messo a disposizione della città, per aiutare chi ha perso il lavoro e rischia di perdere anche la casa. Diversamente per esempio della vicina Cassano Magnago, che quei soldi li ha usati, il comune di Gallarate sembra non riuscire a trovare famiglie in difficoltà da aiutare e accompagnare ad uscire dalla crisi che continua a mordere.

Insomma il sindaco tutto preso dal tentativo di lasciare nuove famiglie senza casa, accecato dalla propaganda e dalla smania di essere riconosciuto dal papà Salvini che non lo aveva voluto nella sua segreteria e non lo ha portato a Roma, “dimentica” di aiutare i gallaratesi che una casa già l’hanno persa o rischiano di perderla domani.

La guerra tra poveri d’altra parte funziona se i poveri ci sono. E certo Cassani sta lavorando perché i poveri in Gallarate aumentino.

Liberi e Uguali Gallarate

Più inquinati e meno curati

27 settembre 2018

Due sono scelte che il sindaco di Gallarate sta prendendo davvero rilevanti per la città e noi cittadini/e.

La prima: la chiusura dell’ospedale di Gallarate in favore dell’ospedale unico di Busto Arsizio, con riduzione di posti letto rispetto a quelli oggi esistenti come ormai ammettono anche ASST e Regione Lombardia (con le conseguenze facilmente immaginabili su liste di attesa e qualità della cura).

La seconda: prolungare ancora il funzionamento dell’inceneritore ACCAM fino al 2027. E anche oltre.

Insomma, meno curati e più inquinati.

I forni di ACCAM dovevano spegnersi entro il dicembre 2017, la scelta era stata presa.

Poi, con i cambi di amministrazione di Gallarate, Busto e Legnano, si è posticipata la chiusura al 2021.

 La data, rassicurava allora anche il sindaco Cassani, era certa, non era uno stratagemma per tenere in vita un inceneritore che non sta in piedi né economicamente né ambientalmente. Come volevasi dimostrare.

Ora i sindaci di Gallarate e Busto Arsizio vogliono andare al 2027. Anzi preferirebbero togliere proprio una data e fare entrare il privato nell’azienda. Con buona pace della lega bustocca (o almeno parte di essa) che digerisce il rospo senza tanti problemi di indigestione.

La scusa è sempre quella: costa meno mantenere acceso l’inceneritore (nonostante le tariffe di conferimento che poi paghiamo noi cittadini nella TARI siano sempre più alte), che provare a realizzare una diversa gestione dei rifiuti, che potrebbe invece non solo non fare perdere i posti di lavoro esistenti, ma anche produrne di nuovi.

Il problema è che questi sindaci sanno guardare solo appena più in là del proprio naso. Se avessero il coraggio di alzare lo sguardo e provare a difendere i beni e gli interessi comuni, potrebbero facilmente comprendere come la scelta più utile dal punto di vista della salute, dell’ambiente e anche dei costi da sostenere, sia spegnere l’inceneritore e iniziare un ciclo diverso del trattamento dei rifiuti.

Intanto i comitati, chi in questi anni ha continuato a chiedere una gestione dei rifiuti differente, che non inquini e che permetta di recuperare i materiali rigenerabili, sulla base delle esperienze ormai diffuse in Europa e persino in Italia, non si arrende.

Domani ci sarà un presidio a Busto Arsizio (dalle ore 14 – info qui)

Torna la festa di ANPI

29 agosto 2018

Torna anche quest’anno la festa provinciale di ANPI (qui l’evento FB): 3 giorni di incontri, musica e antifascismo.

Che nessuno dica che è roba vecchia: mai come quest’anno l’antifascismo, l’antirazzismo, il tema dei diritti che possediamo in quanto essere umani (diritti che la nostra Costituzione dovrebbe garantire) sono di attualità.

La festa si terrà venerdì 31 agosto, sabato 1 settembre e domenica 2 settembre presso l’area feste della Schiranna a Varese (via Vigevano 26)

Questo il programma dettagliato:

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